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Il ninfeo leccese e la villa di Fulgenzio della Monica

«Gli Italiani – scrisse Jacob Burckhardt ne La civiltà del Rinascimento (1860)- sono i primissimi fra i moderni che riscoprirono e gustarono il lato estetico del paesaggio» (Burckhardt, 1860). Nella Lecce assai nota per la caratteristica e portentosa estetica barocca, recenti e minuziosi lavori di restauro hanno restituito alla comunità lo splendore di un complesso architettonico cinquecentesco. La villa extraurbana di Fulgenzio della Monica, antico sindaco della città (1567-68), fu commissionata nel 1564 con l’idea di dar forma a una sontuosa dimora a due piani, da estendersi su di un vasto territorio oltre Porta San Martino.

Decori murari realizzati con conchiglie, Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Della residenza, riconducibile allo stile dell’architetto Giangiacomo dell’Acaya, nel libro Lecce sacra (1634) Giulio Cesare Infantino ebbe ad annotare: «È sì magnifico il detto Palagio, che senza dubbio vi potrebbe comodamente stantiare qualsiasi gran principe; poiché oltre le regie habitationi così di sopra, come di sotto con spatiosa Sala, bracci di camere, torre, e ogni altra cosa necessaria per habitarvi, vi si veggono  oltre un famosissimo cortile, belli e spatiosi giardini d’arance […] fontane e freschissime grotte per diporto […]» (Infantino, 1634).

Decori murari realizzati con conchiglie, Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Infantino descrive quelle mura come una residenza degna di un re, con tanto di verde e luminosi giardini da ispirare e rincuorare l’animo nobile del più profondo umanista. Occorre, allora, soffermarsi sulla necessità, tutta rinascimentale, di muovere entro uno spazio sensibile, che per mezzo della natura e del suo meraviglioso mistero, sappia motivare la pienezza percepita di una esistenza degna di nota. Come sottolinea Silvia Malaguzzi, a proposito della caratteristica residenza di campagna fiorentina cara alla famiglia de’ Medici e al suo seguito di numerosi artisti e letterati (Marsilio Ficino, Botticelli, Agnolo Poliziano), la scelta di farne un luogo privilegiato rispetto alla città, non si condensa solamente nell’esigenza di ritrovare la pienezza di uno spazio armonico, quanto e soprattutto nell’intenzione di «coltivare l’ideale di vita contemplativa che assai spesso [in altri luoghi e per diverse ragioni] veniva subordinato a quella attiva» (Malaguzzi, 2004).

Decori murari realizzati con conchiglie, Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Tra le bellezze, i profumi e le forme misteriose della natura, l’intellettuale rinascimentale poteva sperare di godere di quegli stimoli, tendenti all’armonia di un tutto. Tra rimandi eruditi e richiami simbolici, di cui la residenza extraurbana è tornata a mostrarsi colma, anche Fulgenzio della Monica avrà avuto l’impressione di assaporare la grazia di una quiete, a tratti divina.

Decori murari realizzati con conchiglie, Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Il progetto di restauro, conclusosi nella primavera del 2024, ha riportato in auge la bellezza di un ninfeo ornato da una grande quantità di conchiglie raccolte e selezionate per la maestosa creazione. Oggi, Villa Fulgenzio della Monica fa parte del complesso edilizio di Sant’Antonio a Fulgenzio, di proprietà dei Frati Minori di Lecce, racchiudendo così in un unicum comunicante la chiesa dedicata al santo, il suo convento e la Pinacoteca R. Caracciolo con l’annessa biblioteca.

Nicchia decorata in cui è possibile scorgere le fattezze di una maschera apotropaica, Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

L’elogio della vita campestre e la forma di un sogno cinquecentesco

«La domus latina – afferma Andrea Branzi – era una sorta di teatro animistico […] un vero e proprio “interno come interno”, che prendeva significato dal suo essere intenzionalmente diverso dall’esterno. Questa densa atmosfera letteraria, piena di ombre e di misteri, faceva da contraltare alla luminosità pubblica dell’architettura e della scultura classiche» (Branzi, 2022). Un’iscrizione proveniente dal torrino posto sulla terrazza della dimora di Fulgenzio riporta la dicitura TETRAGRAMMATON, enfatica nell’evidenziare il percorso umanistico di elevazione spirituale, a cui evidentemente il proprietario di casa mirava, godendo anche di pause intellettuali e ricostituenti da assaporare in loco. La dicitura, difatti, si appella alla riflessione del filosofo Filone D’Alessandria (20 a.C. – 45 d.C.), conosciuto anche come Platone ebraico, che in essa vi rintracciava le quattro lettere che compongono “l’essenza dell’essere”, ovvero il nome di Dio.

