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Via dei Coronari, la strada degli antiquari a Roma

Nel cuore del centro storico di Roma, tra Piazza Navona e il corso del Tevere, via dei Coronari rappresenta oggi una delle strade più suggestive e culturalmente stratificate della capitale. La sua lunghezza contenuta e l’andamento lineare ne fanno un percorso apparentemente discreto rispetto alle grandi direttrici urbane circostanti; eppure, dietro questa sobrietà formale si cela una storia complessa, che attraversa il Medioevo, il Rinascimento, l’età barocca e l’età contemporanea, fino a consolidarne l’identità attuale di “strada degli antiquari”.

Le origini della via si collocano nel tessuto urbano medievale della città. Dopo il declino dell’età imperiale e le trasformazioni dell’alto Medioevo, Roma vide progressivamente ridefinirsi i propri assi viari attorno ai poli religiosi e ai percorsi dei pellegrini. Via dei Coronari si sviluppò lungo uno dei principali tracciati che collegavano l’area di Campo Marzio e Piazza Navona al ponte Sant’Angelo e quindi alla Basilica di San Pietro. Con l’indizione del primo Giubileo nel 1300 da parte di Bonifacio VIII, Roma tornò a essere centro di un intenso movimento internazionale, attirando fedeli da ogni parte d’Europa. La strada divenne così un corridoio fondamentale per il flusso devozionale e commerciale. Il nome “Coronari” deriva dagli artigiani che vi esercitavano la loro attività: produttori e venditori di corone del rosario, immagini sacre, reliquiari e oggetti destinati alla devozione privata. Il commercio religioso costituiva un settore economico centrale per la città giubilare, e lungo questa via si sviluppò un sistema di botteghe strettamente legato alla spiritualità del pellegrinaggio. La strada divenne così un microcosmo urbano in cui fede, economia e artigianato si intrecciavano stabilmente.

Incisione storica del periodo ottocentesco che raffigura la cosiddetta Casa di Raffaello in via dei Coronari a Roma, un edificio legato per tradizione al grande pittore rinascimentale – Fotografia:  Wikimedia Commons

La vicinanza al Tevere influenzò profondamente la sua evoluzione. Prima della costruzione dei muraglioni ottocenteschi, le frequenti esondazioni del fiume segnavano la vita quotidiana dell’area. Le alluvioni modificarono progressivamente il livello del suolo, determinando rialzi e adattamenti architettonici ancora oggi visibili: ingressi sopraelevati, soglie rinforzate, differenze di quota tra strada e piano interno delle abitazioni. Questi dettagli restituiscono una stratificazione materiale che racconta la convivenza della città con il proprio ambiente naturale.

Tra Quattrocento e Cinquecento la via iniziò a trasformarsi. L’ascesa di Roma come centro artistico e politico durante il Rinascimento favorì l’insediamento di famiglie nobiliari e prelati in zone prossime al Vaticano ma al contempo centrali. Sorsero così palazzi con cortili interni, logge, facciate in travertino e portali monumentali che ancora oggi scandiscono il ritmo architettonico della strada. Le edicole votive, gli stemmi araldici e i dettagli decorativi contribuiscono a delineare un paesaggio urbano coerente e armonico, nel quale l’impronta rinascimentale dialoga con interventi successivi. Nel Seicento e nel Settecento l’area fu ulteriormente vivacizzata dalla presenza del celebre Teatro Tordinona, poi ricostruito e noto come Teatro Apollo. Situato nei pressi del Tevere, rappresentò uno dei principali teatri romani fino alla sua demolizione nell’Ottocento. Qui si svolgevano opere liriche, spettacoli drammatici e rappresentazioni che attiravano aristocratici, artisti e viaggiatori stranieri. La vicinanza di uno spazio teatrale di tale rilevanza contribuì a rendere l’area un centro di vita culturale e mondana, favorendo indirettamente la circolazione di opere, oggetti e curiosità artistiche.

Nel corso del Settecento e dell’Ottocento Roma divenne una tappa imprescindibile del Grand Tour, il viaggio formativo intrapreso da giovani aristocratici europei. Anche Via dei Coronari beneficiò di questo flusso culturale: accanto alle attività religiose e artigiane si svilupparono botteghe di stampe, incisioni e oggetti d’antiquariato destinati a viaggiatori e collezionisti. La città iniziò a essere percepita come luogo privilegiato per l’acquisto di opere d’arte e memorie del passato. Con l’Unità d’Italia e la proclamazione di Roma capitale nel 1870, il centro storico fu oggetto di importanti trasformazioni urbanistiche. Molte aree vennero sventrate o radicalmente modificate; via dei Coronari, pur subendo interventi di adeguamento, conservò in larga parte il proprio impianto originario. Questa continuità urbanistica ne preservò il fascino e la rese particolarmente adatta all’insediamento di attività legate al commercio d’arte.

