Il tè è un’arte, e come tale richiede la mano di un maestro per manifestare le sue qualità più nobili. […] Ogni preparazione delle foglie ha la sua individualità, una sua affinità speciale con l’acqua e il calore, una sua eredità di ricordi da rievocare, un suo modo di raccontare una storia. La vera bellezza deve esservi sempre presente. (Okakura Kakuzõ, Il libro del tè – traduzione di Gian Carlo Calza)

Il tè è la bevanda più popolare del mondo, utilizzata per la prima volta in Cina migliaia di anni fa. Nei secoli questa bevanda, caratterizzata dal suo caldo colore ambrato, è diventata un simbolo. Offrire una tazza di tè non è solo un segno di cortesia e di benvenuto verso un ospite, ma è qualcosa di più. Condividere una tazza di tè per molti popoli significa condividere un momento di comunione durante il quale ci si scambiano idee, convinzioni, progetti e molto altro. Una tazza di tè non si rifiuta mai. In alcune religioni orientali si è arrivati a realizzare una cerimonia del tè che allontana, chi la celebra, dagli affanni della vita quotidiana, aiutando a raggiungere un momento di spiritualità e favorendo la meditazione.

Una conferma dell’importanza del tè ce la danno i manufatti che sono stati creati per gustare questa bevanda: tazze di mille fogge, con decorazioni molto artistiche, teiere di varie forme e materiali (argento, peltro, ghisa, ceramica, porcellana, argilla, vetro), accessori vari per l’utilizzo, spesso anche molto raffinati. Ma anche le modalità di assunzione sono varie e cambiano di paese in paese. Comunque è veramente difficile che qualcuno beva una tazza di tè “di corsa”, prima di tutto perché la bevanda si preferisce quasi sempre molto calda e poi perché, anche per chi non attribuisce al momento un particolare significato mistico o meditativo, è un modo per fermarsi, rilassarsi, recuperare le energie.

La pianta, da cui si ricavano le preziose foglioline, è la Camellia sinensis (questo il suo nome attribuitole da Linneo in onore del botanico Kamel), e appartiene alla famiglia delle Theaceae. Originaria di una regione della Cina del sud, lo Yunnan, è un albero sempreverde con foglie lucide e fiori bianchi, ricchi di stami gialli, il frutto assomiglia ad una noce moscata. Quando si cominciò a coltivare la pianta per utilizzare le sue foglie, le piantagioni si diffusero in tutta la Cina. La Camellia cresce bene in climi tropicali e subtropicali a quote comprese tra i trecento e i duemila metri di altitudine. Anche se la pianta può raggiungere parecchi metri di altezza, nelle piantagioni si fa in modo che non superi l’altezza di centocinquanta centimetri per agevolare la raccolta delle foglie e dei germogli.

Per molto tempo il tè fu una bevanda conosciuta solo in Cina, fino a quando, verso l’anno 900, i monaci Buddhisti, arrivati dall’India, provarono la bevanda e la trovarono eccellente, soprattutto per le sue proprietà. In particolare dava loro la giusta energia per rimanere svegli e lucidi durante le lunghe ore di meditazione che prevedevano i loro riti religiosi. Successivamente, alcuni semi e piante di tè, sempre da monaci furono portati in Giappone e così anche qui si diffuse il suo utilizzo.

In Occidente il tè venne scoperto nel XVII secolo (fine della dinastia Ming 1368-1644), quando i commercianti europei arrivano in Cina e scoprono i prodotti di questo Paese. Sembra che i primi a portare il tè in Europa siano stati gli olandesi e i portoghesi. Comunque la maggiore diffusione del tè in Europa fu sicuramente dovuta agli inglesi, che ottennero il monopolio del commercio del tè con la Cina. Gli inglesi riuscirono a non dipendere più dal tè cinese quando, nel 1823, lo scozzese Robert Bruce scoprì alcuni alberi di tè selvatici in India, la varietà Camellia sinensis assamica, chiamata così perché fu trovata nella regione Assam nel nord dell’India: nacque così la prima piantagione indiana. Qualche anno dopo, nel 1848, il botanico Robert Fortune, inviato appositamente in Cina, riuscì a trafugare alcune piantine della varietà Camellia sinensis sinensis per portarle in India, allora colonia inglese. Con queste piante furono avviate piantagioni nella regione del Darjeeling, che grazie alla sua posizione geografica diede tè di ottima qualità.

