Copertine

Copertine

Una copertina è per noi un oggetto quasi religioso, nel senso etimologico del termine: un “legame” con l’idea da cui Globus ha avuto origine; un “legame” con i lettori.

La nostra ambizione e il nostro impegno non sono solo rivolti a fare per bene una rivista, ma cercare di costruire un modello attorno a quell’affascinante mestiere di raccontare delle storie. Nel nostro caso: immagini, parole e suggestioni dal mondo.
In questa prospettiva riconosciamo alla ‘copertina’ un ruolo fondamentale giacché essa rappresenta la carta di identità di una linea editoriale, la sua direzione, il suo stile, la sua riconoscibilità, la sua visione.

In questa sezione vogliamo perciò dare risalto alle copertine, alle storie che sottendono, agli autori che le realizzano.

Il ventilatore – acrilico su tela di Emilio Tadini, 1972

È questa un’opera del periodo in cui – siamo negli anni ’70 del secolo scorso – Emilio Tadini indaga sulla relazione tra soggetto e oggetto, che interessa non solo il mondo della pop art ma anche la relazione psicoanalitica e filosofica del Novecento. L’oggetto è testimonianza della presenza dell’uomo, è storia, è simbolo e rappresentazione. Nell’opera la scatola sembra rovesciare nell’apparente vuoto oggetti e soggetti (trasformati in manichino alla De Chirico maniera). L’uomo è nello spazio, nella scena del mondo, insieme alle cose e, con esse, si muove nel caos esistenziale rappresentato dal ventilatore.

Emilio Tadini – Nato a Milano nel 1927, morto il 2002, laureato in Lettere, con la sua vena creativa ha attraversato pressoché tutte le forme dell’arte: è stato infatti pittore, scrittore, poeta, drammaturgo, traduttore, saggista e giornalista. Dal 1997 al 2000 ha pure ricoperto la carica di presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2008, in sua memoria, è stato fondato un museo-archivio nel capoluogo lombardo.

Numero Tre

L’Armata perduta di Cambise II – Illustrazione di Francesco Bongiorni

Nelle sue Storie Erodoto ci racconta di un’armata composta da 50.000 soldati persiani guidati da Cambise II, figlio di Ciro il Grande, improvvisamente inghiottiti dalla sabbia del deserto sotto la violenta spinta del Khamsin, il temibile vento egiziano. Siamo nel 525 a.C. circa. Scopo della missione militare era quella di combattere gli Ammoni, cioè gli abitanti di quella che oggi è l’oasi di Siwa nel deserto libico-nubiano, forse per controllare il commercio del silphium e incendiare l’oracolo di Zeus. Un’intera armata di cui si sono perse le tracce, tranne quelle trovate pochi anni fa durante alcune spedizioni archeologiche.

Francesco Bongiorni – Nato nel 1984, illustratore, vive e lavora tra Madrid e Milano. Dopo aver frequentato il corso di pittura all’accademia di Belle Arti NABA di Milano, ha trovato nell’illustrazione un’efficace sintesi alle iniziali vocazioni per il fumetto e la pittura. Collabora regolarmente con “The New York Times”, AC Milan, Air France, “The Guardian”, Washington Post”, “The Wall Street Journal” e “Le Monde”. Nel 2018 gli viene assegnata la medaglia d’argento nella categoria Institutional presso la Society of Illustrators di New York.

www.francescobongiorni.com Ig: @francescobongiorni

Numero Due

Teatro dell’Opera di Oslo (Norvegia), sede della Den Norske Opera & Ballett – Fotografia di Karsten Thormaehlen

Il nuovo Teatro dell’Opera di Oslo è considerato il più grande progetto culturale della Norvegia del dopoguerra. L’edificio, modellato su un iceberg galleggiante, è stato progettato e costruito (2003-2008) dallo studio di architettura norvegese Snøhetta, con Christoph Kapeller design leader e direttore del progetto. Ha più di 1.100 sale interne, con il palco principale dotato di 1.358 posti a sedere. La grande sala ricorda per forma, dimensioni e struttura, quella della Semperoper di Dresda. La facciata dell’edificio è composta per il 90% da marmo bianco di Carrara italiano e per il rimanente da granito norvegese.

Karsten Thormaehlen – Nato nel 1965 a Bad Kreuznach (Germania), ha studiato Design della Comunicazione all’Università Tecnica di Wiesbaden e lavorato come fotografo freelance, direttore artistico e creativo per rinomate agenzie pubblicitarie in Germania, Francia e Stati Uniti. Insegna, tiene seminari ed espone i suoi progetti in tutto il mondo. È stato menzionato due volte tra i migliori 200 fotografi pubblicitari al mondo. Ha vinto il Leone d’oro per la Creatività al Lions Festival di Cannes, ha ricevuto più volte il Premio della Fotografia di Parigi e due volte il premio Taylor Wessing Photographic Portrait Prize della Galleria Nazionale di Londra.

Numero Uno

La Porta di Fès – Illustrazione di Angela Maria Russo

Fès è la città dei sogni, con un’atmosfera da fiaba tutta sua, popolata da personaggi tipici che si aggirano e si nascondono tra le viuzze dei vari quartieri. Si entra nella città vecchia, protetta da poderose mura, dalla sua porta più bella: la porta Bab Boujloud, splendida con le sue innumerevoli maioliche azzurro cielo e verde giada su cui brilla il sole.

Angela Maria Russo – Laureata in Scienze Biologiche, è anche una bravissima illustratrice partecipando, in tale veste, a numerose mostre in Italia e all’estero. Alcuni suoi lavori sono presenti nelle collezioni di Hunt Institure, Pittsburgh (USA); Centro di documentazione dell’Illustrazione Contemporanea, Bolzano; Fondazione Universitaria Salerno; Fondazione Nazionale Collodi e in varie collezioni private. Ha partecipato a numerose mostre sui taccuini di viaggio. Ha pubblicato, come autrice e illustratrice, alcuni libri sulla natura e sui viaggi. Insegna acquerello in varie strutture pubbliche e private.

Numero Zero