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“Ex voto: mater et corpus”. A Bracciano Art Week

In occasione dell’evento Bracciano Art Week che si tiene dal 14 al 18 maggio 2025, la mostra multimediale site-specific di Stefano Iraci “Ex voto: mater et corpus” – allestita nella chiesa della Visitazione – intende esplorare il significato del corpo come simbolo di devozione, promessa e trasformazione, attraverso un percorso immersivo che coniuga arte tessile, pittura, scultura e suono. L’installazione dialoga con la dimensione spirituale del luogo sacro, creando un ponte tra tradizione e contemporaneità, ed è ispirata alla maternità e al ricongiungimento tra terreno e celestiale. Elementi della mostra sono gli arazzi parietali, le pitture su carta, la scultura, l’installazione sonora.

“Ex Voto: Mater et Corpus” rappresenta un omaggio alla forza simbolica del corpo e della fede, in un dialogo tra tradizione e sperimentazione artistica. L’episodio evangelico della Visitazione di Maria ad Elisabetta è il cuore simbolico della mostra, un incontro tra due donne il cui corpo si fa portatore di una promessa straordinaria. Il loro abbraccio è un atto di riconoscimento reciproco, di speranza e di fede. Questa narrazione trova oggi un’eco profonda nella nostra realtà storica e sociale, in particolare nel contesto del conflitto che affligge la Terra Santa, luogo della Visitazione. Israele e Palestina, territori segnati da divisioni, sofferenza e attese, diventano il riflesso di un’umanità alla ricerca di pace e riconciliazione. La maternità, simbolo di continuità e di futuro, assume così una valenza universale, evocando la necessità di una rinascita che passi attraverso il dialogo e la comprensione. Nel contesto dell’Anno Giubilare 2025, dedicato al tema della speranza, la mostra si inserisce come un atto di riflessione artistica e spirituale sulla sacralità del corpo, sulla resilienza della fede e sulla possibilità di nuovi inizi. L’arte, come la preghiera, si fa strumento di meditazione e di connessione tra passato e presente, tra sacro e umano.

L’episodio della Visitazione si colloca nel contesto dell’annunciazione e della nascita di Gesù, all’inizio del Vangelo di Luca. Dopo aver ricevuto l’annuncio dell’arcangelo Gabriele che sarebbe diventata la madre del Messia, Maria si reca  “in fretta” da sua cugina Elisabetta, che, nonostante l’età avanzata, è anch’essa incinta di Giovanni Battista. L’incontro tra Maria e Elisabetta testimonia la realizzazione delle promesse di Dio al suo popolo. La Visitazione è stata rappresentata innumerevoli volte nell’arte cristiana, dal Medioevo al Rinascimento e oltre. Nelle rappresentazioni artistiche, Maria ed Elisabetta spesso si abbracciano o si toccano le mani. Questo gesto simboleggia non solo la parentela, ma anche la trasmissione spirituale e il riconoscimento della presenza divina.

L’arte spesso raffigura la colomba o una luce particolare per indicare la discesa dello Spirito Santo su Maria ed Elisabetta nel grembo. L’episodio della Visitazione di Maria a Elisabetta offre molteplici spunti per tracciare parallelismi, similitudini e analogie con l’attuale situazione storica e sociale. Sebbene si tratti di un evento avvenuto in un contesto religioso e culturale molto diverso dal nostro, i suoi temi universali di solidarietà, speranza, giustizia sociale e riconoscimento reciproco possono essere reinterpretati alla luce delle dinamiche contemporanee. L’incontro tra Maria ed Elisabetta rappresenta un momento di sostegno reciproco tra due donne in situazioni straordinarie. Oggi, possiamo vedere un parallelo nei movimenti di consapevolezza femminile nelle reti di supporto che le donne costruiscono a livello globale per affrontare le difficoltà sociali, economiche e politiche. Movimenti come MeToo o le lotte per i diritti riproduttivi possono essere letti come un moderno “abbraccio” tra donne che condividono esperienze e si sostengono a vicenda. Le crisi umanitarie, come quella delle donne rifugiate o delle madri migranti, riflettono il bisogno di supporto comunitario in contesti difficili, proprio come Maria si reca da Elisabetta per condividere un momento di incertezza e speranza.

