Vai al contenuto

Lettera al Padre di Franz Kafka

Denso, sofferto, labirintico,  espressione compiuta del desolato conflitto  fra il bisogno da parte di un figlio di  essere amato e la  ripulsa del padre  dal quale quel figlio anela ricevere  affetto: in queste parole possono riassumersi i contenuti di Lettera al padre, consegnato alla madre da Franz Kafka nel 1919.

Prima pagina di Lettere al padre – Fotografia: Wikimedia Commons

Un testo che ripercorre  in ogni sfumatura il vissuto tormentato dello scrittore. Fra le sue opere meno note  riassume i molteplici aspetti di incuria ed  abuso emotivo che esercita  un potere genitoriale, in poco o nulla  assimilabile all’autorevolezza di cui dovrebbe essere rivestito il ruolo di un padre.

Tu hai influito su di me come dovevi influire, solo dovresti smettere di considerare come una particolare cattiveria da parte mia il fatto che, sottoposto a questa influenza, io abbia finito per soccombere.

Testo che dunque ingenera  dubbi, sconcerto  e interrogativi scomodi sulla responsabilità e sul significato  dell’agire educativo. L’autore non si limita ad evidenziare una  netta opposizione caratteriale (e fisica) tra se stesso ed il proprio  padre, ma ricama anche un sommesso, incalzante e  spietato rimprovero  per una relazione che  traduce un vero e proprio vuoto affettivo.

Franz Kafka, ritratto nel 1906 – Fotografia: Atelier Sigismund Jacobi, Wikimedia Commons

Lettera al padre ripercorre la storia di una  lotta impari fra due interlocutori, un padre  che incarna l’autorità assoluta, distante e brutale e un figlio pieno di paure, che agogna  ad un affetto che sente di non poter  conquistare:  in questi termini si declina un dialogo nella forma straordinaria di un monologo attraverso il quale  l’autore formula affermazioni che in realtà hanno la valenza di un’inesausta e insoddisfatta domanda conclusa inesorabilmente in una sorta di biasimo e disprezzo per il proprio carattere. Pagine dal forte impatto emotivo nelle quali un figlio cerca di liberarsi nella forma del j’accuse di ricordi  della propria infanzia e adolescenza, vissute  dolorosamente, lui  creatura insicura e inadeguata, schiacciata dalla personalità di un padre dispotico, tirannico ed incoerente. Possono interpretare le parole kafkiane un ultimo e disperante tentativo di contatto? Attraverso la minuzia delle accuse formulate, Franz Kafka reclama  ancora quello che non ha ricevuto ed al tempo stesso sottolinea, amaro e sommesso, composto e desolato, un’antica e sconcertante ambivalenza fra una ripulsa (di quel padre) e una pari  flebile speranza di riconciliazione proprio con lo stesso.

Carissimo papà, recentemente mi hai chiesto perché sostengo di avere paura di te. Come al solito non ho saputo darti una risposta, in parte appunto per la paura che mi incuti, in parte perché a motivare questa paura concorrono troppi dettagli, piú di quanti potrei in qualche modo tenere insieme parlandone. Il testo assume la forma e il tono di un libello accusatorio, si pone come un regolamento di conti finale, è un bilancio tra il dovere e l’avere di due esistenze che si scontrano, di due reciproche ripugnanze.

Statua di Franz Kafka a Praga – Fotografia:  Myrabella,  CC BY-SA 3.0 Wikimedia Commons

Autobiografico  ma pubblicato postumo nel 1952, missiva mai consegnata al proprio padre, è un libro che ci offre una ulteriore chiave di lettura della produzione kafkiana,  produzione salvata dall’amico Max Brod contro la volontà dello stesso autore che intendeva invece darla alle fiamme. In modo struggente la narrazione, nella forma incisiva dell’epistolario,  riconferma quanto Bowlby aveva ampiamente rappresentato nei suoi testi ovvero l’importanza di relazioni solide e significative per uno sviluppo sereno di un figlio e di una figlia . Il rapporto tra Kafka ed il padre  nel libro riconferma il timore di una punizione imminente, l’assenza di manifestazioni di affetto, la sensazione di inferiorità del protagonista, diventando anche il sottofondo amaro e surreale di molta  produzione dello scrittore boemo.

Franz Kafka, acquaforte di Jan Hladík, 1978 – Fotografia: CC BY-SA 3.0 Wikimedia Commons

Ne sono esempio la funzione assunta dalla famiglia ne La  metamorfosi, opera intrisa di una dolente assenza di comunicazione tra i personaggi o quanto emerge da Il Processo –  opera inedita fino alla morte dello scrittore – per l’incomprensibile valenza dei ruoli. È indubbio però  che dal punto di vista  biografico la Lettera al padre, unitamente ai Diari, le Lettere a Milena e le Lettere a Felice nonché i Quaderni in ottavo sono le testimonianze  più vere, toccanti e profonde della interiorità dell’autore per quanto attiene la  vita privata ela complessiva visione del mondo.

di Rita Farneti

Immagine in copertina: dettaglio della copertina di Lettera al padre, di Franz Kakfa, nell’edizione Rusconi del 2023

 

Autore

  • Rita Farneti, laureata in Lettere, già psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista, esperta in psicografologia, tecniche di rilassamento e nell’approccio capacitante con l’anziano svantaggiato cognitivamente, già consulente del Centro Studi per la menopausa del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna e collaboratrice esterna nel Dipartimento di Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Padova Facoltà di Psicologia, nonché giudice non togato al Tribunale di Sorveglianza di Bolog...

    Visualizza tutti gli articoli