La Società Economica di Chiavari (GE) ospita, fino al 24 agosto 2025, la mostra “Sotto e sopra il nostro mare” con le opere di due artisti: Mino Alessio e Angelo Franzini. Entrambi, fra l’altro, oltre all’arte condividono la professione medica.
Mino Alessio così racconta la sua attività artistica: «Sono subacqueo da sempre, amante del mare, di ogni sua sfaccettatura e luce, della sua storia e cultura, al di sopra e al di sotto della sua superficie, e ho scattato foto durante le mie immersioni come pescatore in apnea. Scendere su quei fondali, trattenendo il respiro, nel grande silenzio, mi portava un assoluto senso di benessere. Per molti anni la pesca in apnea è diventata il mio stile di vivere il mare. Ho imparato a osservare le abitudini di ogni abitante marino, calandomi nella loro realtà subacquea, sempre meno goffamente, fino a raggiungere una discreta acquaticità, interpretando il movimento con armonia. In questo modo ho potuto vedere da vicino grandi ricciole, enormi cernie, grossi dentici e molti altri esemplari».


«Queste immagini sono rimaste scolpite nel mio animo emozionato. Sono le stesse immagini che ripropongo nei miei dipinti. Trattenere il fiato e mettere la testa sott’acqua è diventato il mio modo di respirare e vivere il mare. Ogni tela è un frammento di quel mondo: una vela all’orizzonte, un faro lontano, una burrasca che non fa paura ma appartiene. I miei colori sono mescolati a storie non dette, a nomi sussurrati nel rollio delle onde. Ho letto romanzi di Conrad, seguito le ricerche di Jacques Cousteu, studiato libri di biologia marina. Ho ascoltato la luce obliqua dei tramonti sul mare, ma il mio vero alfabeto è fatto di racconti tramandati e di un senso d’appartenenza che non si misura a parole. Svolgo l’attività professionale di medico e, da tanti anni, scatto le fotografie ai pesci del Mar Mediterraneo dipingendoli magnificati e migliorati tramite scene e colori molto vivaci. L’ultimo mio filone artistico è quello di “buttarmi” idealmente insieme ai pesci in acqua ritraendoli come se io stessi nuotando con loro. […] Amo esprimere la mia arte attraverso diversi tipi di pittura che spazia da quella figurativa fino a quella architettonica.»


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Angelo Franzini, neurochirurgo, ha iniziato a dipingere negli anni ’70 quando, a Milano, dov’è nato e cresciuto, ha incontrato Rino Vaghetti, noto poeta, giornalista e pittore, che lo ha introdotto nell’ambiente artistico insegnandogli la tecnica per creare quadri a tempera che tuttora realizza. Franzini , legato alla terra ligure e in particolare al Tigullio, così ricorda il suo mentore: «L’eclettico artista, che mi ha trasmesso le conoscenze pittoriche, mi ha suggerito di ritrarre sempre nelle mie opere ciò a cui sono più legato emotivamente e sentimentalmente e così ho fatto: quasi tutti i miei quadri hanno come soggetto dei luoghi liguri. La particolarità dei miei dipinti sta nel fatto che, oltre a trasporre una realtà di ambientazione naturale all’interno dell’opera, inserisco anche nella stessa degli elementi che la connotano con dei particolari che si collegano sempre a qualche evento della tradizione storica, artistica e sociale. In tal modo l’opera risulta un “meta-quadro”, ossia riporta l’osservatore ad una realtà altra e diversa dalla semplice rappresentazione artistica del soggetto che viene realizzato.»

«Questa forma di espressione creativa per me rappresenta una forte passione e mi identifico nelle opere che realizzo in cui è sempre presente una grande parte di me stesso. Solo una quindicina di anni fa ho ripreso, con costanza e frequenza, a dipingere utilizzando da sempre la tradizionale e classica tecnica pittorica della tempera grassa, risalente al 1500-1600, su cui passo l’olio che dà risalto al colore dell’opera e ha il pregio di asciugare rapidamente. Tendenzialmente, per realizzare un quadro, impiego un paio di mesi, tra il disegno, la sotto-pittura e i sedimenti e, come accennavo, ogni mia opera ha un soggetto a sé stante con sfondo di tipo figurativo-paesaggistico che cela e rimanda a una storia e a una narrazione sempre particolare e diversa. In questa mostra ho esposto alcuni quadri che ritengo fra i miei più significativi, in cui spicca la spiaggia di Cavi di Lavagna, dove si vedono i Bagni Milano, ritratta durante l’allestimento della spiaggia, è un dipinto ad olio su tavola di legno. Poi c’è il quadro con la stazione ferroviaria di Corniglia, nelle Cinque Terre e il bosco che ho dipinto al confine fra la Liguria e l’emiliana Val di Taro. Ho ritratto la colonia Devoto, che si trova sul Passo del Bocco ligure, abbandonata negli anni ’60 e, per mantenere ancora viva il suo ricordo e la sua memoria storica, ho lasciato idealmente accesa l’ultima luce al suo interno prima della chiusura definitiva. Ho riproposto pittoricamente l’oratorio di Tellaro, borgo della Spezia, evidenziando con il colore rosso acceso le mattonelle antistanti l’edificio in modo da farle risaltare».


«Particolare è l’opera che ripropone la centrale elettrica di Strinabecco, in Val di Taro, in cui è presente un uomo in posizione sdraiata che contempla l’universo sopra di lui. Nello specifico si tratta di una figura narrante che si collega alla teoria filosofica di Spinoza secondo cui la coscienza dell’universo è l’uomo. Mi sono ispirato all’elemento reale nel quadro di Portofino a Natale in cui riproduco le tipiche illuminazioni che vengono poste sulle abitazioni nel periodo festivo. La particolarità dell’opera è data dal fatto che non sono presenti le barche nel mare antistante la baia naturale in quanto ho ritratto l’ambientazione dopo la tempesta e il fatto di vedere Portofino senza imbarcazioni è un’occasione rara e unica. Ho dipinto, sullo sfondo naturalistico della città ligure di Lavagna, Papa Adriano V, legato alla storica e nobiliare famiglia dei Fieschi, che contempla l’universo e la pace sulla terra che è il riflesso della sua meditazione mentre osserva il cielo sovrastante a lui».



«Il filosofo Spinoza, a cui mi sono ispirato per la realizzazione di questi dipinti unici in cui è presente l’elemento umano, ritiene che lo scopo dell’uomo sia la coscienza universale, che è l’energia che trae da sè e che proviene dall’universo, il cui fine massimo è la produzione dell’autocoscienza stessa. Il dipinto del faro di Portofino, colto con l’ultimo raggio di sole e l’accensione della luce della lanterna, illumina la contemplazione e l’osservazione del paesaggio. Villa Oneto a Leivi, nell’entroterra ligure, viene ritratta con uno scenario formato da luci e da tenebre sintetizzate dal volo di un gabbiano che simboleggia la morte e l’anima come concetti filosofici dell’essere e dell’esistere universale».


«La ferrovia nella città di Vernazza, alle Cinque Terre, con il primo treno del mattino in sosta e pronto a ripartire dalla stazione ferroviaria esplica il concetto della vita colta nella sua quotidianità e nel gesto simbolico del ripetersi nelle fermate del treno sempre verso un nuovo avvio. Il confine fra le città di Chiavari e Lavagna colto nelle scure giornate invernali con il sole che richiama il chiarore della vita stessa che si alterna continuamente all’oscurità universale in un gioco simbolico di rimandi eterni».
di Isabella Puma
Immagine in copertina: opera di Mino Alessio
