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Ai confini. La mostra fotografica di Massimo Cappuccio. Un viaggio tra terre remote e popoli

Trentacinque anni fa, esattamente nel giugno del 1991, tre ragazzi siracusani partirono in bicicletta da Capo Passero con un obiettivo ambizioso: raggiungere Capo Nord, l’estremo settentrionale dell’Europa. Fu un viaggio lungo e faticoso, durato circa tre mesi, durante il quale portarono con sé un omaggio dell’allora sindaco di Siracusa destinato al sindaco di Capo Nord. Un gesto semplice, ma carico di significato. Fu, soprattutto, una grande esperienza di vita. Di quei tre ragazzi, uno non ha mai smesso di viaggiare. Negli anni ha attraversato il mondo in lungo e in largo, visitando oltre ottanta paesi, trasformando progressivamente la passione per il viaggio, la fotografia e il racconto in qualcosa di più di un interesse personale. Massimo Cappuccio, oggi alla soglia dei sessant’anni, è fotografo e autore. Nel corso della sua carriera ha pubblicato più di ottanta articoli su riviste internazionali dedicate all’outdoor e al viaggio, costruendo uno sguardo che unisce esperienza diretta, ricerca e narrazione.

Oggi questo percorso trova sintesi nella sua prima mostra personale: “Ai Confini”. Visitabile dal 18 aprile al 31 maggio 2026, negli spazi dell’ex Liceo Gargallo nello storico quartiere Ortigia  di Siracusa, è un progetto che nasce da oltre trent’anni di viaggi, esplorazioni e incontri, e che prende forma in un racconto visivo dedicato ai luoghi e alle comunità che vivono ai margini geografici, culturali e umano del mondo contemporaneo.

Himba, popolo dell’Africa australe
Nenets, popolo siberiano

Ci sono luoghi in cui il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. E popoli che, pur attraversando il presente, continuano a custodire un equilibrio antico, fatto di adattamento, resistenza e relazione profonda con l’ambiente. Ai Confini” è un viaggio dentro questi spazi. Dalle alte quote dell’Himalaya e del Karakorum, alle steppe ghiacciate della Siberia, fino ai deserti africani e alle coste dell’Oceano Indiano, la mostra attraversa territori estremi e racconta comunità che abitano il limite climatico, geografico, ma anche culturale. Non è un lavoro etnografico, né un semplice reportage di viaggio. È piuttosto una ricerca visiva che prova a restituire il senso della presenza umana in contesti dove tutto appare essenziale.

Karakorum

Ogni immagine nasce da un tempo lento, da un incontro reale, da una relazione costruita sul campo. Il percorso espositivo si articola come un attraversamento: una sequenza di immagini che mette in relazione ambienti e volti, paesaggi e gesti quotidiani. Non c’è una gerarchia tra luoghi e persone: tutto contribuisce a costruire una narrazione fatta di contrasti e continuità. Dalle temperature estreme della tundra in Siberia alle dune desertiche, dai villaggi himalayani oltre i 3.500 metri fino alle comunità nomadi e costiere, emerge un filo comune: la capacità di vivere in equilibrio con condizioni spesso limite.

La mostra include immagini realizzate in diversi contesti del mondo, tra cui: Himalaya (Sherpa e Nubri), Karakorum (Hunza), Siberia (popolazioni Nenets), Africa australe (Himba, Boscimani), Madagascar (popolo Vezo). Inoltre, durante il periodo della mostra, sono previsti eventi collaterali quali incontri e approfondimenti con ospiti del mondo della fotografia, del viaggio e della cultura. Durante il periodo della mostra sono previsti incontri e serate di approfondimento con ospiti del mondo della fotografia, del viaggio e della cultura.

Autore

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