L’opera di Rafael Casado nasce dall’incrocio tra arti, territori, immagini, suoni e pulsioni vitali. Formatosi presso il liceo artistico di Roma, prosegue i suoi studi all’Accademia di Belle Arti. Poco dopo iniziano le sue prime esperienze espositive, sviluppate in spazi alternativi della capitale italiana, come pub e locali caratterizzati da estetiche eccentriche. Fin dall’inizio, Casado manifesta una chiara inclinazione a sottrarre l’arte ai suoi luoghi tradizionali, mettendola in dialogo diretto con la vita quotidiana.

Il gallerista Pio Monti lo invita a partecipare alla mostra collettiva Artisti Suonati, che segna un punto di svolta nella sua carriera. In questo contesto si fondono musica e arti visive, accanto a figure di rilievo internazionale come Stefano Di Stasio e Mark Kostabi. A partire da questo progetto, Casado espone in diverse università americane con sede in Italia; una sua opera, presentata presso l’Università Americana di Bologna, viene pubblicata sulla prestigiosa rivista Flash Art, consolidando così la sua proiezione internazionale. Il suo interesse per la musica e, in particolare, per il flamenco lo conduce successivamente a Madrid, dove inizia a fotografare bailaores. Il suo sguardo fotografico attira l’attenzione di La Tasha e Ana Romero, proprietarie dello storico tablao Las Carboneras, che lo coinvolgono in diverse occasioni e lo incoraggiano a esporre il suo lavoro sia in questo spazio sia nella rinomata accademia di flamenco Amor de Dios. Il flamenco diventa così tema, linguaggio visivo e asse concettuale della sua ricerca artistica.

Nel 2016 Rafael Casado si trasferisce a New York. La città, con la sua energia inesauribile e la capacità di generare stimoli costanti, segna una nuova fase della sua produzione. Qui realizza una serie fotografica insieme a Laura Walton, ritraendola mentre esegue la verticale sulle grandi arterie urbane newyorkesi. L’impatto tra l’azione, lo spazio urbano e i passanti risulta così potente da spingerlo a trasferire questa esperienza a Madrid, questa volta con bailaores flamenco come protagonisti: nasce così Flamencas on the Road, un progetto che propone di sottrarre — o liberare — il flamenco dal tablao.

Nello spazio urbano l’obiettivo è chiaro: generare uno scontro tra il bailaor e il passante, tra la tradizione e il contesto cittadino. Attraverso figure strane, ibride e profondamente simboliche, Casado affronta temi quali la discriminazione, l’identità e la differenza. Questo gesto di estrazione del flamenco dal suo spazio canonico trova una delle sue espressioni più significative nell’opera La Torera, interpretata da Soledad Manrique. La fotografia viene selezionata per la Biennale di Arte Concettuale di Genova, dove riceve anche il premio per la miglior fotografia dell’anno, confermando la rilevanza concettuale ed estetica del lavoro di Casado nel panorama internazionale.
E, come non poteva mancare nel suo percorso, Casado è presente anche nella culla del flamenco: il 26 luglio espone a Cadice nell’ambito di un festival dedicato a Camarón de la Isla. L’inaugurazione riunisce importanti figure dell’arte e della cultura di San Fernando, tra cui lo scultore Antonio Mota, autore della più emblematica scultura dedicata a Camarón. Alla mostra partecipa anche la rinomata bailaora Carmela Greco, altra protagonista ricorrente dell’universo visivo di Casado, oltre ad Antonio Canales, che si congratula personalmente con l’artista, confessandogli di seguire il suo progetto da tempo.

Il territorio che Casado abita è un ibrido tra artistico e popolare, urbano e rituale, classico e contemporaneo. Elementi che rimandano a una certa generazione dell’arte spagnola dalle caratteristiche affini. E considerando la sua presenza tanto in Andalusia quanto nella Grande Mela, affiora il richiamo a un’icona della letteratura spagnola. Si potrebbe dunque affermare che un Lorca dei flash è arrivato.

di Luis Martín Sárom – traduzione dallo spagnolo: Rocio Costa
La Estación del Arte – Asociación Cultural
Immagine in copertina: Triptico la Torera (fotografia di Rafael Casado)