Londra, Earl Grey
In Italia l’importazione del tè arrivò relativamente tardi, verso la metà del XIX secolo. All’inizio, in Cina, la bevanda era utilizzata soprattutto come medicinale per le sue qualità terapeutiche, per esempio durante i pasti perché aiutava la digestione. Le foglie venivano sbriciolate e fatte bollire con l’aggiunta di sale, radici, frutta e a volte anche cipolla. In pratica si otteneva una specie di zuppa. In Tibet ancora oggi si beve in questo modo con l’aggiunta di burro di yak. Quando la bevanda arrivò alla corte imperiale cinese diventò più raffinata e venne cambiato il modo della sua preparazione. Durante la dinastia Song (420-477), le foglie venivano macinate a pietra fino ad ottenere una polvere finissima, la polvere si versava in una ciotola di acqua calda e veniva battuta con un frullino di bambù: questo metodo veniva chiamato il “tè frullato”, mentre quello precedentemente descritto veniva definito il “tè bollito”. In questo periodo i giapponesi scoprirono il tè e ancora oggi in Giappone la cerimonia del tè si fa utilizzando questo sistema. Solo durante la dinastia Ming (1368-1644) si cominciò a prendere il tè come infuso. Infine nel 1908 un commerciante di New York creò dei campioni di tè racchiusi in sacchetti di seta. Molti dei suoi clienti utilizzarono direttamente questi sacchetti immergendoli nell’acqua calda per ottenere l’infuso. Il prodotto fu poi perfezionato e brevettato nel 1930 da William Hermanson che utilizzò bustine di carta corredate da una cordicella per facilitare la rimozione del sacchetto una volta ottenuto l’infuso. Nel 1953 Thomas Lipton per la prima volta scrive sulle confezioni le istruzioni per il corretto utilizzo della bustina che viene perfezionata ed è quella che usiamo ancora oggi, una bustina a soffietto.

Pur provenendo sempre dalla stessa pianta il tè che ancora oggi usiamo ha diversi nomi e ciò è dovuto al tipo di preparazione a cui vengono sottoposte le foglie: si parte ovviamente dalla raccolta, dopo l’appassimento e l’arrotolamento che a seconda di come viene fatto può provocare l’ossidazione e infine anche la fermentazione che dà un ulteriore tipo di tè. Abbiamo per esempio tè verde con foglie non ossidate, tè nero con foglie molto ossidate che diventano molto scure, tè blu (oolong) che ha un’ossidazione intermedia tra i due precedenti, tè bianco composto dalle gemme delle foglie; e per finire Tè Pu Erh le cui foglie secche vengono fatte invecchiare e fermentare. Oggi si utilizzano molti tè, rilavorati, con aggiunte di aromi quali per esempio: limone, arancio, frutti rossi, fiori, menta ecc.
Il maggiore produttore di tè è la Cina, seguito da India, Sri Lanka, Kenia, Vietnam, Taiwan e Giappone. La bevanda è diventata parte integrante di tradizioni e culture di molti paesi, e sono state create varie preparazioni tipiche di alcuni luoghi. La Cina è un paese molto esteso e quindi nelle varie regioni troviamo una grande varietà di culture e abitudini diverse nel bere il tè. Nelle città del nord, tra cui Pechino, si trovano molti chioschi che preparano il tè che poi viene bevuto in grandi ciotole. Non c’è un orario per prenderlo, serve a rinfrancarsi e dissetarsi durante la giornata. In alcune zone rurali si usa ancora fare una specie di brodo con vari ingredienti, simili all’utilizzo più antico di questa pianta. Poi c’è la cerimonia nota come Gonghfu Cha, un rito vero e proprio che crea un momento di rilassamento e meditazione. Dopo aver riempito per metà una teiera di ceramica con del tè, si aggiunge acqua calda sulle foglie, si aspetta qualche minuto e si versa la prima infusione su un vassoio di legno, nella cui parte inferiore è presente un serbatoio. Si mette nuova acqua calda nella teiera, dopo qualche minuto si versa l’infusione in piccole tazze di porcellana. Questa operazione viene ripetuta più volte, di solito un massimo di sei, fino a quando le foglie utilizzate riusciranno a dare sapore all’acqua. Alcune popolazioni del nord lo preferiscono con l’aggiunta di latte, mentre nel sud possono venir aggiunti aromi vari.
Il tè verde giapponese, tè Matcha , viene utilizzato durante la cerimonia del Cha No Yu, una vera e propria filosofia legata al Buddhismo Zen. La cerimonia fu riformata dal monaco buddhista Sen no Rikyu (1522-1591), considerato un importante maestro del tè. Lo scopo dei maestri del tè è quello di ricreare una condizione di serenità e purezza, la casa del tè diventa pertanto la “Casa della Pace”. La cerimonia si svolge nella sala, o casa, del tè, rigorosamente vuota: l’unico elemento decorativo è una nicchia in cui può essere esposto un dipinto oppure una composizione floreale. La stanza deve essere vuota e non appariscente perché simboleggia l’anima che si libera dagli affanni quotidiani e durante la cerimonia si raggiunge, con il silenzio e la meditazione, l’armonia spirituale.

