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Jacopo, deterritorializzato innamorato

… se un amore disperato / che la mia ragione combatte sempre, / e che non può vincere mai, /

questo amore ch’io celo a me stesso, / ma che riarde ogni giorno / e che s’è fatto onnipotente, / immortale – ahi!

la Natura ci ha dotati / di questa passione / che è indomabile in noi / forse più dell’istinto fatale della vita

(Ultime Lettere di Jacopo Ortis- Milano, 4 dicembre 1798)

Protagonista del romanzo epistolare Ultime Lettere di Jacopo Ortis, pubblicato nel 1817 da Ugo Foscolo, Jacopo Ortis è uno studente universitario veneto di passione repubblicana costretto a lasciare la città natale per rifugiarsi sui Colli Euganei. Quel giovane tanto inquieto è considerato l’alter ego letterario passionale e tragico dell’autore del romanzo stesso.

Ritratto di Ugo Foscolo, olio su tela di François-Xavier Fabre, 1813, prima versione (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze)

Il protagonista si innamora perdutamente di Teresa, costretta ad un matrimonio di convenienza per salvare la famiglia dalla rovina. Quando l’amore del giovane diventa sempre più acuto e incontenibile, Jacopo si rimette in viaggio e a Milano incontra Giuseppe Parini. Jacopo vorrebbe fare la sua parte per cambiare le sorti della sua patria sventurata, ma Parini lo dissuade affermando che solo in futuro e con il sangue si potrà riscattare la propria terra. Chi lo farà rischierà a sua volta di divenire un tiranno. Rientrato sugli Euganei, Jacopo vede Teresa, alla quale strappa un bacio quando è ormai la sposa di Odoardo.

Ultime Lettere di Jacopo Ortis, edizione del 1799

Dopo aver scritto una lettera a Teresa e l’ultima all’amico Lorenzo Alderani, il protagonista si pianta un pugnale nel cuore. Jacopo muore così all’età di ventiquattroanni. Sarà l’amico Lorenzo a raccontare le vicende in seguito alla morte del protagonista.

La morte di Jacopo Ortis, olio su tela di Teofilo Patini, 1873 – Collezione Enzo Buzzelli, Novara

Jacopo è un uomo senza radici, la sofferenza per l’esilio lo accompagna di continuo. Animato e distrutto dal legame indissolubile fra patria, amore e famiglia, il giovane vive il tormento degli amori e delle passioni che incontra e accoglie durante la sua vita, soffre perché non si riconosce nei valori della società del tempo in cui vive. L’amore per l’Italia e il dolore per la condizione di servilismo e abbandono della sua terra segnano inevitabilmente la personalità del giovane, consapevole del fatto che le esigenze dell’uomo, inteso come singolo, e la società in cui vive, angosciata dalla rincorsa per il vantaggio personale, sono inconciliabili. Nel gesto aberrante e di apparente disprezzo per la vita, l’istinto fatale che è in lui mostra come rinunciare alla vita sia un atto d’amore per la vita stessa.

Jacopo Ortis morente, scultura in gesso di Ettore Ferrari, 1875 – Galleria Nazionale d’arte moderna, Roma

La forza amorosa che anima questo personaggio è incontrollabile e disperata, lo spinge a rischiare tutto per difendere ciò in cui crede, anche se si sente respinto, umiliato e incompreso. Jacopo è infatti un deterritorializzato innamorato. Rispetto a sé, ai suoi viaggi, al ricordo della propria casa e della propria terra, alle persone più importanti. Quando comprende che non riesce più a comunicare con loro, che non dispone di quel ponte necessario per rimanere in vita, riconosce nella morte la sola salvezza. Il giovane è convinto che la sua condizione sia irreversibile perché è turbato dal moto continuo dell’amore che lo attraversa. Non trova l’equilibrio, il punto di incontro fra il pensiero, più distrattamente legato alla vita imposta, il sentimento, che è quello che più lo contraddistingue e racconta di lui, e il corpo, che ha pulsioni che non riesce a vivere fino in fondo.

Busto di Ugo Foscolo – Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – Immagine CC BY 4.0 Wikimedia Commons

Uno degli ultimi eroi romantici libera così il caos che ha dentro, con l’amore come unica origine e destinazione. Non accorda la propria fiducia se prima non trova dentro di sé la prova della legittimità di costumi, valori e istituzioni, un chiaro segno di ribellione contro strutture arcaiche e fossilizzate, che non mutano e non sono in grado di rispondere alle esigenze di uomini come Jacopo. Il protagonista freme d’angoscia per la parte oscura dell’amore, che sembra non trovare il proprio appagamento perché è accompagnata da una sofferenza e un dissidio interiore permanenti, da una diatriba di pensieri laceranti e impronunciabili. L’amore, striatura sul cuore e follia della mente, crea una immensa frattura col mondo.

Tomba monumentale di Ugo Foscolo, scultura in marmo di Antonio Berti, 1935-1937 – Basilica di Santa Croce, Firenze

Ancora oggi, listinto fatale e la tensione al compimento dellamore rendono il controverso personaggio dell’Ortis difficile da comprendere fino in fondo, proprio come riesce difficile perdonarlo per la sua inflessibilità e la sua resistenza a non lasciarsi cancellare se non dalla morte.  Il giovane sfida chiunque legga le sue lettere a interrogarsi sulla propria capacità di vivere e condividere la vita con chi sta vicino, sul coraggio di confrontarsi con il mondo e con il conflitto che ne consegue inevitabilmente.

di Rossana Rizzitelli

Immagine in copertina: Ultime Lettere di Jacopo Ortis, edizione del 1802 – Biblioteca Norberto Bobbio, Università di Torino

 

Autore

  • Laureata in Lingua e Letteratura italiana ed Editoria, è docente e si occupa anche di corsi di formazione professionale. Per Globus ha scritto "L'amica geniale e la smarginatura del rione". Per La Chiave di Sophia - Rivista di filosofia pratica, ha scritto gli articoli: "La narrazione scomoda del potere dell’imprenditrice Elisabetta Franchi"; "Antigone, o l’amore che sopravvive al tempo e alla morte"; "Il progetto sociale e le nuove maggioranze silenziose".

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