Nella recente conferenza “Arte e Cervello – Anatomia della creatività” svolta alla Società Economica di Chiavari (GE), il professor Angelo Franzini, neurochirurgo, ha analizzato quali siano le aree cerebrali che si attivano nella creatività artistica e quale ruolo svolgano nel sistema di interconnessione neuronale.

«Fino a circa 400 anni prima di Cristo l’uomo si è chiesto dove fosse la sede dei sentimenti, della creatività, dei concetti e dell’essere. Aristotele, per primo, ha posto tutto questo nel cuore secondo una teoria cardiocentrica in cui tutto veniva dal cuore e il cervello era limitato alle funzioni dei movimenti. Solo dopo circa 400 anni Galeno ha ribaltato tale situazione e ha affermato che tutto ciò che riguardava i movimenti più elementari fino ai sentimenti, alla creatività e ai concetti superiori, era situato nel cervello. La teoria cardiocentrica di Aristotele ci influenza tuttora, come quando usiamo i cuoricini per esprimere qualcosa che ci piace oppure quando definiamo qualcuno privo di sentimenti come “cuore di pietra”, perciò Aristotele è arrivato fino a noi.»


«In realtà il cuore è una pompa idraulica che funziona in maniera autonoma dal cervello e non ha a che fare con i sentimenti e con la creatività, ossia con le funzioni psichiche. Cosa si attiva, dunque, durante una realizzazione artistica nel campo delle arti visive? Nella ricerca scientifica sono stati scelti dei pittori professionisti e sono state fatte vedere loro delle immagini, dei quadri, per cercare di capire cosa si attivasse nelle loro aree cerebrali e poi è stato chiesto loro di delineare un nuovo quadro, una nuova opera artistica. Rispetto al vedere le opere artistiche già realizzate e al pensare a quella nuova che stavano facendo, per sottrazione, si è notato che si attivavano delle reti, piccole aree di neuroni connesse tra di loro nell’emisfero dominante e, soprattutto, nella parte frontale sinistra dell’emisfero dominante dato che questo studio è stato effettuato su pazienti destrimani. Eseguendo degli studi sulla connettività, cioè quando il cervello crea le connessioni fra queste aree, si è notato che durante la fase della connessione visiva di un’opera d’arte si attivano tutte le connessioni, mentre in condizioni normali non si attivano assolutamente. Quindi si realizza una massiccia attivazione di connessioni verso il lobo frontale sinistro durante la fase creativa di un’opera d’arte.»

«Abbiamo così localizzato queste aree legate alla creatività nel lobo frontale sinistro, ma cosa succede invece nella creazione scientifica? In una ricerca di studi scientifici sono stati scelti degli scienziati, sono stati effettuati dei calcoli e poi è stato chiesto loro di progettare un nuovo sistema scientifico. Durante la risonanza magnetica questi soggetti hanno avuto una creatività logica e si è visto, con grande sorpresa, che le stesse aree che si attivavano nella creazione artistica venivano ugualmente attivate nei ricercatori scientifici quando elaboravano la loro ricerca. Quindi la creatività artistica e la ricerca scientifica, ossia la logica, hanno esattamente le stesse strutture e sono le stesse zone cerebrali che si attivano. Aristotele, pur pensando che tutto avvenisse nel cuore, aveva però compreso già all’epoca che l’arte è una forma di conoscenza non logica, ma che è l’analogo della scienza. Ossia Aristotele, che è stato il fondatore della logica, ha concluso che la creatività artistica e la creatività logica sono in realtà la stessa cosa.»

«Sono stati effettuati degli studi, sempre di risonanza magnetica, che misurano il volume delle strutture cerebrali e si è visto che nel cervello di artisti professionisti, verso i non artisti, esisteva addirittura una differenza volumetrica di queste stesse strutture. Nell’artista il volume di alcune strutture del cervello, che contengono questi neuroni in connessione tra di loro, presentano un aumento di volume dimostrando così che il cervello di un artista professionista è morfologicamente diverso da quello di un non artista. Il cervello può ricreare la funzione della creatività artistica così come una rete con interconnessioni e questo è il concetto fondamentale di plasticità neuronale. È stata inoltre descritta dalla ricerca scientifica la sindrome di Stendhal dato che lui stesso, osservando un quadro a Firenze, ha avuto una reazione neurovegetativa di svenimento che è stato inizialmente attribuito alla sua attività cerebrale, però in seguito sono stati descritti e si sono verificati casi simili nel resto del mondo. Questa sindrome è una reazione del sistema nervoso neurovegetativo che si attiva in seguito a stimoli visivi di un quadro che ci colpisce particolarmente per la sua bellezza.«

«Tali input arrivano a stimolare la faccia mediale dell’emisfero che rappresenta proprio il rapporto strettissimo con quelli che sono i centri che regolano il sistema nervoso autonomo neurovegetativo, tra cui l’amigdala e l’ipotalamo: può essere che l’attivazione acuta e violenta di questi centri possa poi stimolare il sistema neurovegetativo. Questo fenomeno è importante perché significa che, tramite degli input che provengono dall’esterno, possiamo modificare la connessione cerebrale e da questi risultati si evince che noi esseri umani usiamo il nostro cervello al 100%. L’arte non ha tempo e non esiste nessuna differenza fra il cervello maschile e quello femminile.»
di Isabella Puma
Immagine in copertina: Elisa da Pixabay
