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Moda e pubblicità in Italia 1950-2000

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“Non avrai altro stile all’infuori di me”. Potrebbe essere una frase simbolo di una supermodel anni ‘90, quelle lanciate dal genio visionario di Gianni Versace. Un concetto che identifica i cinquant’anni che hanno cambiato la società italiana e si rifà allo scandaloso slogan “Non avrai altro jeans all’infuori di me” che accompagnava la foto di Oliviero Toscani per Jesus jeans.

Armando Testa, Di corsa a indossarlo, è un abito Facis, circa 1954, cromolitografia su carta, 68,5 x 100 cm

Proprio all’evoluzione della promozione pubblicitaria in Italia nel settore della moda nel corso della seconda metà del Novecento, dal 13 settembre al 14 dicembre 2025, è visitabile la nuova mostra – curata da Dario Cimorelli, Eugenia Paulicelli, Stefano Roffi – della Fondazione Magnani-Rocca Rocca, la celebre Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo, presso Parma, allestita nei saloni contigui a quelli che ospitano permanentemente opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, Morandi e molti altri. Più di trecento opere – tra manifesti, riviste, spot, fotografie, cinema, video, gadget pubblicitari e persino le mitiche figurine Fiorucci – in un percorso inedito che attraversa mezzo secolo di trasformazioni dell’immaginario collettivo, con uno sguardo filologico e insieme poetico sulla storia della moda e della sua comunicazione. Il cinema e la televisione ne diventano lo specchio, con spot entrati nel mito collettivo.

Gian Paolo Barbieri, Alberta Tiburzi in Valentino, 1968 © Giada Stefania Barbieri. Courtesy Fondazione Gian Paolo Barbieri ETS
Giovanni Gastel, Krizia, 1984. Archivio Giovanni Gastel

Dal 1950 al 2000 lo stile italiano si lancia nel mondo. Armani, Benetton, Dolce & Gabbana, Emilio Pucci, Fendi, Fiorucci, Gianfranco Ferré, Guarnera, Gucci, Marina Rinaldi, Max Mara, Moschino, Salvatore Ferragamo, Valentino, Versace, Coveri, Zegna, Walter Albini sono i protagonisti del Made in Italy di quegli anni. Gli scatti dei grandi maestri della fotografia di moda – Giampaolo Barbieri, Giovanni Gastel, Alfa Castaldi, Maria Vittoria Backhaus – e le illustrazioni di René Gruau, Sepo, Erberto Carboni, Franco Grignani, Guido Crepax, Antonio Lopez, Lora Lamm, oltre al lavoro particolarissimo e destabilizzante di Oliviero Toscani, restituiscono un’estetica che è insieme racconto pubblicitario e ritratto di un’epoca.

Guido Crepax, Terry vuole Terital, inizio anni Settanta ©️ Guido Crepax e Archivio Crepax
René Gruau, Bemberg, 1960 ca – 1962 ante, manifesto pubblicitario, fotocromolitografia su carta, 140.6 x 98

La moda si conferma una macchina potente di comunicazione e si definisce sempre più come linguaggio e performance del corpo. La mostra racconta come la moda e la pubblicità, insieme, abbiano saputo attraversare i cambiamenti economici, sociali e culturali del nostro paese a generarne i miti, gli stereotipi, la creatività, i desideri. L’Italia entra nel secondo dopoguerra timidamente, osservando il dinamismo pubblicitario americano ma restando ancorata a un sistema artigianale: grafici, illustratori, cartellonisti. Lo sviluppo è rallentato da un sistema mediatico rigido e pedagogico: Carosello, con le sue regole e le sue censure, ritarda il confronto con le avanguardie internazionali. Ma proprio questa lentezza rafforza una forma di “italianità pubblicitaria”, un gusto visivo e narrativo che unisce memoria, ironia e affabulazione.

Gian Paolo Barbieri, Yolande Gillot in Genny by Gianni Versace, Milano 1978 © Giada Stefania Barbieri. Courtesy Fondazione Gian Paolo Barbieri ETS

La vera svolta arriva con le televisioni private, il colore in tv, la disgregazione dei modelli unici: la pubblicità diventa un linguaggio pop, potente, invasivo. È una nuova forma d’arte visiva, e la moda il suo laboratorio più vibrante. Un’importante sezione della mostra viene dedicata proprio alla visione di alcuni degli spot televisivi più iconici di quegli anni, entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Gli anni Ottanta e Novanta segnano l’apice e vedono l’indiscusso successo mondiale del brand “Made in Italy”. La moda italiana smette di essere solo industria e comunica storie, personaggi, esperienze creando nuovi immaginari.

Lora Lamm, Apertura di stagione la Rinascente
Severo Pozzati detto Sepo, Thermocappotto serie oro Lebole, 1959 ca, manifesto pubblicitario, cromolitografia su carta, 184×68 cm

L’evento è organizzato con diverse collaborazioni: il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso; il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma; la Civica Raccolta delle Stampe ‘Achille Bertarelli’ – Castello Sforzesco del Comune di Milano; la Collezione Alessandro Bellenda – Galleria L’IMAGE di Alassio (SV); Mirko Morini – Tortona4arte di Milano;  Andrea Re – Milano Manifesti; Giuseppe Moraglia – L’Afficherie a L’Aquila; Marco Cicolini – Libreria Antiquaria Piemontese di Torino; oltre ad archivi aziendali e importanti collezioni private. Per tutta la parte filmica la mostra si avvale del contributo dell’Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi. L’Archivio Storico Barilla mette a disposizione alcuni spettacolari caroselli con Mina (1965-1970) con gli abiti disegnati da Piero Gherardi, costumista di Fellini, e da altri celebri couturier.

di Emilio Tripodi

Immagine in copertina: Giovanni Gastel, 4 colori almeno! Copertina per la rivista Donna, marzo 1982 – Archivio Giovanni Gastel

Autore

  • Esperto e dinamico professionista con una vasta esperienza in operazioni, di M&A, vendite, marketing e sviluppo del business in vari settori incluso: IT Systems support, Energie Alternative, Publishing e Formazione Professionale. Ha fondato varie aziende ad alto contenuto di tecnologie avanzate nei settori di IT systems support ed energie alternative.
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