Nel Marocco e nei Paesi del Nord-Africa viene offerto il tè alla Menta, segno di benvenuto verso l’ospite che entra nella casa, e si dimostra così benevolenza e stima verso il nuovo arrivato. Si beve sempre caldo. Nella teiera si mettono prima le foglie di tè verde, poi si aggiunge l’acqua calda, dopo qualche minuto di infusione si aggiungono le foglie di menta fresche. In genere questo tè viene abbondantemente zuccherato e viene servito in bicchieri di vetro decorato. Il tè viene preparato dal capo famiglia e vengono offerti tre bicchieri augurali di tè; poiché il tempo di infusione delle foglie sarà diverso, anche il sapore sarà diverso. Si dice che il primo bicchiere è gentile come la vita, il secondo forte come l’amore, il terzo amaro come la morte. In Inghilterra il momento pomeridiano del tè, quello delle cinque, è anche questo una specie di cerimonia, più mondana e senza significati religiosi. È un momento conviviale che rinfranca e che dona nuova energia. Sembra che sia diventata una consuetudine quando la duchessa di Bedford, nel XIX secolo, la propose ai suoi amici e conoscenti. La tavola viene apparecchiata con servizi raffinati di porcellana e argenteria e il tè viene accompagnato da latte, biscotti, muffin, torte, e sandwich.

Nei Paesi dell’Est europeo, ma anche in Iran e in Turchia, viene utilizzato il samovar, praticamente un bollitore di metallo. Un tempo funzionava con frammenti di carbone incandescente che venivano inseriti in un apposito spazio, ora quasi tutti i samovar utilizzati sono elettrici. Anche per questi popoli il momento della degustazione del tè era un momento in cui la famiglia e/o gli amici si riunivano per parlare, riposarsi e raccontare magari gli avvenimenti della giornata. Anche in questo caso la bevanda era accompagnata da dolci della tradizione.

In India la bevanda nazionale è il Masala Chai, che viene bevuto in qualsiasi ora della giornata. La parola Masala sta ad indicare “misto di spezie”, quindi un tè (Chai) speziato, per cui vengono usati zenzero, cannella, anice, chiodi di garofano, cardamomo e a volte anche pepe. Il tè utilizzato è quello nero molto forte e all’acqua si aggiunge sempre del latte. Il tè, il latte e le spezie vengono messi tutti insieme in un recipiente e fatti bollire, si crea pertanto una specie di decotto e un attimo prima di versare nelle tazze si aggiunge lo zucchero.
In Italia l’uso di bere tè è abbastanza diffuso, anche se non si è creata nessuna cerimonia particolare. In estate, quasi sempre, viene bevuto freddo e nelle regioni del sud viene offerto, al posto di una fetta di limone, con dell’ottima granita sempre di limone.
testo e illustrazioni di Angela Maria Russo
