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Castoro Piero

Pur avendo frequentato un corso di sviluppo e stampa nel Magistero d’Arte di Firenze negli anni 1968-69  ho iniziato a fotografare tardi: nel 1978, a 28 anni. Negli anni, oltre all'interesse per i fenomeni artistici in senso lato, sono sempre stato aggiornato sul panorama fotografico nazionale e internazionale. La mia attività lavorativa è stata l'insegnamento praticato per 40 anni a Como e provincia, a cui parallelamente o quando i tempi lo permettevano, ho affiancato la mia ricerca fotografica che prevalentemente ha riguardato reportage sia in Puglia che in Lucania, oltre che la Lombardia in cui da sempre risiedo. Lavoro costantemente da anni a un lungo progetto riguardante le vie di comunicazione e il territorio fra i centri di Como-Saronno-Varese, con approfondimento su specifici centri minori poco noti o assenti da qualunque ribalta mediatica. Non è una ricerca nostalgica del come eravamo o sul “bello” ma un evidenziare similitudini, differenze, funzioni, lavoro umano, contrasti, particolari, materiali, stratificazione di stili, del ciò che si incontra e che spesso per abitudine non si guarda più. Il tutto costituisce una mappatura visiva che diventa memoria, memoria di luoghi in perenne trasformazione in una regione ad alta densità abitativa e industriale. Fatte le debite proporzioni, in parte ho fatto mie le celebri parole di Diane Arbus; “molto spesso si vedono le cose solo dopo che sono state fotografate”...  e le altre di Picasso “io non cerco, trovo”. Per ciò che attiene alla rappresentazione paesaggistica e documentaria sia urbana che extraurbana, senza dubbio la scuola fotografica americana dei Weston, Adams, Minor, White, Dorothea Lange ecc. mi ha affascinato decenni fa e costituisce sempre riferimento nel corso del tempo. Ma poi è arrivata l'onda culturale degli anni '60 che ha evidenziato in maniera prorompente il connubio fra diverse forme espressive quali poesia, letteratura, musica, fotografia,grafica, pittura, cinema, video, connubio esistente da sempre ma in quegli anni letteralmente esploso. Su tutto ciò sono state scritte tonnellate di parole, non saprei proprio cosa aggiungere. Per l'Italia  mi avevano affascinato Giacomelli, Cresci, Franco Fontana per aver sdoganato il colore e Luigi Ghirri per quasi tutto il resto, Ugo Mulas sul versante “concettuale” .ma è molto riduttivo fermarmi qui perché il panorama è vasto così come gli impieghi della fotografia. In anni recenti L'Arcvhivio dello Spazio promosso dalla Provincia di Milano ha costituito un valido esempio di osservazione e documentazione fotografica del territorio. Stesso intento e progettualità che si riscontrano nella costituzione dell'AFI a Castellanza (VA). Personalmente ritengo la fotografia un linguaggio espressivo autonomo, molto versatile e dalle infinite possibilità e declinazioni. A tale riguardo, possiedo inoltre un corpus di immagini che divergono dal tipo di impostazione documentaristica, in quanto presuppongono un approccio più creativo o quanto meno una visione poco usuale nei confronti di certe realtà oggettuali di facile reperimento, in quanto oggetti comuni.