Scorcio di via dei Coronari, 2025 – Fotografia: © Erika Menicucci
La fontana di piazzetta di San Simeone, via dei Coronari – Fotografia: © Erika Menicucci

Nel Novecento la strada consolidò definitivamente la propria identità antiquaria. Le vetrine iniziarono a ospitare mobili d’epoca, dipinti antichi, arti decorative, porcellane, sculture, argenti e oggetti provenienti da collezioni private europee. Non si trattava soltanto di transazioni commerciali, ma di un’attività spesso fondata su competenze storico-artistiche approfondite. Molti antiquari erano studiosi capaci di ricostruire provenienze, attribuzioni e percorsi collezionistici, contribuendo alla tutela del patrimonio.

Passeggiare oggi lungo Via dei Coronari equivale a percorrere un museo diffuso. Ogni vetrina offre uno scorcio su epoche differenti, ogni oggetto diventa testimonianza di una stagione del gusto. L’antiquariato romano ha tradizionalmente privilegiato le arti decorative e il collezionismo europeo tra Settecento e Ottocento, ma la varietà delle proposte riflette l’evoluzione del mercato e delle sensibilità contemporanee. In questo contesto si inserisce la storia della Galleria Chiara Bruschini Tanca Antichità, al civico 8, espressione di una tradizione familiare radicata nel Novecento romano. Negli anni Quaranta il Cavaliere Giuseppe Tanca fondò un importante negozio in Salita de’ Crescenzi, nucleo originario della futura Galleria L’Art Nouveau in Via dei Coronari 220. In un periodo segnato dalle difficoltà del dopoguerra, la sua attività contribuì alla valorizzazione delle arti decorative europee e al consolidamento della reputazione antiquaria della strada.

Dipinto attribuito a Guido Reni, 1600 circa, Galleria Chiara Bruschini Tanca – Fotografia © Erika Menicucci
Maria Anna di Borbone “Mademoiselle de Blois”, dipinto a olio francese fine 1600 primi 1700 circa, Galleria Chiara Bruschini Tanca – Fotografia © Erika Menicucci

 La figlia Maria Elisa Tanca proseguì questo percorso, ampliando l’orizzonte culturale della galleria e rafforzandone il profilo di studio e ricerca. Successivamente Vera Amici Tanca sviluppò ulteriormente l’identità dello spazio, fino all’attuale configurazione della Galleria Chiara Bruschini Tanca Antichità. Oggi la galleria propone una selezione di arti decorative prevalentemente tra Settecento e Ottocento, con particolare attenzione alle suggestioni dell’Art Nouveau, offrendo un dialogo coerente tra memoria storica e sensibilità estetica contemporanea. Nonostante le trasformazioni urbane, l’aumento dei flussi turistici e le nuove dinamiche economiche del centro storico, Via dei Coronari mantiene una forte identità culturale. Accanto alle gallerie antiquarie sopravvivono librerie specializzate, botteghe artigiane e piccoli spazi espositivi che contribuiscono a preservarne il carattere. La strada continua a essere un osservatorio privilegiato sulla relazione tra passato e presente nella città di Roma. Da percorso medievale dei pellegrini a polo antiquario internazionale, via dei Coronari riflette l’evoluzione sociale, economica ed estetica della capitale. È un luogo in cui la memoria non si cristallizza, ma continua a dialogare con il presente, offrendo a chi la percorre non soltanto un’esperienza visiva, ma una lettura concreta e stratificata della storia urbana romana.

di Erika Menicucci

Immagine in copertina: Veduta del Tevere a Roma con Castel Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro sullo sfondo, dipinto di Rudolf Wiegmann, 1834. L’opera documenta il paesaggio urbano romano prima della costruzione dei muraglioni ottocenteschi limitrofi a via dei Coronari – Fotografia: Wikimedia Commons

Autore

  • Erika Menicucci è scrittrice e collezionista d’epoca, con particolare interesse per la storia europea e per l’analisi dei fenomeni storici nei loro risvolti psicologici, politici e culturali. Ha approfondito questi ambiti attraverso percorsi formativi in area storico-artistica, nella scrittura e nel collezionismo antiquario. È autrice del saggio Come un’ape regina, dedicato alle grandi regine europee, e collabora con realtà impegnate nella valorizzazione dell’antiquariato e del patrimon...

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