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Ara Pacis. Pace e propaganda

La Pax Romana è giunta ai posteri grazie ad una capace e attenta azione propagandistica di Ottaviano Augusto, il primo degli imperatori; la pace come valore assoluto, il dono più prezioso per il popolo romano afflitto da un lunghissimo e cruento periodo di guerre civili, dallo scontro tra gli optimates di Silla e i populares di Mario fino al duello finale tra Ottaviano e Marco Antonio ad Azio.

Il relitto archeologico incaricato di recapitarci questo importante passaggio della storia è un altare in marmo realizzato tra il 13 e il 9 a.C. e che è riemerso in più riprese dal XVI secolo fino alla fine degli anni Trenta del XX secolo in Campo Marzio a Roma. I frammenti ritrovati nel corso di scavi consegnarono agli archeologi e agli studiosi di arte una preziosa e raffinata testimonianza della capacità del potere di raccontare una idea più che la realtà, la suggestione che Ottaviano era l’uomo della provvidenza in grado di ripristinare l’ordine e la pace. Anche se le opinioni degli storici non sono unanimi nell’attribuire a Ottaviano questo merito di pacificatore in senso assoluto, quello che certamente è interessante sono le modalità attraverso le quali questi valori furono abilmente propagandati.

L’Ara Pacis faceva parte di un più ampio organismo, l’Horologium Augusti, che comprendeva anche l’obelisco attualmente in piazza di Monte Citorio, una meridiana e l’ara, appunto, che era collocata nei pressi di San Lorenzo in Lucina nelle adiacenze dell’attuale via del Corso. Il monumento celebrativo, originariamente riccamente colorato, si presenta nelle vesti di un’ara o altare votivo all’antica. Ricalca infatti la configurazione di una mensa sollevata su gradini e circondata da un recinto sacro proprio dei templi augurali della Roma pastorale dei primordi: l’interno del recinto descrive uno steccato basso sormontato da ghirlande, bucrani e phiàlai, recipienti concavi e bassi usati nei rituali, simboli di una civiltà legata alla pastorizia e all’agricoltura.

È netta quindi la scelta di non affidare la comunicazione della celebrazione della pace all’intermediazione di una divinità costituita in una classica aedes o tempio, ma piuttosto offrire direttamente i sacrifici su di un altare delle origini che proponesse, seppur in chiave monumentale e con i materiali della nuova Roma di marmo di Ottaviano Augusto, un ritorno a quelle origini nelle quali veniva individuata l’età delle più elevate virtù del popolo romano. Non, quindi, in un tempio di ispirazione greco-etrusca, rappresentativo di civiltà sottomesse da quella romana dei mos maiorum; ma come spesso accade la coerenza formale cede il passo alle necessità di essere efficaci e leggibili. Ecco, quindi, che nella composizione della parte esterna il recinto cambia riferimenti stilistici contraddicendo almeno in parte la volontà di esaltare la semplicità e l’essenzialità dei primordi utilizzata per la mensa e per l’interno. Nel registro alto, infatti, la processione sacra viene rappresentata prendendo chiaramente come modello la miglior tradizione della classicità greca del fregio ionico della cella del Partenone di Fidia.

Le figure procedono serrate ma con una resa naturalistica dei corpi, delle espressioni, dei movimenti e dei panneggi. I volti sono però ritratti con autenticità come nella miglior tradizione artistica romana; è necessaria la loro immediata riconoscibilità lasciando da parte qualsiasi tentazione di idealizzazione o di eroicizzazione. La composizione è raffinata, ben distante da quella tradizione vernacolare che riemergerà in fase tardo imperiale e che diverrà poi una delle matrici dell’arte alto medioevale. L’atmosfera è solenne, i ruoli sono ben definiti, gli indumenti connotano la funzione dei partecipanti con Ottaviano Augusto riconoscibile per la corona d’alloro. Lo seguono i familiari in ordine dinastico, la famiglia allargata di Ottaviano si mostra al completo, in una concordia che nella realtà non vivrà mai e che finirà tragicamente con la scomparsa di tutti i fanciulli eredi che amorevolmente sono stati rappresentati a significare proprio la continuità della casata.

Questo racconta il fregio nel registro superiore del lato sud: una storia familiare e al tempo stesso di potere che travolse tutti i personaggi rappresentati portando infine al successo di Livia con il passaggio dell’impero al riluttante figlio Tiberio.

Un anelito di unità, di ordine, di continuità che anche il registro inferiore con la rappresentazione di una natura che, minuziosamente descritta nei celebri girali d’acanto dove compaiono decine di specie vegetali, sembra anch’essa obbedire al nuovo ordine dell’era di Augusto e riecheggiare i versi dei poeti Virgilio e Orazio. Saranno proprio i girali d’acanto, le ghirlande di fiori e frutta e i bucrani i protagonisti indiscussi, gli ispiratori imperituri degli artisti dei secoli successivi.

Sui fronti est e ovest invece il racconto narra, attraverso quattro pannelli, della gens Iulia con l’avo Enea, figlio di Venere, che sacrifica ai Penati in presenza del figlio Ascanio, Iulo, e poi a fianco con la lupa che allatta Romolo e Remo presso il lupercale sorvegliata da Marte e Faustolo. Sul lato opposto è l’esaltazione della pace e della prosperità che vengono rappresentate: la Dea Roma siede su di una catasta di armi a significare che Roma ha prevalso e che ora non è più tempo di guerre e a fianco l’età dell’oro, Saturnia Tellus, stringe in braccio due putti e delle primizie circondati da due ninfe che simboleggiano la prosperità anche nei cieli e nelle acque.

Sintesi ineffabile della capacità e della volontà del primo imperatore di incarnare l’ideale a cui tutte le società anelano, pace e prosperità, l’Ara Pacis dimostra come l’arte al servizio della propaganda sia efficace e capace di immortalare gli ideali di una epoca lontana, ma anche così vicina.

Testo e fotografie di Cesare Castagnari

Autore

  • Laureato a pieni voti in architettura presso l'Università degli Studi di Firenze nel 1995, architetto professionista dal 1996, ha ottenuto l'abilitazione come Guida Turistica Nazionale nel 2019. Docente di Storia dell'Arte e disegno nei Licei.

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