La Visitazione avviene in un contesto storico difficile per il popolo ebraico, sotto l’occupazione romana. Tuttavia, l’incontro tra Maria ed Elisabetta è carico di speranza per il futuro. Oggi, possiamo tracciare un parallelo con le situazioni di crisi globale – pandemie, guerre, cambiamenti climatici – dove le comunità cercano segni di speranza e rinascita. La pandemia di COVID-19, ad esempio, ha mostrato la necessità di connessione e supporto reciproco, nonostante le distanze fisiche. Il gesto di Maria che si mette “in fretta” in viaggio per raggiungere Elisabetta può essere visto come simbolo della necessità di connessione umana anche in tempi di isolamento. Il Magnificat di Maria, che proclama l’abbattimento dei potenti e l’elevazione degli umili, può essere letto come un manifesto rivoluzionario che risuona nelle lotte contemporanee per la giustizia sociale, l’uguaglianza economica e i diritti umani. Movimenti per la giustizia sociale come Black Lives Matter, le lotte contro le disuguaglianze economiche, o le proteste contro i regimi oppressivi riflettono il tema biblico della rivalsa degli umili e dei poveri. La crescente attenzione al cambiamento climatico e alla giustizia ambientale può essere vista come una forma moderna del Magnificat, che denuncia il potere distruttivo delle élite economiche e promuove la cura della “casa comune” per i più vulnerabili.

La ricerca di senso in tempi di incertezza: La Visitazione è anche un momento di riconoscimento spirituale. In un mondo sempre più secolarizzato ma anche in crisi esistenziale, molte persone cercano nuovi modi di connettersi spiritualmente con sé stessi e con gli altri. La riscoperta di valori comunitari, spirituali e umani in tempi di crisi, come durante la pandemia o in contesti di conflitto, riflette il bisogno di “visitarsi” spiritualmente, cioè di trovare connessioni autentiche e significative.

Nella Visitazione, le mani tese o unite rappresentano una forma di dialogo silenzioso ma potente tra due donne che condividono un mistero divino. In alcune rappresentazioni, Elisabetta può essere raffigurata nell’atto di alzare la mano verso Maria, segno di venerazione e rispetto, riconoscendo la superiorità spirituale della cugina. Al contrario, Maria può essere mostrata con le mani aperte o in gesto di umiltà, riflettendo la sua sottomissione alla volontà di Dio. La mano è un potente simbolo biblico. Spesso la mano di Dio rappresenta potenza, protezione e guida. Nel contesto della Visitazione, il gesto delle mani delle due donne può simboleggiare l’azione invisibile della mano di Dio che guida la storia della salvezza attraverso loro.

In sintesi, il simbolo della mano nella Visitazione va ben oltre un semplice gesto di saluto o affetto: rappresenta un atto sacramentale che trasmette la grazia, riconosce la divinità presente e rafforza la solidarietà e la comunione tra due donne scelte da Dio per ruoli fondamentali nella storia della salvezza. L’episodio della Visitazione di Maria a Elisabetta si intreccia profondamente con il significato del Giubileo, che ricorre quest’anno come tempo di rinnovamento spirituale, riconciliazione e speranza.

di Emilio Tripodi

Autore

  • Esperto e dinamico professionista con una vasta esperienza in operazioni, di M&A, vendite, marketing e sviluppo del business in vari settori incluso: IT Systems support, Energie Alternative, Publishing e Formazione Professionale. Ha fondato varie aziende ad alto contenuto di tecnologie avanzate nei settori di IT systems support ed energie alternative.
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