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Il Salterio d’oro di Carlo Magno

La Biblioteca Nazionale di Vienna conserva un manoscritto carolingio di notevole importanza e bellezza: il Salterio d’Oro di Carlo Magno, noto anche come Salterio di Dagulfo, dal nome dello scriba che lo ha realizzato (Psalterium Aureum Caroli Magni/Dagulf-Psalte, Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861). Commissionato da Carlo Magno come dono a Papa Adriano, che morì prima di riceverlo, fu realizzato tra il 793 e il 795 presso la Schola Palatina di Aquisgrana. È composto da centosessantuno fogli in pergamena (190×120 mm) di tonalità chiara. A eccezione delle pagine incipit e alcune intestazioni, per la scrittura è stata utilizzata la minuscola carolina, di cui rappresenta uno dei primissimi esempi sopravvissuti.

Incipit del Salmo 101 con decorazione dell’iniziale D del versetto “(D)omine, exaudi orationem meam”   © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 108v e f.109r

A sinistra: pagina incipit della sezione dei  Salmi. A destra: incipit del Salmo 1 con la sontuosa iniziale B di “(B)eatus vir”   © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 24v e f.25r

Il Salterio è stato scritto interamente in oro, impiegato con una tale sovrabbondanza che le migliori riproduzioni fotografiche non sono in grado di rendere la vivace brillantezza del manoscritto originale. Le magnifiche pagine ornamentali all’inizio dei Salmi 1, 51 e 101 hanno contribuito ad accrescerne la fama. Qui gli inchiostri oro e argento brillano su sfondi color porpora, viola o blu scuro con effetti mirabilmente superbi. La struttura del manoscritto comprende diverse sezioni. Si apre con due poemi dedicatori, il primo diretto da Carlo a Papa Adriano, il secondo dallo scriba a Carlo (ff. 4r-4v). Segue la parte introduttiva vera e propria (i Prolegomeni) che comprende tre gruppi di testi: una raccolta dei Credo ritenuti garanti dell’ortodossia della fede; una spiegazione sull’origine e l’interpretazione dei Salmi, contenente glosse estratte dalla Expositio psalmorum di Cassiodoro; una corrispondenza apocrifa del VI secolo tra San Girolamo e Papa Damaso (ff. 5r-22v). Dopo i Prolegomeni si apre il Salterio (ff. 24v-145v) con una splendida pagina incipit (In Christi nomine incipit pslaterium…) e la sontuosa iniziale B di “(B)eatus vir” del Salmo 1 (ff. 24v – 25r). Il manoscritto procede con una serie di Cantici del Nuovo e Vecchio Testamento (ff. 146v-156r), ai quali sono associati la Oratio Dominica (il Padre Nostro), il Credo Apostolico e l’Esposizione della Fede di Sant’Atanasio.

A sinistra: Credo di San Gregorio Taumaturgo. A destra: Credo di San Gregorio Taumaturgo (finale) e inizio del Credo di San Girolamo      ©  Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 6v e f.7r

La raccolta dei Credo inseriti nell’introduzione servì ad attestare la regalità franca su posizioni dottrinali ortodosse, nel tentativo di superare i contrasti dottrinali sorti col papato dopo il secondo concilio di Nicea (787) a proposito della venerazione delle immagini. Carlo aveva contestato le conclusioni del Concilio con i Libri Carolini, e la pacificazione dottrinale era forse la ragione principale del dono. Fra i Credo trascritti, oltre a quello di Nicea, figura anche il Simbolo di San Gregorio Taumaturgo (ff. 6v-7r), una delle formule trinitarie dell’antichità più venerate dall’Oriente cristiano.

Salmo 17   © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 35r

Il testo, tramandato da Gregorio di Nissa nella biografia greca del Taumaturgo, anticipa le conclusioni del primo Concilio di Nicea (325), e la Scuola Carolingia contribuì a diffonderne la versione latina in Occidente. In origine, la legatura del manoscritto consisteva in due pannelli in avorio finemente scolpiti e impreziositi da una cornice d’oro. Dispersi nel XVII secolo, i piatti furono ritrovati nel Museo del Louvre nel 1905, dove figurano tuttora esposti nella sezione degli avori. L’analisi del Salterio non può prescindere dalla legatura originaria, che illustra in chiave allegorica il progetto di rinascita carolingia, e la nuova dimensione dei rapporti tra regalità franca e papato inaugurata da Carlo e Adriano. Pur combattuti da contrasti dottrinali e rivendicazioni territoriali, essi coltivarono un profondo legame di amicizia, alimentata dalla fede e dalla comune aspirazione a un nuovo ordine sociale cristiano, preludio della rinascita dell’idea di Impero. Ogni pannello è diviso in due riquadri. Il pannello anteriore è dedicato al Re David. Nel riquadro superiore David è circondato dai suoi poeti, ai quali ordina di trascrivere i testi scelti per il Salterio. In quello inferiore, David canta i Salmi col coro e li accompagna con il suono dell’arpa. Nell’iconografia orientale, David era il predecessore dell’Antico Testamento degli imperatori romani bizantini, e nei manoscritti divenne una delle miniature più utilizzate per introdurre i salteri. In epoca carolingia, tra il 783 e il 792, la figura di David si sviluppò ulteriormente.