Pilastri e archi di ingresso al ninfeo di Fulgenzio in cui è possibile rintracciare il disegno preparatorio che anticipava la decorazione a conchiglie

In un’atmosfera di continui rimandi all’essenza profonda dello stare al mondo, coltivando sapienza e intelletto, Fulgenzio della Monica elabora la visione di una residenza nel verde della campagna, che in qualche modo si confà al pensiero di Virgilio, alla scelta consapevole di una apertura alla natura, propria anche del Petrarca. «Belli e spaziosi giardini ’aranci», si può immaginare, impreziosire e profumare il terreno di incontri e disquisizioni significative. Il giardino, in una tale ottica, incontra la necessità della creazione di uno spazio a séstante, incontaminato dalle braghe di un quotidiano rumoroso. La memoria potrebbe in parte ricondurre alla narrazione che ne Le Città invisibili (1972), Italo Calvino fa del profumoso giardino del Gran Khan, considerando che gli alberi di agrumi tutt’ora presenti nel complesso di Fulgenzio, hanno molto da condividere con la carismatica immagine dei giardini orientali.

Gli alberi di Fulgenzio relazionarono a lungo il loro splendore con un caratteristico ninfeo, che al cospetto della rosea vegetazione apriva per offrire ristoro all’anima e al corpo tanto dei proprietari della residenza, quanto dei desiderati ospiti della bella dimora.

Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Il ninfeo delle conchiglie

L’operato certosino degli studiosi e restauratori, che hanno recentemente cooperato in Villa Fulgenzio della Monica, ha riportato in auge la bellezza di uno spazio evocativo, impreziosito e coronato da conchiglie percorse dal tempo della memoria. Riprendendo la tradizione – nella Penisola in fondo mai assopita – delle belle dimore di villeggiatura a modello pompeiano, la residenza leccese contò sin da subito su di un bel ninfeo, ricavato nello spazio sottostante, rimasto vuoto a seguito dell’estrazione della pietracon cui il complesso fu eretto. Agendo d’astuzia e acuta praticità, i saggi costruttori di Villa Fulgenzio seppero donare un abito raffinato a quanto, per necessità, era stato portato via. Nel vuoto artificiosamente creato, ecco allora rifulgere parte di un meraviglioso giardino agrumato e quel ninfeo riscaldato e impreziosito da ingegnose, quanto utili, fontane e zampillii d’acqua. Sulla volta piana, illuminata da decori realizzati a disegno, usufruendo di una quantità immane di conchiglie, ecco apparire richiami simbolici a figure mitologiche come Chimera, Pegaso, Bellerofonte e ancora Poseidone. Al di sotto poi, lo schiudersi di un’ampia vasca circolare, che per mezzo dell’ingegnosità infrastrutturale, avrebbe sempre goduto di un igienico ricambio d’acqua. Lungo i muri perimetrali, infine, nicchie decorate da maschere apotropaiche dagli incavi d’acqua comunicanti con la vasca centrale.

Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Tra le immagini sfumate e strappate via al tempo dell’abbandono, che purtroppo tra il XVIII e XIX secolo ha investito anche Villa Fulgenzio della Monica, ecco farsi avanti una mitica Sirena dalle conchiglie scheggiate. Percorrendo il tempo, affrontando la complessità, riflettendo la necessità del presente di far buon uso di una memoria sfaccettata e profumata dall’interscambio tra molteplici culture, le creature di Villa Fulgenzio della Manica continuano ad intonare il dolce canto di un Rinascimento, che senza alcun dubbio, sa farsi ininterrottamente Rinascita.

testo e fotografie di Floriana Savino

Immagine in copertina: Decori murari realizzati con conchiglie, Ninfeo di Villa Fulgenzio della Monica, Lecce

Autore

  • Laureatasi con lode in Arti Visive, è docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria per la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Alterna l’interesse per l’espressione artistica alla continua ricerca in ambito architettonico e antropologico-culturale. Attualmente collabora con testate indipendenti e riviste accademiche, che indagano le forme dell’abitare in stretto sodalizio con arte, a...

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