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Copertine

Una copertina è per noi un oggetto quasi religioso, nel senso etimologico del termine: un “legame” con l’idea da cui Globus ha avuto origine; un “legame” con i lettori.

La nostra ambizione e il nostro impegno non sono solo rivolti a fare per bene una rivista, ma cercare di costruire un modello attorno a quell’affascinante mestiere di raccontare delle storie. Nel nostro caso: immagini, parole e suggestioni dal mondo.
In questa prospettiva riconosciamo alla ‘copertina’ un ruolo fondamentale giacché essa rappresenta la carta di identità di una linea editoriale, la sua direzione, il suo stile, la sua riconoscibilità, la sua visione.

In questa sezione vogliamo perciò dare risalto alle copertine, alle storie che sottendono, agli autori che le realizzano.

L’esercito di terracotta di Xi’an

L’esercito di terracotta (detto anche Armata di terracotta, o Guerrieri di Xi’an) è il più imponente e più importante sito archeologico cinese. Si tratta del mausoleo del primo imperatore della dinastia Qin, risalente al III sec. a.C., e il cui ritrovamento è datato 1974. Queste figure, che oggi sono visibili in numero di circa 2000 ma che dovevano arrivare forse addirittura a 10000, furono create per ordine del primo imperatore cinese appositamente per la sua tomba. Quella di Xi’an è ritenuta la più grande scoperta archeologica del XX secolo. Dal 1987 fa parte del patrimonio UNESCO ed è considerata l’ottava meraviglia del mondo.

L’immagine di questa copertina, e quelle del rispettivo articolo sull’esercito di terracotta, sono state realizzate in analogico nel 2005 e finora mai pubblicate, da Angelo Aldo Filippin, che fotografa fin dai primi anni ’70. La sua esperienza si è concentrata principalmente nella tecnica del monocromatico (bianco/nero), della quale è un profondo conoscitore. Nel 1979, nella sua città natale in provincia di Vicenza, ha partecipato alla fondazione del Circolo “Marostica Fotografia”, club tuttora in piena attività. Negli anni ’80 ha partecipato ai principali concorsi fotografici nazionali aggiudicandosi numerosi premi. Ha esposto in molte città italiane. Nel 2015, nell’ambito di Expo Milano, ha partecipato alla prima edizione della Biennale della Fotografia diretta da Vittorio Sgarbi. Dal 2005 ha iniziato a catalogare il suo vasto archivio analogico, frutto del suo lavoro in diversi luoghi del mondo.n

Numero Sei

Inseguendo il coniglio bianco

È un’elaborazione fotografica di Paul Brouns. “Un cortile ad Amburgo in Germania è stato il punto di partenza di questa composizione. Sono rimasto incantato da tutte le linee e le finestre intorno e dalle nuvole sopra. Per migliorare questa sensazione magica ho allargato la profondità prospettica al centro della composizione e l’ho sfumata in una nuvola di fronte”.

Paul Brouns è un fotografo olandese che vive e lavora vicino ad Amsterdam. Osservatore attento del mondo urbano, è attratto dalla poesia astratta e ritmica degli edifici e delle facciate in particolare. Si concentra solo su elementi particolari dell’architettura, come il “ritmo” delle finestre e il colore delle superfici delle pareti. Di proposito Brouns lascia fuori dalla sua attenzione e dal suo obiettivo tutto ciò che insiste attorno agli edifici, per cui il suo focus è completamente diretto alle pareti. Ogni fotografia racconta una storia diversa a motivo delle caratteristiche peculiari dell’edificio, combinate con la luce e i dettagli del momento specifico in cui l’immagine viene catturata.

Numero Cinque

Re Italo – illustrazione di Frelly (Enrico Focarelli Barone)

Col Re Italo germogliarono le primordiali idee di unificazione, condivisione, fratellanza e di identificazione di un popolo con un determinato territorio. Una sorta di unità creata nel territorio centrale della penisola calabrese (che oggi chiamiamo Istmo di Catanzaro), dando origine ad un’unificazione basata sull’aggregazione di più territori e popoli, sull’adozione di leggi comuni e sull’istituzione dei sissizi, usanza che rispondeva alla necessità di annullare ogni interesse privato che si potesse anteporre a quello comunitario e che produceva una forma di compartecipazione etica perché orientata verso la saggezza e la felicità. (Illustrazione di Frelly – Enrico Focarelli Barone)

Enrico Focarelli Barone, alias Frelly, è un illustratore freelance. Laureato in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma (IED) si è specializzato in disegno editoriale ed illustrazione concettuale. Lavora da molti anni sia nel campo dell’editoria che in quello della pubblicità. Colori pastello, linee semplici e mondi surreali, sono il filo conduttore delle sue illustrazioni concettuali dove sogno e realtà si incontrano.