A sinistra: incipit del Salmo 51 con la splendida decorazione dell’iniziale Q del versetto “(Q)uid gloriaris in malitia…” che contiene un elemento ittico nella base. A destra: Salmo 51   © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 67v e f.68r

In particolare, l’immagine di David musicista, molto popolare, venne intesa come una prefigurazione del Cristo. Queste raffigurazioni retoriche di David offrirono a Carlo una nuova rappresentazione allegorica del suo regno, al punto di affermare, tanto nelle gesta che nei documenti, di essere il capo del Regno franco e della Chiesa franca. Sempre nel pannello anteriore, la prefigurazione del Cristo è segnalata dalla presenza dell’Agnello di Dio e di due angeli nella fascia centrale, e dei simboli degli evangelisti nei quattro medaglioni agli angoli. Il secondo pannello è dedicato a San Girolamo. In alto, si vede il prete Bonifacio che consegna a San Girolamo una lettera di Papa Damaso, in cui chiede al monaco una nuova versione latina dei Salmi. In basso, San Girolamo detta il testo ai suoi collaboratori. Qui l’identificazione di Papa Damaso è con la figura di Papa Adriano.

Salmo 109   © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 120v

La scintilla che modificò i rapporti tra Adriano e Carlo fu accesa dagli eventi bellici dell’anno 773. Desiderio, Re dei Longobardi, era entrato nel Ducato romano e aveva cinto d’assedio Roma. Adriano chiese l’intervento di Carlo Magno, che scese in Italia e sconfisse Desiderio a Susa, costringendolo a rifugiarsi a Pavia, mentre il figlio Adelchi riparò in Verona. Capitolarono entrambi, e le truppe stanziate a Roma si arresero. Il sabato santo dell’anno 774, Carlo Magno fu accolto trionfalmente a Roma. A circa un miglio dall’antica basilica patriarcale di San Pietro, Carlo scese da cavallo e completò il percorso a piedi. Giunto alla gradinata di San Pietro, si mise in ginocchio, e salì così la scala baciando ogni gradino. Ad attenderlo in cima c’era la figura mite ed esile di Papa Adriano, che gli confermò il titolo di Patricius romanorum, difensore dei romani e della Santa Chiesa di Roma, già appartenuto al padre Pipino il Breve. Durante la notte santa di Pasqua, il pontefice consegnò a Carlo la Dionysio-Hadriana, una collezione completa delle leggi canoniche della Chiesa, la cui prima compilazione risale a Dionigi il Piccolo sotto il pontificato di papa Gelasio I. Questo documento fu una delle colonne portanti dell’Admonitio generalis, il capitolare emanato da Carlo nel 789, considerato il fondamento normativo della profonda riforma religiosa, culturale e civile realizzata da Carlo durante la rinascita carolingia. Fu introdotta la minuscola carolina per uniformare la scrittura in tutte le regioni del regno, favorendo la trascrizione dei testi classici e la diffusione della cultura cristiana; fu ripristinata la lingua latina nel suo antico splendore; si unificò la liturgia in tutta Europa, con l’applicazione del canone romano e del canto gregoriano, e fu adottata la regola benedettina nei monasteri.

Salmo 118   © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 125r

Dal capitolare della Admonitio generalis emerge soprattutto il carattere progettuale dell’azione riformatrice di Carlo Magno. Una grande opera di ristrutturazione della memoria collettiva basata su due grandi bacini di lasciti dei padri: gli antichi decretali dei papi e dei concili, la Dionysio-Hadriana, e le parole eterne della Bibbia, che “il Re per primo deve ricordare”. In questa prospettiva, venne promossa la revisione di tutti i testi biblici, dopo anni di imperizia e abbandono, perché tutto venisse tramandato e ricordato in modo corretto. È il concetto di “corretta tradizione” che attraversa tutto il capitolare, e viene stabilito come criterio di legittimazione di ogni autorità e potere.

Cantico del profeta Isaia – © Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Cod. 1861, f. 146r

Nel prologo della Admonitio, Carlo rievoca la figura di Giosia, un sovrano del Libro dei Re, a cui Dio affida un regno, dove lui attua una profonda riforma religiosa abbattendo i culti pagani e ristabilendo il culto esclusivo di Jahvè. Il processo di identificazione Giosia-Carlo è evidente, e risolve in chiave memorativa il rapporto regno-sacerdozio. Allo stesso modo, il riconoscimento del Re Carlo nella figura di David, l’allegoria del Salterio d’Oro, rafforza l’aura di sacralità del Re franco. D’altronde, i Papi avevano sempre sostenuto il carattere provvidenziale dell’ascesa al potere della dinastia dei Franchi. Come scrisse Baldassare Labanca nel 1891: “Adriano e Carlo desideravano l’unità di fede e di rito: il primo, a raggiungere l’unità cattolica; il secondo, ad affrettare l’unità politica; quindi si aiutavano nel comune desiderio, ed armonizzavano scambievolmente”. Il Salterio d’Oro è il singolare testimone di questo momento cruciale della storia europea, che anticipa e prepara l’avvento di un nuovo Impero sorretto dalla fede, ma capace anche di promuoverla e difenderla, al punto da configurarsi, nella visione del mondo dell’epoca, come il “Regno sociale di Cristo”, ovvero la civiltà cristiana.

di Domenico Condito

Fotografie © Österreichische Nationalbibliothek, Vienna

Immagine in copertina: Piatti della legatura originaria in avorio ora esposte al Museo del Louvre di Parigi, ma senza l’originaria cornice in oro

Autore

  • Laureando in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Milano, è studioso di storia e ha realizzato diverse ricerche oggetto di pubblicazioni e conferenze. Degna di rilievo la collaborazione con il Museu de São Roque di Lisbona, nell’ambito di uno studio sul culto di San Gregorio Taumaturgo a Lisbona nell’età di Filippo II. Profondo conoscitore della figura di Cassiodoro, ha annunciato il ritrovamento, nella Biblioteca Apostolica Vaticana, di un prezioso tetravangelo bizantino, compost...

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