Vai al contenuto

Per Ignotius. La prima personale dell’artista Riccardo Muratori

Lo Spazio Thetis, hub dell’arte contemporanea situato nell’antico Arsenale della città di Venezia, ospita fino al 7 aprile Per Ignotius, prima personale dell’artista Riccardo Muratori. A firmarne la curatela è Milena Mastrangeli, che ha collaborato con Muratori per dare forma al dialogo tra le opere esposte.

 

Riccardo Muratori, Il sotterfugio-2, 2012

Punto di partenza del lavoro dell’artista è l’enigma, spesso coincidente in una tensione interiore, che trova espressione sulla tela in una forma più chiara di quella che egli avrebbe potuto prevedere. Il titolo “Per Ignotius” cela molti misteri, emanando un’aura magica, sospesa nel tempo. Come dichiara la curatrice Milena Mastrangel, Carl Gustav Jung lo usò per indicare l’atteggiamento necessario a quell’uomo che voglia procedere nella via della conoscenza di sé stesso. ‘Conoscenza’ e ‘ignoto’, due termini apparentemente contrari che si incontrano in un unico spazio. Un incontro con l’altro, con l’arte e con sé stessi. I dipinti di Muratori, dalle forti suggestioni psicologiche, sono specchi delle contraddizioni che abitano la nostra quotidianità. L’artista indaga i temi del desiderio e della continuità tra interiorità e mondo.

Riccardo Muratori, La porta, 2014

Ad animare le opere di Muratori, infatti, sono molto spesso figure di uomini e donne, in posture sempre plausibili ma al contempo surreali, o figure stese precarie, in verità impossibili. A unire questa varietà di posture, di volti minuziosi e verosimili, ma assenti, è sempre la continuità degli sfondi. Tendaggi e drappeggi, pieghe e arabeschi, che si scoprono tra una porta che si chiude e un’altra che si apre, ma anche tra uno scorcio e un corridoio di cui non si vede il fondo. Quadri ricchi di elementi, inseriti all’interno della composizione non per il timore del vuoto, ma per il desiderio di non avere paura dell’eccedenza. “Alle volte occorre stressare di più la pittura, appesantirla – conferma Muratori – altre volte il processo accade in modo rapido e leggero. La cosa difficile però è quella di non avere la pretesa di padroneggiare troppo la materia daprincipio. Mettersi in una condizione di insipienza, per ignotius, appunto. Più che di sgomento parlerei dello stupore che segue al compimento del lavoro: quando questi riesce, consiste nello scoprire l’esistenza di una conoscenza inconsapevole”.

Riccardo Muratori, L’ora curva, 2015

Prevalgono nella tavolozza variazioni di ocra e terre di Siena, prevalentemente a olio. L’olio, infatti, si rivela il mezzo migliore per esplicitare un’immagine che, idealmente, assumerà contorni diversi agli occhi di chi osserva, il quale potrà trovare punti di contatto con le immagini interiori dell’artista o aprirsi verso direzioni da lui non previste. “Riconoscere è un piacere sensibile – prosegue l’artista – la figurazione in pittura consente questo tipo di piacere. Per questo i dipinti figurativi ricevono un più immediato consenso da parte dei fruitori. Quello che ho rappresentato con la pittura riguarda questo tipo di piacere. Un dipinto mi pare riuscito quando però questo sentimento viene portato al punto da sconfinare nel suo opposto, il disagio di non riconoscere. L’azione rappresentata appare sensata, quotidiana eppure risulta inafferrabile. C’è un punto sulla tela in cui la sensatezza devia nella direzione di un indistinto. In fondo se ci riesce il dipinto diventa ancora più realistico, ossia ancora più vicino alla nostra esperienza del mondo. Questo tipo di riconoscimento non è della stessa natura del riconoscimento di cui sopra, di fatto non acquieta”.

Riccardo Muratori, Lo so, 2012

Spazio Thetis da sempre si contraddistingue per la sua apertura alla sperimentazione nel campo dell’arte contemporanea e per il legame con la laguna di Venezia. In questa logica s’inserisce il lavoro pittorico dell’artista, il quale incontra la città in maniera diretta, indiretta, ma soprattutto inedita. Un viaggio negli strati più profondi della sua produzione pittorica, un percorso che sembra condurre allo svelarsi di quel mistero che permea le opere, ma, in realtà, tale segreto si inabisserà ancora di più davanti ai nostri occhi. Una mostra che si muove sulle contrapposizioni, sulle citazioni, su ciò che conosciamo, sullo sconosciuto, su ciò che ci appartiene. Tutte queste tensioni costanti tra interno ed esterno si realizzano pienamente nella città Venezia, dove l’artista vive da molti anni e che sente come casa.