Numero Quattro

Il ventilatore – acrilico su tela di Emilio Tadini, 1972

È questa un’opera del periodo in cui – siamo negli anni ’70 del secolo scorso – Emilio Tadini indaga sulla relazione tra soggetto e oggetto, che interessa non solo il mondo della pop art ma anche la relazione psicoanalitica e filosofica del Novecento. L’oggetto è testimonianza della presenza dell’uomo, è storia, è simbolo e rappresentazione. Nell’opera la scatola sembra rovesciare nell’apparente vuoto oggetti e soggetti (trasformati in manichino alla De Chirico maniera). L’uomo è nello spazio, nella scena del mondo, insieme alle cose e, con esse, si muove nel caos esistenziale rappresentato dal ventilatore.

Emilio Tadini – Nato a Milano nel 1927, morto il 2002, laureato in Lettere, con la sua vena creativa ha attraversato pressoché tutte le forme dell’arte: è stato infatti pittore, scrittore, poeta, drammaturgo, traduttore, saggista e giornalista. Dal 1997 al 2000 ha pure ricoperto la carica di presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2008, in sua memoria, è stato fondato un museo-archivio nel capoluogo lombardo.

Numero Tre

L’Armata perduta di Cambise II – Illustrazione di Francesco Bongiorni

Nelle sue Storie Erodoto ci racconta di un’armata composta da 50.000 soldati persiani guidati da Cambise II, figlio di Ciro il Grande, improvvisamente inghiottiti dalla sabbia del deserto sotto la violenta spinta del Khamsin, il temibile vento egiziano. Siamo nel 525 a.C. circa. Scopo della missione militare era quella di combattere gli Ammoni, cioè gli abitanti di quella che oggi è l’oasi di Siwa nel deserto libico-nubiano, forse per controllare il commercio del silphium e incendiare l’oracolo di Zeus. Un’intera armata di cui si sono perse le tracce, tranne quelle trovate pochi anni fa durante alcune spedizioni archeologiche.

Francesco Bongiorni – Nato nel 1984, illustratore, vive e lavora tra Madrid e Milano. Dopo aver frequentato il corso di pittura all’accademia di Belle Arti NABA di Milano, ha trovato nell’illustrazione un’efficace sintesi alle iniziali vocazioni per il fumetto e la pittura. Collabora regolarmente con “The New York Times”, AC Milan, Air France, “The Guardian”, Washington Post”, “The Wall Street Journal” e “Le Monde”. Nel 2018 gli viene assegnata la medaglia d’argento nella categoria Institutional presso la Society of Illustrators di New York.

www.francescobongiorni.com Ig: @francescobongiorni

Numero Due

Teatro dell’Opera di Oslo (Norvegia), sede della Den Norske Opera & Ballett – Fotografia di Karsten Thormaehlen

Il nuovo Teatro dell’Opera di Oslo è considerato il più grande progetto culturale della Norvegia del dopoguerra. L’edificio, modellato su un iceberg galleggiante, è stato progettato e costruito (2003-2008) dallo studio di architettura norvegese Snøhetta, con Christoph Kapeller design leader e direttore del progetto. Ha più di 1.100 sale interne, con il palco principale dotato di 1.358 posti a sedere. La grande sala ricorda per forma, dimensioni e struttura, quella della Semperoper di Dresda. La facciata dell’edificio è composta per il 90% da marmo bianco di Carrara italiano e per il rimanente da granito norvegese.

Karsten Thormaehlen – Nato nel 1965 a Bad Kreuznach (Germania), ha studiato Design della Comunicazione all’Università Tecnica di Wiesbaden e lavorato come fotografo freelance, direttore artistico e creativo per rinomate agenzie pubblicitarie in Germania, Francia e Stati Uniti. Insegna, tiene seminari ed espone i suoi progetti in tutto il mondo. È stato menzionato due volte tra i migliori 200 fotografi pubblicitari al mondo. Ha vinto il Leone d’oro per la Creatività al Lions Festival di Cannes, ha ricevuto più volte il Premio della Fotografia di Parigi e due volte il premio Taylor Wessing Photographic Portrait Prize della Galleria Nazionale di Londra.

Numero Uno

La Porta di Fès – Illustrazione di Angela Maria Russo

Fès è la città dei sogni, con un’atmosfera da fiaba tutta sua, popolata da personaggi tipici che si aggirano e si nascondono tra le viuzze dei vari quartieri. Si entra nella città vecchia, protetta da poderose mura, dalla sua porta più bella: la porta Bab Boujloud, splendida con le sue innumerevoli maioliche azzurro cielo e verde giada su cui brilla il sole.

Angela Maria Russo – Laureata in Scienze Biologiche, è anche una bravissima illustratrice partecipando, in tale veste, a numerose mostre in Italia e all’estero. Alcuni suoi lavori sono presenti nelle collezioni di Hunt Institure, Pittsburgh (USA); Centro di documentazione dell’Illustrazione Contemporanea, Bolzano; Fondazione Universitaria Salerno; Fondazione Nazionale Collodi e in varie collezioni private. Ha partecipato a numerose mostre sui taccuini di viaggio. Ha pubblicato, come autrice e illustratrice, alcuni libri sulla natura e sui viaggi. Insegna acquerello in varie strutture pubbliche e private.

Numero Zero