Ha sette anni quando Cristoforo Colombo attraversa l’Atlantico, undici quando Giovanni Caboto raggiunge Terranova e dodici quando Vasco da Gama doppia il Capo di Buona Speranza. Lui è Giovambattista Ramusio e, considerata la temperie culturale in cui abita, il suo interesse per la geografia è quasi scontato. Gli dobbiamo la visione del mondo quale lo conosciamo. E la più grande wikileaks del Rinascimento, ovvero le Navigationi et Viaggi, pubblicato dall’editore Tommaso Giunti in tre volumi nel 1550, 1556 e 1559 a Venezia, città in cui l’arte tipografica eccelle: oltre due milioni di parole e poi mappe, racconti di viaggio, diari di bordo, lettere e documenti riservati raccolti in tre volumi che costituiscono la più ricca collezione di dati geografici sull’orbe terracqueo mai resa pubblica in forma anonima. La storia a questo punto si fa interessante. Eppure dell’autore sappiamo poco. Colpa di una certa riservatezza di carattere connessa con il suo ruolo di funzionario pubblico, che trascorre una vita intera al servizio della Serenissima lavorando instancabilmente dietro le quinte.

Per scoprire qualcosa di più su questa figura emblematica, ma in ombra, ci vuole, non a caso, un giornalista: Andrea di Robilant, un passato da inviato in prima linea per “La Repubblica” e “La Stampa” in Europa, negli Stati Uniti e in America Latina. E un libro in uscita: L’atlante di Ramusio. Vita di un geografo veneziano (traduzione dall’originale inglese This Early Globe. A venetian geographer and the quest to map the world) che, edito da Corbaccio nel 2025, attinge a piene mani alla storia di una città ricca di figure indimenticabili. Se Venezia è per tutti la Serenissima lo deve, in gran parte, a uomini come Ramusio. Così quella che sembrava a prima vista la biografia di un personaggio sconosciuto al grande pubblico, si rivela una finestra su un pezzo di storia (o forse bisognerebbe dire di geografia) europea. Con tanto di colpi di scena. Un po’ romanzo, un po’ inchiesta, il libro in 272 pagine fa rivivere con stile incalzante il fascino di un personaggio complesso. E i suoi segreti. Perché Ramusio resta un mistero anche nella grafia del nome, di volta in volta trascritto come Rannusio, Ramusius, Rhamnusius, Rhamusius.

Di lui non esiste un ritratto. Paolo Veronese lo include in un dipinto di gruppo ma la tela brucia in un incendio nel 1557. Così resta solo un’incisione all’interno del Museum Mazzuchellianum (il catalogo appartenuto al bresciano Giovanni Maria Mazzucchelli): la guardi e ti trovi di fronte ad un uomo sulla cinquantina o sessantina. Barba curata, fronte ampia, testa calva, naso importante. “Ha un’aria decisamente intelligente, uno sguardo attento. Pare una persona di buon senso, di esperienza” dice Andrea di Robilant che lo racconta alle prese con i contemporanei: Pietro Bembo, Alvise Mocenigo, Erasmo da Rotterdam tra gli altri.

L’Atlante è stato di recente presentato in Biblioteca Marciana. Quello nelle prestigiose sale del tempio della letteratura in piazzetta San Marco per Ramusio è un ritorno: durante la carriera di diplomatico e funzionario di alto livello cura personalmente il patrimonio librario cittadino. Non a caso “per il governo veneziano, i funzionari dovevano avere un’ottima conoscenza della storia e della letteratura, e dovevano saper scrivere e parlare bene”. Bei tempi, verrebbe da dire. Eccolo allora, fine umanista ed intellettuale dai molti interessi, in contatto con le menti più eccelse del Rinascimento italiano, di casa tra scaffali e prestigiose collezioni librarie. Alla realizzazione di alcune edizioni contribuisce personalmente, grazie alla frequentazione della bottega del celebre editore Aldo Manuzio, altro personaggio di spicco in laguna. Quando lo sa in partenza in missione diplomatica in Francia al seguito del senatore Mocenigo, il Michelangelo dei libri gli commissiona un incarico particolare. Nell’Abbazia di San Vittore a Parigi è stato rinvenuto il Codex parisinus, raccolta di lettere scritte da Plinio il Giovane all’imperatore Traiano durante il suo mandato in Bitinia. Aldo le vuole. E le ottiene. “Come poi riuscirono a portare via il bottino non è chiaro. Forse l’ottennero attraverso l’abate dell’Abbazia o forse lo sottrassero segretamente con l’aiuto di qualche frate connivente” – si legge nel libro. Fatto sta che il manoscritto arriva a Venezia e viene stampato in anteprima.

Il metodo di acquisizione è piuttosto in voga all’epoca e caratterizza l’operato di Ramusio anche in campo geografico, ambito per lui di grande interesse. Dove, va detto, le informazioni latitano. Un po’ per una certa propensione dei cartografi ed umanisti rinascimentali alla continuità con i classici. Ma soprattutto per il carattere di segretezza che circonda l’argomento. In quegli anni si scopre molto. Ma si racconta poco. “I rapporti di viaggio degli esploratori rimanevano quasi sempre sotto chiave, gelosamente custoditi a Lisbona, Siviglia, Parigi, Londra e naturalmente a Roma, il terminale più importante dell’informazione nel mondo cristiano”. Si temono fughe di notizie e concorrenza nei commerci. La mancata trasparenza genera fake news, più o meno volute, in uno di quei corsi e ricorsi della storia che ricorda molto certa epoca contemporanea. “Di conseguenza le grandi potenze navali che finanziavano i viaggi oceanici avevano sì una visione privilegiata delle terre scoperte dai loro esploratori, ma rimanevano all’oscuro di molte altre. E questo impediva loro di avere una visione più completa del mondo”. Fino a Ramusio che, per via della sua posizione privilegiata e di un’indiscussa lungimiranza, comprende la necessità di uno sguardo d’insieme. Si assume così un compito non facile: disegnare in tre volumi Africa, Asia con la trascrizione dei diari di Marco Polo e Nuovo Mondo.

Per arrivare al successo può contare sulla rete di rapporti che Venezia gli assicura: diplomatici, informatori, amici umanisti in ogni capitale. “Pur di ottenere la conoscenza di cui aveva bisogno il mite e pacato funzionario pubblico usò tutto il suo ingegno politico e la sua astuzia”. Dalle pagine di Andrea di Robilant emerge il ritratto forse più vero di un uomo che possiede le caratteristiche di un moderno agente segreto, unite a un ingegno non comune. Ramusio usa il potere per consegnarci il mondo come lo consociamo. E si fa portavoce di un messaggio sull’universalità e la condivisione del sapere che valica i secoli.
di Antonella Gonella
