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Pirandello disegnava: una mostra a Santa Severina con i disegni inediti del Premio Nobel

Dopo essere stata presentata in esclusiva presso l’Università degli Studi Roma Tre nell’ottobre 2025, la mostra “Pirandello disegnava” il 23 luglio 2026 approda all’interno del Castello di Santa Severina (KR), per la prima volta fuori dal contesto accademico. L’esposizione è composta da una raccolta di disegni inediti recentemente ritrovati sui verbali d’esame dell’allora Istituto Superiore Femminile di Magistero, oggi Roma Tre, dove Luigi Pirandello insegnò Linguistica e Stilistica, tra il 1898 e il 1922. Si tratta di schizzi, caricature e “pupazzetti”, tracciati durante le lunghe sessioni d’esame. Testimonianze che restituiscono una nuova prospettiva sul processo creativo dello scrittore Premio Nobel, mettendo in dialogo immagine e parola e offrendo nuovi strumenti di lettura della sua opera.

“Questo corpus unico di disegni inediti di Pirandello apre uno squarcio di lettura nuovo e radicale sulla sua opera. In questi segni si riconosce una dimensione originaria non solo della creazione letteraria, ma anche teatrale: l’immagine precede il logos e il pensiero pirandelliano sembra formarsi prima della parola. Alcuni disegni appaiono come antesignani della sua drammaturgia, tracce visive di un immaginario che si organizza poi in forma letteraria e scenica. Osservarli oggi consente di cogliere la profondità del processo creativo del Premio Nobel, da una prospettiva inedita e potente” – commenta Franco Eco, direttore artistico del progetto.

La realizzazione del progetto è stata resa possibile dall’organizzazione curata da Fabbrica delle Arti, in collaborazione con Skené Cultura e l’Università degli Studi Roma Tre, con il supporto in loco della società cooperativa Aristippo, ente gestore del Castello di Santa Severina, e della Pro Loco Siberene. Giuseppe Crimi, docente di Letteratura italiana all’Università degli Studi Roma Tre nonché scopritore del corpus inedito e curatore, assieme alle colleghe Manuela Riosa e Monica Venturini, della mostra, a cui ha collaborato anche la docente Giovanna Capitelli in qualità di consulente museografica, sottolinea l’importanza di “portare questa mostra dagli spazi universitari in una dimensione estiva e solare; ci auguriamo possa rappresentare un’occasione per raccontare a un pubblico più ampio possibile la storia di questa insolita scoperta. Siamo certi che questo nuovo contesto permetterà di rileggere quei documenti e quelle testimonianze da un punto di vista differente e in maniera più ricca”.

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