Alcuni luoghi, pur geograficamente distanti fra di loro, risultano essere accomunati da alcune figure importanti. Per esempio la città di Padova, con la sua prestigiosa università, ha dei legami inaspettati con un piccolo paesino immerso nel gran bosco della Sila. E la figura che ne funge da contatto è Bruno da Longobucco. Il “gran dottore della Sila” nacque in questo piccolo paese agli inizi del 1200. Longobucco era famoso per le sue miniere d’argento ed era circondato, in quel tempo, da molti monasteri di rito greco dove i monaci bizantini diffusero la medicina araba praticata dai Santi medici Cosma e Damiano ed insegnata da Avicenna e Albucasis. Suo padre era un funzionario addetto alle miniere e non avendo problemi economici riuscì a garantire al figlio il proseguimento degli studi universitari.

Bruno da Longobucco frequentò così la Scuola Medica Salernitana, molto attiva in quell’epoca, e successivamente si trasferì all’università di Bologna dove divenne discepolo del maestro di chirurgia Ugo Borgognoni da Lucca. Qui prese dimestichezza con i testi di medicina araba che lui stesso dichiara essere i suoi principali maestri. Successivamente si trasferì a Padova dove contribuì alla fondazione dell’università nel 1222. In questo ateneo, fra i più importanti d’Europa, Bruno da Longobucco, con l’autorità dello status di magister, tenne una delle prime cattedre di medicina. Proprio a Padova scrisse delle importanti opere di chirurgia: Chirurgia magna (1252), tradotta in diverse lingue e diffusasi rapidamente in tutta Europa, e Chirurgia parva (1253) o minor, un compendio più agile del trattato maggiore. La prima è indubbiamente la sua opera completa, divisa in due libri in ognuno dei quali sono contenuti venti capitoli organizzati “al fine di poter facilmente trovare quanto si cerca”. Il testo fu completato nel 1253 e stampato a Venezia nel 1498 in un’edizione comprendente testi di altri autori, la Cyrurgia Guidonis de Cauliaco et Cyrurgia Bruni Theodorici Rogerii Rolandi Bertapalie Lanfranci. L’opera, considerata la sua importanza, fu successivamente ristampata nel 1499, e poi in varie altre edizioni fino al 1549.

Nei suoi testi il maestro non dimenticherà le sue origini e le esperienze che ha vissuto; se ne ricorderà nella Chirurgia magna quando indicherà nella qualità dell’acqua del suo paese natio una causa della malattia del gozzo: “in Calabria, ad esempio, […] è molto frequente per la viscosità e la grossezza dell’acqua”. Inoltre emerge manifesta dalle sue opere la sua profonda fede religiosa e la sua grande umanità. Infatti prima di cominciare l’opera scrive: “Adsit principio, Virgo Beata, meo…”. Non bisogna trascurare il fatto che nel Medioevo la chirurgia fosse considerata una pratica minore, associata inizialmente al chirurgo-barbiere, al cavadenti; inoltre l’Inquisizione censurò severamente le dissezioni. L’opera di Bruno tentò di scardinare questa concezione restituendo alla chirurgia il credito e il valore scientifico che meritava: «La chirurgia, dunque, come comunemente viene definita, è un’operazione manuale nel corpo di un essere vivente tendente alla sua sanità, o, come più liberamente si indica, essa è l’estremo strumento della medicina.»

Bruno da Longobucco non scrisse solo importanti opere di chirurgia i cui testi, come un importante manuale didattico, furono presi a modello ed esempio da tutti i suoi discepoli: fu anche un abile insegnante, uno dei precursori del metodo scientifico all’università di Padova instaurando una convergenza tra l’esperienza e la ragione. Il maestro aveva capito che l’arte chirurgica, non diversamente dalle altre, dopo la teoria, si impara con la pratica, vedendo fare, osservando le operazioni. Il gran dottore della Sila diventò uno dei promotori della chirurgia praticata da gente colta, consapevole del proprio impegno e della responsabilità verso i propri pazienti.


Cyrurgia Magna, Bruno da Longobucco, c59 sup. 0086v e 0086r, manoscritto del 1286 ca. Immagini: per gentile concessione della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano


Cyrurgia Magna, Bruno da Longobucco, c59 sup. 0085v e 0085r, manoscritto del 1286 ca. Immagini: per gentile concessione della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano
Bruno da Longobucco morì a Padova nel 1286. È considerato un riformatore della chirurgia. Aveva una profonda conoscenza delle dottrine greche, latine ed arabe. Dopo la sua morte i suoi scritti continuarono a diffondersi e nei primi del Trecento raggiunsero la Scuola Medica di Montpellier, in Francia, dove ancora oggi si conservano i suoi codici. Nel 1406 l’Università di Bologna pone la chirurgia di Bruno da Longobucco fra le opere obbligatorie da studiare per conseguire la laurea in Medicina. Oggi troviamo le sue opere, tradotte in molte lingue, nelle più importanti biblioteche europee, e non solo. Per la scienza chirurgica, il maestro calabrese Bruno è considerato fra i più notevoli di tutti i tempi.
di Flaviano Garritano
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