Nel 2027 il mondo sprofondò nell’abisso della Terza guerra Mondiale. I maggiori capi di stato tentarono invano di trovare un accordo: dopo due anni di trattative fallite, il pianeta si frammentò in alleanze precarie e ostili. Gli stati musulmani si schierarono con l’India, mentre gli Stati Uniti d’America strinsero un patto esclusivo con Israele. La Cina si allineò con la Corea del Nord, mentre la Russia, ormai padrona di gran parte dell’Ucraina e della Bielorussia, rimase un’entità solitaria e imprevedibile. L’Europa, l’Australia e il Giappone si trovarono isolate, prive di alleanze strategiche. Gli stati più piccoli osservarono con terrore lo svolgersi degli eventi, nella speranza di non essere coinvolti. Fu un’illusione vana: nessuno fu risparmiato. Il conflitto divenne un caotico “tutti contro tutti”. Le armi nucleari furono impiegate senza remore, e il fragile equilibrio del clima terrestre crollò definitivamente. Il surriscaldamento globale accelerò in modo incontrollato, facendo innalzare i mari e scatenando catastrofi naturali su scala globale. Molte isole furono sommerse dalla furia degli oceani e le città costiere, un tempo fiorenti, furono inghiottite dalle acque. L’Italia non fu risparmiata: le metropoli marittime lottarono disperatamente contro l’avanzare del mare, ma fu Venezia a pagare il prezzo più alto. La città lagunare, famosa in tutto il mondo per la sua bellezza e il suo patrimonio artistico, si trasformò in una moderna Atlantide.


Il Mose, l’imponente sistema di barriere mobili progettato per difendere Venezia dalle maree, collassò con il primo attacco bellico. Senza protezioni, le acque si impossessarono delle calli e delle piazze, sommergendo la città in modo definitivo. Ponti, musei, palazzi e basiliche scomparvero sotto una coltre d’acqua salmastra, lasciando solo il ricordo di una grandezza perduta.


Nel 2035, quando la guerra era ancora in corso e il mondo faticava a trovare un nuovo equilibrio, l’UNESCO e i principali enti per la salvaguardia del patrimonio culturale europeo, con il supporto di alcuni finanziatori privati, si unirono in un’ultima impresa disperata: salvare ciò che restava della grandezza di Venezia. Con gli ultimi fondi disponibili e le più avanzate tecnologie idrauliche, fu ideato un rivoluzionario sistema di sollevamento subacqueo. I monumenti più rappresentativi della città furono ancorati a meccanismi sofisticati posti sotto le loro fondamenta, permettendo di elevarli al di sopra delle acque e sottrarli alla distruzione definitiva.

Nel 2035 prima degli interventi di salvataggio, emergevano dalle acque solo la parte superiore del campanile di piazza San Marco e la sommità della Scala Contarini del Bovolo. Venezia non poté essere salvata nella sua interezza, ma le sue opere più straordinarie riuscirono a sopravvivere, testimoni silenziose di un passato glorioso.

La guerra cessò nel 2048, dopo decenni di sofferenza e distruzione. Ora, nel 2050, queste fotografie documentano ciò che è rimasto della Serenissima: frammenti di storia strappati all’oblio. Un monito per le generazioni future, nella speranza che una simile tragedia non si ripeta mai più.

testo e fotografie di Angelo Aldo Filippin
