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To strive, to seek, to find. L’epopea eroica delle spedizioni antartiche

L’Antartide è probabilmente il continente più remoto e “alieno” della Terra. È un territorio vastissimo (circa quattordici milioni di chilometri quadrati di superficie), il più ventoso del pianeta e quello maggiormente ricoperto dai ghiacci; è inoltre l’unico continente privo di una popolazione indigena (difatti, gli unici esseri umani a soggiornarvi sono gli scienziati impegnati temporaneamente nelle basi di ricerca). Allo stesso tempo è l’ambiente meno contaminato e possiede uno status giuridico unico: con il Protocollo di Madrid del 1991 è stato proclamato “riserva naturale dedicata alla pace e alla scienza”. Proprio la sua lontananza, unita alle difficoltà di esplorazione, ha contribuito a renderlo uno dei continenti meno conosciuti e più circondati da suggestioni e miti.

Spedizione antartica britannica Scott 1901-1904. Porto Mulei, dove la Discovery restò bloccata per circa due anni

Dalla fine del XIX secolo l’esplorazione delle regioni polari conobbe un forte slancio, inaugurando quella che gli storici definiscono l’epoca eroica delle esplorazioni antartiche. Furono organizzate, tra la fine dell’Ottocento e la Seconda guerra mondiale, diciassette grandi spedizioni da parte di dieci diversi Stati. La limitata natura delle risorse disponibili in ambito di trasporti e telecomunicazioni resero ogni missione una prova estrema di resistenza fisica e mentale. Alcune spedizioni rimasero bloccate nei ghiacci per mesi o anni, come quella guidata nel 1902 dal geologo svedese Otto Nordenskjöld, costretta a prolungare la permanenza in Antartide ben oltre il previsto.

Spedizione antartica britannica Scott 1901-1904. La Discovery nei quartieri d’inverno

Le vicende più celebri di quest’epoca restano tuttavia quelle legate alla grande sfida geografica della conquista del Polo Sud. La storia della prima spedizione a raggiungere il 90° sud appartiene ormai a un immaginario quasi mitico, popolato da uomini che nei primi anni del Novecento affrontarono una natura ostile non solo per una tremenda sete di gloria, ma anche con l’ostinato desiderio di spostare, un parallelo più in là, i confini delle possibilità umane. Nel 1910 il marinaio britannico Robert Falcon Scott salpò con la nave Terra Nova dopo un anno di meticolosi preparativi. La spedizione aveva due obiettivi principali: condurre ampie ricerche scientifiche nel continente e raggiungere per primi il Polo Sud. Scott aveva già fatto esperienza delle dure condizioni dell’Antartide durante la spedizione del 1901 con la nave Discovery. In quell’occasione, insieme ai suoi compagni trascorse due anni accampato nella Winters Quarters Bay.

Spedizione antartica britannica Scott 1901-1904. Campo sulla barriera di ghiaccio
Spedizione antartica svedese Nordenskjöld-Larsen 1901-1904. Costa dell’isola Snow Hill in bassa marea

Nello stesso periodo anche il norvegese Roald Amundsen stava preparando una nuova spedizione polare. Il suo obiettivo iniziale era raggiungere il Polo Nord, ma nel 1909 l’annuncio della sua presunta conquista da parte degli statunitensi Cook e Peary sembrò chiudere la corsa al primato. Con una spedizione ormai pronta ma senza più la possibilità di rivendicare quella meta, Amundsen decise di cambiare piano e di dirigere le proprie ambizioni verso il Polo Sud. Entrambi salparono dai rispettivi paesi nel giugno del 1910 e giunsero in Antartide quasi contemporaneamente, nel gennaio del 1911, stabilendo però le proprie basi in due settori opposti della vasta Barriera di Ross. Scott decise di non modificare il proprio programma per accelerare la corsa al polo, fiducioso nella solidità della spedizione organizzata: un’impresa complessa, con un ampio apparato logistico pensato per sostenere la ricerca scientifica. Amundsen, al contrario, impostò la sua spedizione come un’operazione rapida ed estremamente efficiente, composta da uomini allenati, abili sciatori ed esperti conduttori di cani da slitta. Queste differenze strategiche si rivelarono decisive. Il 18 gennaio Scott e i suoi quattro compagni raggiunsero il Polo Sud. I cinque uomini erano già provati dal freddo e dalla fatica: negli ultimi dieci giorni la marcia era stata molto più dura del previsto e le condizioni climatiche inclementi. Henry Bowers, il più giovane del gruppo, scorse in lontananza un piccolo punto nero: la bandiera norvegese. Scott riporta l’amarezza della scoperta sul suo diario: «I norvegesi ci hanno preceduto e sono loro i primi al Polo. Che terribile delusione. […] Che posto terribile per noi: dopo tanta fatica non avremo nemmeno la ricompensa del primato. Ora la corsa verso casa è una lotta disperata. Mi chiedo se riusciremo a farcela».

Spedizione antartica svedese Nordenskjöld-Larsen 1901-1904. Capanne di pietre nell’isola Paulet

Il viaggio di ritorno si trasformò presto in tragedia. Edgar Evans morì a seguito dei traumi subiti durante la discesa del ghiacciaio Beardmore. Poco tempo dopo anche Lawrence Oates, ormai consapevole di essere condannato dal congelamento e deciso a non rallentare i compagni, uscì dalla tenda mentre infuriava una tempesta polare e scomparve tra i vortici di neve. Scott annotò le sue ultime parole: «Vado solo un attimo fuori e potrei restarci un po’.» Robert Falcon Scott, Edward Wilson e Henry Bowers rimasero bloccati da una violenta tormenta di neve a sole undici miglia da un deposito di rifornimenti predisposto durante l’andata. Il 29 marzo Scott scrisse le ultime parole nel suo diario: «Stiamo diventando sempre più deboli e la fine non può essere lontana. […] Per l’amor di Dio, abbiate cura dei nostri cari».

Spedizione antartica svedese Nordenskjöld-Larsen 1901-1904. Escursione in slitta

I loro corpi, insieme ai diari e alle lettere, furono ritrovati da una squadra di ricerca nella primavera australe del novembre 1912. A loro memoria venne issata sul ghiaccio antartico una croce incisa con le parole dell’Ulysses di Alfred Tennyson: “To strive, to seek, to find and not to yield” (Lottare, cercare, trovare e non cedere). Scott, i suoi compagni e la loro vicenda entrano così per sempre in un mondo letterario, eroico, mitico: dei novecenteschi odissei che affrontarono il mare ghiacciato per ritrovare la strada di casa.

di Susanna Di Gioia e Caterina Gatta – fotografie: Società Geografica Italiana

Immagine in copertina: Spedizione antartica svedese Nordenskjöld-Larsen 1901-1904. Pinguini sulla spiaggia

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