Lo Spazio Antonioni di Ferrara, luogo dedicato alla valorizzazione dell’eredità artistica e culturale del grande regista ferrarese – espone sino al 1° novembre 2026 una singolare mostra di notevole interesse, nata dall’esplorazione delle affinità “elettive” tra la produzione pittorica del famoso regista e le opere del celebre fotografo reggiano Luigi Ghirri. La mostra, curata da Frederic Montornés e già presentata a La Virreina Centre de la Imatge di Barcellona, si ispira e prende il titolo dal romanzo incompiuto di René Daumal che racconta di una spedizione utopica di otto persone alla ricerca di una misteriosa montagna inaccessibile. Pubblicato postumo nel 1952 ha ispirato, tra altre opere, il film La montagna sacra di Jodorowsky.


In questa mostra si apre un dialogo tra i due grandi protagonisti della cultura italiana del Novecento che, con un approccio poetico, riescono a trasformare la realtà di un paesaggio montano in un’esperienza mentale, sensoriale e metafisica. Un fil rouge lega le opere di Michelangelo Antonioni (Ferrara, 1912 – Roma, 2007) e le fotografie giovanili di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992) scattate durante gli anni Settanta. Antonioni aveva realizzato la serie Montagne Incantate tra gli anni Settanta e Ottanta realizzata attraverso l’ingrandimento fotografico di opere su carta di piccole dimensioni. Le fotografie giovanili di Ghirri, scattate durante i suoi numerosissimi viaggi in Italia, dimostrano come amasse in particolare le montagne del nord, ma anche i mari del sud.


Le opere in mostra presentano similitudini che accomunano i due artisti in una ricerca intimista e poetica: «Antonioni e Ghirri si somigliano senza essersi cercati: davanti al paesaggio hanno lo stesso passo, fatto di silenzio e di attesa, di immagini che trattengono il tempo invece di consumarlo. Accostare le Montagne incantate alle fotografie di Ghirri non è un gioco di rimandi, è un modo per entrare nel pensiero di due autori che hanno guardato il mondo con la stessa libertà.» (Marco Gulinelli, assessore alla Cultura del Comune di Ferrara).


Stesse nuance di colori, visuali e tagli particolari, presenze inattese come l’affacciarsi della tolda di una grande nave bianca di felliniana memoria. Montagne che non sembrano più montagne ma a volte solo ritagli di un collage che pare inventato dal nulla o stelle dorate che adornano la roccia di carta nera luminosa. Sguardi e intenti che accomunano i due grandi artisti; territori sospesi in un tempo infinito, paesaggi apparenti che definiscono territori fantastici ma forse reali, similitudini nell’interpretare silenzi e attese. Visioni irreali di un monte analogo.

«Si tratta – scrive il curatore Montornés – di un catalogo di analogie, approssimazioni e gesti comuni, sereni e impercettibili, caratteristici del modo in cui entrambi gli artisti riflettono su quella parte dell’esistenza che scorre al margine dello sguardo, si esprime in silenzio e cerca di colmare alcuni dei suoi vuoti. Una forma di essere, stare e agire nel mondo di cui questa mostra rivela soltanto la punta di un iceberg. O la cima di una montagna. O, meglio ancora, la rappresentazione della cima di un’idea di montagna».
di Laura Malaterra – Fonte: cartella stampa fornita da StudioEsseci
In copertina: Luigi Ghirri, Bressanone, 1979 © Eredi di Luigi Ghirri
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