Vivere una parte della nostra esistenza esplorando gli ambienti e la vita celati nell’elemento liquido può offrire notevoli spunti di riflessione. Fidandoci dei nostri sensi, tramite tra noi e il mondo, finiamo per edificare continuamente una realtà che non è uguale per tutti, ma è semplicemente la nostra personale realtà. I sensi sono il nostro mondo. Guardando sott’acqua, i sensi che ancora funzionano nell’elemento liquido ci offrono spettacoli di rara bellezza, ma percepiamo molto poco di ciò che probabilmente esiste nel mare.


Quel poco è già un’immensità per noi, viventi delle terre emerse, che proviamo con fatica a sbirciare in quel pianeta d’acqua dal quale proveniamo. L’uomo è parte di un sistema complesso, costituito da una notevole varietà di modi di percepire e vivere la realtà. Vivere e percepire la realtà del mondo sommerso rappresenta un affascinante viaggio in una dimensione parallela molto vicina alla nostra, dove l’acqua fa la differenza dando vita a un contesto diverso, denso e avvolgente, e dove la luce si propaga diversamente e possiamo muoverci in assenza di gravità osservando da tutti i punti di vista possibili ambienti e biodiversità, con le loro infinite e mutevoli peculiarità.


Per realizzare le tavole che presento in queste pagine ho dapprima imparato a conoscere i pesci, i più dinamici abitanti dei mari, per poi riprodurne la bellezza di forme e cromatismi. Conoscere i pesci significa innanzitutto vivere parte dell’esistenza sott’acqua e osservare: ore, giorni, mesi, anni, continuamente. Fotografando per prendere appunti sull’estetica e la morfologia, sul dinamismo del nuoto e delle posture. Appunti utili per poi dar vita a illustrazioni che passano dal disegno all’uso del colore, elaborando figure che ripropongono la diversità e la bellezza, per esaltare il valore estetico e morfologico.

Rivalutando antichi saperi e studiando le tavole di antichi naturalisti che si impegnavano a fondo nel riprodurre meticolosamente le più strane creature del mare (osservandole una volta morte), ho provato a sfruttare quella sensibilità che l’uomo ha via via dimenticato percorrendo la strada del progresso tecnologico; in sintesi, da osservazioni dirette in natura e appunti fotografici, ho disegnato e dipinto come si faceva una volta, consapevole della forza che un’illustrazione della natura può offrire e della differenza tra fotografia e dipinto/disegno (forme d’arte vicine e diverse, lontane nel modo di offrirsi all’occhio umano).

Il disegno e la pittura erano un tempo espressione del pensiero simbolico e della capacità di astrazione dell’essere umano, anticamente alleato della natura nella quale era immerso. Ma col passare del tempo la catena che collegava l’uomo all’animale si spezzò e con lo sviluppo degli insediamenti urbani l’uomo abbandonò definitivamente il mondo naturale creandosene uno artificiale. Ecco allora che ho pensato fosse quanto mai urgente provare a fornire spunti di riflessione attraverso l’espressione artistica arcaica, non digitale né coadiuvata da moderni strumenti: una forma di arte che tiri fuori nuovamente la forza del rapporto uomo-animale (nello specifico uomini e pesci), per rivalutare e riscoprire tutta la bellezza e l’importanza del mare e dei suoi abitanti. Quando disegno un pesce so che devo partire da una struttura fusiforme, con tutte le variazioni di forma legate alla sua tipologia: ci son pesci stretti e lunghi, grossi e tozzi, alti e compressi ai lati, ce ne sono per tutti i gusti. Dal fuso centrale si dipartono gli arti dei pinnuti: le pinne, con i loro raggi di sostegno e le loro membrane. Il capo e le branchie sono anch’essi estremamente variabili in funzione dell’ambiente in cui vivono e delle abitudini alimentari.

Poi ci sono i pattern, tutti quei disegni che caratterizzano le diverse livree che creano l’aspetto di un pesce, il suo apparire. Livree che cambiano in funzione anche dell’età del pesce, del suo stato emotivo, della stagione e in funzione di ancora altri fattori. Quindi è molto bello rappresentare lo stesso pesce, per esempio, con una livrea notturna e una diurna e apprezzarne le differenze nel confronto diretto proposto da un dipinto. Disegnare la struttura del corpo di un pesce, conoscendone i dettagli anatomici, e poi dar colore alle sfumature dei fianchi nelle infinite sfaccettature possibili, porta alla luce l’arte racchiusa in ogni parte del mondo naturale, che dovremmo ricominciare a osservare e con la quale ci dovremmo confrontare per ritrovare nei stessi.

Sicuramente per disegnare i pesci così come si presentano vivi e nel loro ambiente devi essere un subacqueo ferrato, dedito a un’attività subacquea assidua e concentrata sull’osservazione attenta ai confini tra arte e scienza. Devi perciò trovarti a vivere vicino al mare affinché sia possibile frequentare la dimensione acquorea piuttosto spesso. Presupposti di base fondamentali per approcciarsi a questo studio anatomico e morfologico su animali che vivono in un ambiente dove noi siamo, in un certo senso, estranei. La mia scelta di realizzare tavole naturalistiche che illustrano pesci del Mediterraneo è poi complicata dal fatto che i pesci di questo mare, oltre a essere drasticamente in diminuzione, sono anche difficili da avvicinare per via delle attività umane quotidianamente rivolte nei loro confronti per scopi alimentari. Disegnare a mano libera i pesci del Mediterraneo diventa quindi una vera e propria sfida: un percorso di valorizzazione di un patrimonio che rischiamo di perdere, ancora oggi quasi sconosciuto nonostante l’evoluzione tecnologica e le possibilità offerte dall’uso di attrezzature molto particolari. Disponiamo dei mezzi per conoscere e ri-considerare la natura ma abbiamo perso la curiosità verso l’ambiente, gli animali e quindi, in sostanza, stiamo disconoscendo noi stessi.

L’arte è sempre stata fedele alleata della scienza, compagna costante nel rappresentare quanto la scienza ha provato a spiegare. Sapere che tutta la vita nasce originariamente nel mare e che tra i primi animali del nostro pianeta ci sono stati i pesci, ci porta a comprendere l’importanza della fauna marina e a renderci conto di quanto la nostra vita dipenda dal mare. Nel mio lavoro di divulgatore scientifico e illustratore naturalista faccio uso delle mie tavole per spiegare forma, colore e dettagli di diversi tipi di pesci, animali purtroppo privi di espressione ma non per questo meno attraenti e importanti. In quest’epoca che abbiamo chiamato Antropocene, protagonisti di quella che potrebbe essere la sesta estinzione, proviamo a rivalutare la vita riappropriandoci del contatto con la natura e col mare. L’arte può essere un valido mezzo per ri-orientarsi in questa direzione.

Testo e illustrazioni di Francesco Turano
