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Kew Royal Botanic Gardens

Nell’agosto del 2025 ho fotografato i Royal Botanic Gardens di Kew, un’oasi di natura a mezz’ora da Londra, un luogo dove tutto rallenta a dispetto della frenetica velocità della capitale inglese.  Qui l’aria profuma di fiori, il silenzio si mescola al canto degli uccelli e la natura diventa protagonista. Le immagini che raccontano questo giardino non sono soltanto fotografie, ma istanti di una storia che cambia con le stagioni e con lo sguardo di chi lo visita.

Vista posteriore del Kew Palace

I giardini di Kew sono costituiti da orti botanici, serre, tunnel e aree umide appositamente realizzate per ospitare specie vegetali acquatiche. Ubicato a sud-ovest di Londra, il complesso ha origine dal giardino esotico della Kew House (demolita nel 1802) realizzata da Lord Capel di Tewkesbury, e negli anni successivi ampliata dalla principessa Augusta, vedova di Federico di Hannover, Principe di Galles.  Sir William Chambers per il principe realizzò nuove strutture, tra le quali la pagoda cinese del 1761, ancora esistente. Giorgio III impreziosì il complesso grazie all’aiuto di William Aiton e di Sir Joseph Banks: nel 1781 commissionò la Dutch House, oggi nota come Kew Palace, all’epoca destinata a casa per i bambini della famiglia reale. Nel 1840 il complesso ottenne lo status di Orto botanico nazionale. Il botanico William Hooker in qualità di direttore incrementò i giardini fino a trenta ettari, e l’arboreto fino a centoventi.

Kew Gardens Water Tower. Costruita nel 1848, serviva a garantire la pressione dell’acqua per alimentare i giardini. Oggi non è più in funzione ma rimane come testimonianza dell’ingegneria vittoriana

Su tutta la superficie coltivabile vengono ospitate oltre cinquantamila specie e varietà di piante. Sono presenti tre grandi serre, ambienti in cui vengono riprodotte le condizioni climatiche adatte a migliaia di specie esotiche e soprattutto tropicali: la Palm House, la Temperate House e la Princess of Wales Conservatory.

La serra Palm House, costruita tra il 1841 e il 1848 in ferro battuto e vetro

La Palm House, costruita tra il 1841 e il 1848 in ferro e vetro, fu all’epoca una meraviglia ingegneristica e la sua immagine rappresenta iconicamente l’intero sito. Custodisce una foresta pluviale in miniatura: palme, felci, liane e un’umidità che avvolge come nelle giungle tropicali. Ospita numerosissime piante tropicali, praticamente quelle presenti in tutti i continenti, alcune delle quali rare e antiche.

La Temperate House, la più grande serra vittoriana esistente (è il doppio della Palm House), fu costruita tra il 1859 e il 1899. Ospita invece specie provenienti dalle zone temperate di cinque continenti. Entrarvi significa attraversare un atlante vivente, fatto di colori e forme che raccontano quanto sia vasto il regno vegetale.

La Temperate House, la più grande serra vittoriana esistente (è il doppio della Palm House), costruita tra il 1859 e il 1899

La serra Princess of Wales Conservatory fu inaugurata il 1987 dalla principessa Diana, che era una discendente di Augusta, una delle fondatrici dell’intero sito. Ospita dieci aree climatiche di varie zone del mondo. Rilevanti sono le due aree denominate Dry Tropics e Wet Tropics, ovvero l’area tropicale secca e l’area forestale tropicale umida diffusa nel nord dell’Australia. Nelle aree tropicali umide si trovano varie felci giganti e antiche, mangrovie, orchidee e specie che crescono su tronchi e  rami delle specie arboree. Nell’area che riproduce zone aride del mondo ci sono varie specie di cactus, agavi e tante specie succulenti. Tra i settori più attraenti risulta la zona con piante carnivore.

La serra Princess of Wales Conservatory, inaugurata il 1987 dalla principessa Diana in memoria della sua antenata Augusta, principessa del Galles nonché una delle fondatrici dei Giardini

Il sito botanico londinese comprende inoltre altre serre, più piccole:  la Waterlily  House che ospita specie tropicali come banani e varie specie di palme; la Evolution House con un percorso guidato attraverso la storia evolutiva dei vegetali; la Bonsai House,  che accoglie una bellissima collezione di bonsai di alberi di tutto il mondo; la recente Alpine House con piante di ambienti artici, alpini ed equatoriali di alta quota.

Nelle aree aperte di questi grandi giardini si trovano aiuole con fiori di tutto il globo terrestre e un ampio spazio dedicato alle rose, alle dalie, alle sterlizie e alle asteracee. Una vasta superficie è dedicata agli arboreti di tutte  le fasce fitoclimatiche del mondo e tra queste troviamo le varie specie mediterranee del lauretum. All’esterno delle serre, i viali alberati conducono a una dimensione diversa, più silenziosa. Gli alberi che li costeggiano – molti piantati oltre un secolo fa da botanici ed esploratori britannici – sono come guardiani immobili. Camminando lì, con la luce che filtra tra le foglie, sembra quasi di uscire dal presente per entrare in un tempo più lento.

Kew vive del ritmo delle stagioni. In primavera i rododendri tingono i giardini di rosa e di viola, mentre in estate le ninfee galleggiano sui laghetti, offrendo riflessi di luce e geometrie perfette. Ogni fiore è un dettaglio che arricchisce il paesaggio, un tassello che rende il giardino un quadro in costante mutamento.  I grandi prati sono il cuore aperto di questa oasi: distese di verde che, più che essere osservate, invitano a fermarsi.

Ho avuto la sensazione che fosse il luogo ideale per rallentare davvero: sedersi sull’erba, guardare il cielo e dimenticare, per qualche istante, il ritmo incessante di Londra.  Anche i laghetti di Kew offrono uno dei momenti più contemplativi della visita. I riflessi sull’acqua, le ninfee che si aprono leggere, il vento che muove appena la superficie: tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa. Fermarmi lì è stato come fare una pausa dal mondo, come se la città fosse improvvisamente lontanissima.

Con oltre cinquantamila specie vegetali e un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica, Kew è molto più di un giardino. È un patrimonio riconosciuto dall’UNESCO, un luogo dove la bellezza incontra la scienza. Le sue banche dei semi e le collezioni storiche lo rendono un centro fondamentale per la conservazione della biodiversità globale.  Eppure, per chi lo visita, Kew rimane soprattutto un’esperienza da ricordare. Un giardino che unisce natura e architettura, storia e quotidianità, poesia e ricerca. Un rifugio verde, capace di mostrare Londra in una luce diversa: più lenta, più umana, sorprendentemente vicina al cuore di chi si ferma ad ascoltarla.

testo e fotografie di Elisa Scaramuzzino

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