Lo Spazio Thetis, hub dell’arte contemporanea, all’Arsenale di Venezia

Ignotum per ignotius. Verso l’ignoto attraverso ciò che è ancora più ignoto

di Milena Mastrangeli

Un motto che in poche semplici parole cela molti misteri; forse anche per la sua origine alchemica, quasi spiritista, che emana un’aura magica, sospesa nel tempo.  Carl Gustav Jung lo usò per indicare l’atteggiamento necessario a quell’uomo che voglia procedere nella via della conoscenza di sé stesso.‘Conoscenza’ e ‘ignoto’, due termini apparentemente contrari che si incontrano in un unico spazio: questa comunione di opposti ci confonde, ci fa sentire instabili ed è forse questa l’emozione che pervade chi ha l’occasione di aggirarsi tra le opere di Riccardo.

Riccardo Muratori, Mano destra rossa – 1, 20212

Tessuti opulenti, polverosi appaiono su molte tele, pesanti come gli strati che si possono intravedere nascosti sotto la superficie pittorica. La ricchezza degli abiti, delle carte da parati, delle tende stride con gli scenari da tableau vivant immobili e cristallizzati nel tempo. Un ordito di fili che, se districato, si dimostra composto da innumerevoli temi, citazioni e allusioni; elementi che non per forza cogliamo o comprendiamo in maniera completa, ma di cui percepiamo quella traccia che lasciano intorno e dietro di loro. Ci sembra di essere entrati in uno scenario in cui non eravamo aspettati, ma che in un certo modo ci appartiene: abbiamo appena aperto la porta su di uno spazio claustrofobico, una casa pervasa di unheimliche. Questo termine, difficile da tradurre per la sua perfetta natura in tedesco, si adatta in maniera sorprendentemente aderente alle opere esposte: la radice heim (‘casa’, ‘dimora’, ‘focolare’, ‘patria’) e la negazione che la precede ci permettono di definire l’inquietante come il ‘non familiare’, la sensazione di ‘inquietudine’, infatti,è particolarmente difficile da definire per la sua ineffabilità: “È detto unheimlich tutto ciò che dovrebbe restare… segreto, nascosto, e che è invece affiorato.” (F. Shelling, Filosofia della Mitologia).

Riccardo Muratori, Mutter, 2011

Affrontando questo percorso, fra le diverse opere selezionate, si percepisce appunto una familiarità scambiata in superficie con l’ovvio e l’abituale, ma che infine affiora nella sua alterità, presentandosi a noi come spaesante. Questo sentimento di ‘spaesamento’, può essere descritto usando le parole di Vidler: “Né terrore assoluto né ansia lieve, l’inquietante sembrava più facile da descrivere in termini di ciò che non era, che nel suo senso proprio, quello che non c’è.  L’assenza è una grande protagonista delle tele esposte, c’è un vuoto che colma la tela in maniera così ingombrante che è impossibile non notarlo. Di nuovo,gli opposti si incrociano e confondono.

Riccardo Muratori, senza titolo, 2012

Percepiamo la presenza di qualcosa di indefinibile e irraggiungibile, di qualcosa che non c’è e che nega, con il suo stesso esistere, la sua presenza ma che lascia, allo stesso tempo, un’impronta sulla tela tra le figure umane e decorative. Svelare quella traccia indefinibile sembra la missione di chi si avventura lungo questo percorso; la ricerca, nelle sue infinite terminazioni, è infatti un fil rouge della produzione di Riccardo, un tema che, quando non compare in maniera esplicita nelle mani che si immergono nell’oscurità di angoli sconosciuti o che scavano nella pelle tesa, ci coinvolge in quanto spinge noi stessi a esseresoggetti che indagano. In questa maniera quello che creiamo è un percorso intimo e personale che aderisce alla nostra persona, l’opera ci racconta una storia che conosciamo bene perché è la nostra; davanti alle tele proviamo attrazione e, forse, imbarazzo a vederci così spogliati di difese, sentiamo che stiamo affrontando argomenti privati, desideri inespressi, fantasie che preferiremmo nascondere sotto ad un tappeto, insieme alla polvere. Ci destabilizza il nostro stesso essere, così nudo e deprecabile, così umano. Un incontro con l’altro, con l’arte e con sé stessi.

Riccardo Muratori, Servi che spengono un incendio, 2021

Riccardo Muratori (Rimini, 1981), da quindici anni si dedica alla pittura, considerata come continuazione del percorso di ricerca filosofica, iniziato durante gli studi presso l’Università Ca’Foscari di Venezia. Nel 2011 partecipa alla 54ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e nel 2017 prende parte alla Biennale di Karachi in Pakistan. È stato inoltre docente di Disegno e Illustrazione all’Università IUAV – Dipartimento di Design della Moda, Arti Visive. Vede nella pittura un mezzo di liberazione e conoscenza di sé. Vive e lavora nella città lagunare.

Riccardo Muratori – fotografia di Elisabetta Moiraghi