Quando decisi di intraprendere il viaggio in Vietnam ero un po’ titubante perché l’Oriente non mi aveva mai affascinata totalmente, nonostante la mia persona sia sempre stata attratta da quei luoghi in cui il buddhismo, oltre che una religione, è una filosofia di vita e dove le anime e la tranquillità mentale vivono serene. Alla fine mi convinco e parto all’avventura per catturare l’anima di questo paese, a sentir dire, molto affascinante. Volevo fare un viaggio immersivo attraverso culture millenarie, paesaggi naturali, città vibranti che raccontassero storie di rinascita e tradizione.

Il mio viaggio inizia dalla caotica e travolgente (in tutti i sensi) Saigon, la città più popolosa del Vietnam, nella parte sud-occidentale del territorio. Flotte di motorini sfrecciano sulle larghe strade, tra un mix di modernità e tradizione, attraverso templi antichi, mercati e grattacieli altissimi. La prima sensazione è quella di essere travolti da un’energia pulsante, ma anche di una semplicità che si percepisce nell’aria. Saigon fu capitale del Vietnam tra il 1949 e il 1955, e successivamente del Vietnam del Sud fino al 1975, data che segnò la fine della guerra e che portò alla riunificazione del paese con capitale posta ad Hanoi. Il 2 luglio 1976 Saigon venne rinominata Ho Chi Minh in onore del padre fondatore del Vietnam moderno, la cui lotta per l’indipendenza del paese e il cui impegno per i principi del socialismo ispirarono generazioni di attivisti in tutto il mondo. Il suo esempio dimostrò che la determinazione, la resistenza e la visione possono portare alla vittoria contro l’oppressione e l’ingiustizia coloniale.

Nella mia tanta voglia di conoscenza, inizio col visitare i tunnel di Cu Chi, uno dei reperti bellici più famosi del Vietnam. Una città sotterranea composta da più di duecento chilometri di stretti tunnel che collegavano i rifugi, i bunker, gli ospedali e altri luoghi sicuri dove si trovavano filtri d’aria e coperture ermetiche che facevano parte della difesa vietnamita. Un’esperienza che non avrei mai più dimenticato. In quegli spazi angusti riesco a sentire sulla pelle ogni sensazione, dal freddo alla paura, ai pianti, al tempo che sembrava non passare mai. Riesco a vedere, come se mi fossi proiettata indietro nel tempo, la sofferenza ma anche la determinazione a non arrendersi e la forza di credere in un futuro di pace.

In questo viaggio non poteva mancare un giro in barca sul delta del Mekong, il più importante fiume dell’Indocina. Così affitto una piccola imbarcazione in legno, guidata abilmente con un remo da un abitante di Ben Tre, una piccola isola situata nella fitta vegetazione del delta, circondata da alberi di noci di cocco e famosa per le esportazioni in tutto il mondo dei prodotti a base di cocco. I lavoratori qui usano ogni parte del frutto. La sua buccia viene venduta come combustibile per fabbriche di mattoni, il suo latte viene versato in serbatoi e spedito per la produzione di caramelle; tra gli altri usi, il miele. Il lavoro nelle fabbriche è interamente manuale, con solo coltelli affilati e grossi muscoli come unico strumento. Una scoperta gradita in un luogo meno conosciuto di questo paese.


Quando decido di intraprendere un viaggio, cerco sempre di riempire il mio bagaglio di più emozioni possibili. E così, visto che il mio è un viaggio che include la ricerca della pace interiore, mi spingo fino a nord per fare un trekking nelle alte montagne al confine con la Cina, nello specifico a Sa Pa. Qui so di trovare quello che cercavo. Mi trovo di fronte paesaggi incantati e silenziosi, abitati da diverse etnie concentrate proprio in quella parte del paese. Le risaie terrazzate sono un vero spettacolo della natura. I campi di riso ricordano le nostre pianure, ma qua e là spuntano i copricapi tradizionali delle donne, appuntiti e beige, confortanti presenze nella natura. L’impatto con la realtà dei villaggi remoti di Suoi Ho e Ma Tra, vicini alla città di Sa Pa, è di conoscenza e amore, nella semplicità di una vita che sembra rallentata rispetto al resto del mondo; ma ciò che mi colpisce maggiormente è la serenità negli sguardi di quelle persone e la profondità dei sentimenti che esse emanano soltanto attraverso gli occhi.

La Baia di Ha Long è considerata una delle meraviglie naturali del mondo. È composta da migliaia di isole che si ergono nelle acque smeraldo dando forma ad un drago: non a caso in vietnamita “Ha Long” significa “Dove il drago scende in mare”.


Dopo una notte trascorsa in barca, immersa in una magica atmosfera, è arrivato per me il momento di lasciare questo meraviglioso angolo di mondo. Davvero difficile salutare il Vietnam, non rivedere quei sorrisi incondizionati, sereni e avvolgenti. Silenzio, empatia, mani giunte che salutano. Scoprire il Vietnam è riscoprire se stessi e le proprie mille anime nascoste.
testo e fotografie di Jenny Guarnieri
