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Se la cultura e il turismo si muovono al ritmo di un ventaglio

Un dialogo silenzioso e raffinato è in atto in questi mesi tra Milano e New York. Utilizza uno strumento che non ti aspetti, a lungo considerato semplice vezzo femminile. Accessorio raffinato, mezzo di comunicazione privatissimo, un po’ souvenir un po’ oggetto d’arte, il ventaglio mantiene inalterata la sua potenza espressiva nei secoli. Ed è in quello spazio ridotto di seta e pergamena, solo all’apparenza fragilissimo, che si dipana lo scambio culturale tra Italia e Stati Uniti. I due capi sono la casa Museo Poldi Pezzoli, scrigno di tesori a un passo dal Teatro alla Scala di Milano, e il Metropolitan Museum of Art di New York. Entrambi collaborano alla mostra dedicata alle “Meraviglie del Grand Tour” allestita lo scorso 30 gennaio nel capoluogo lombardo a cura di Lavinia Galli e Xavier F. Salomon, visitabile fino al 4 maggio 2026. Entrambi risultano piacevolmente affetti da Fanmania, la fascinazione del ventaglio.

La sala dedicata ai ventagli, all’interno della mostra “Meraviglie del Grand Tour”

Sono infatti ventiquattro gli esemplari (cui si aggiungono quattro fogli da montare) in mostra per la prima volta a Milano tra mirabilia e capolavori. Approdano nel 2005 nella casa museo da trenta stanze, orangerie e giardino segreto: uno scrigno che custodisce quadri, ceramiche, gioielli, arredi, oggettistica capace di riflettere il gusto impeccabile del padrone di casa, Gian Giacomo Poldi Pezzoli.

A centoquaratacinque anni dall’apertura al pubblico, la sua eredità continua a crescere. I ventagli fanno parte del legato testamentario di un altro collezionista, Carlo Martino Enzo Borgomaneri, e raccontano in maniera inedita la cultura tra XVIII e XIX secolo. Regalano all’osservatore uno sguardo sul Grand Tour, ovvero il viaggio attraverso Europa e Italia necessario a completare l’educazione culturale e il gusto dell’aristocrazia dell’epoca.

Ventaglio con veduta di Piazza del Pantheon, a Roma, pergamena e avorio, n. inventario 5371

Allora come oggi, si viaggia, si ammira e si porta a casa un ricordo. I souvenir dell’epoca sono però dei veri e propri quadri da appendere al polso. Sui ventagli si susseguono le rovine di Roma antica, i siti archeologici di Ercolano, Pompei e Paestum. E Napoli che la fa da padrona con le immagini del Vesuvio in eruzione, protagonista indiscusso dello spettacolare e spaventoso foglio che ripropone il fenomeno sull’intero arco di seta, con la veduta in notturna della montagna in primo piano e la colata di lava e lapilli.

Il Vesuvio visto dal mare, pergamena e avorio, n. inventario 5353

O, in alternativa, l’esemplare che di vulcani ne raffigura addirittura tre: oltre al Vesuvio, ci sono l’Etna in Sicilia e Stromboli. Ed è proprio la produzione napoletana che raffina lo stile dell’oggetto, con l’uso di vedute differenti nello stile delle cartoline. Allora il golfo, i paesaggi, o i singoli monumenti sfilano nelle toelette delle signore dell’epoca. Sono promemoria di un viaggio e accessorio di eleganza.

Risponde il Met oltreoceano con una mostra in corso proprio in primavera, non a caso intitolata “Fanmania” (aperta fino a maggio, per la fortuna dei curiosi si può ammirare comodamente sul portale del Museo): più di settantacinque ventagli della collezione newyorkese raccontano la fortuna di un oggetto che diventa altro. Documentano le influenze di Asia e Oriente, per non parlare della Spagna dove l’accessorio è di casa, e soprattutto la sfida, raccolta dai pittori attratti dalla forma semicircolare del supporto, dalla sua grande diffusione e dalle connesse potenzialità commerciali. Oltre all’effetto dei dipinti in movimento tra le mani di una signora che immaginiamo elegante, piacevolmente annoiata o magari impegnata in eventi mondani di primo piano.

Ventaglio delle Colombe Capitoline, ispirato al mosaico della Villa Adriana di Tivoli, pergamena e avorio, n. inventario 5355

Così Edgar Degas, che coinvolge anche Camille Pissarro e gli impressionisti nell’esibizione del 1879, ne produce almeno ventisette. Il più curioso? Quello che rappresenta le danzatrici, un suo grande classico, raffigurate in spazio aperto, mediante l’utilizzo di una vernice metallica con probabile effetto cangiante. Mary Cassat, proprietaria del ventaglio e pittrice, lo considerava “il più bello tra quelli dipinti da Degas”. La signora lo indossava, come molte contemporanee, usandolo per dire e non dire, secondo quel complicato codice di comunicazione che attraverso i secoli ha regolato proprio l’uso dei ventagli: posizione, movimento del polso e gestualità avevano significati ben precisi. Un sistema codificato, guarda caso, proprio a Parigi dalla storica Maison Duvelleroy, icona di moda fondata nel 1827, e autrice di una pubblicazione sul “Linguaggio del ventaglio” consegnata a tutti i fortunati acquirenti di fine ‘800. Un atto di marketing ante litteram che consacra il ventaglio nel ruolo di alleato perfetto di ogni signora, specie in periodi di complesse e rigide regole sociali, per sopravvivere al caldo e per raccontare e raccontarsi spesso al riparo da occhi indiscreti. Un ambasciatore di bellezza e cultura, cui l’Italia deve molto.

di Antonella Gonella – Fotografie: Museo Poldi Pezzoli, Milano

Immagine in copertina:  Ventaglio con veduta del Pantheon/Cineseria, pergamena e avorio, n. inventario 5363

Autore

  • Giornalista, laureata in Lettere classiche, sempre alla ricerca di nuovi libri e storie da raccontare. Ha collaborato con diversi giornali, una rete televisiva e svariati siti internet. Si occupa di comunicazione a livello istituzionale.

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