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Arte e Architettura tra Natura e Artificio

In occasione della XII edizione  del Premio Internazionale Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura, che si tiene a scadenza biennale a Vicenza, è stata allestita all’interno della basilica Palladiana una  mostra d’arte che dialoga con i progetti  di trasformazione architettonica e territoriale realizzati da architetti  provenienti dai cinque continenti.

Il dialogo tra le opere degli artisti  e quelle degli architetti ha come obiettivo quello di rianimare lo spirito dell’architettura in una chiave diversa da quella  che la vede protagonista del mero consumo delle risorse disponibili sul pianeta e delle finalità di speculazione economica che oggi gli sono state attribuite. Un’opportunità per gli architetti di verificare la possibilità di un ritorno alle origini del fare architettura e di rientrare con dignità nelle complesse articolate maglie del sistema olistico dei saperi e delle sensibilità umane.

 

Sono stati coinvolti dodici artisti a rappresentare il tema di questa mostra multimediale curata da Fortunato D’Amico, dal titolo: “Arte e Architettura tra Natura e Artificio”.  Mario De Leo, Andrea Felice, Duilio Forte, Marcella Gabbiani, Pina Inferrera, Max Marra, Salvatore Marasco, Daniela Pellegrini, Giovanni Ronzoni, Giorgio Scianca, Raymundo Sesma, Paolo Tofani, illustrano, con le loro opere, dodici differenti punti di osservazione orientati sulla contemporaneità dell’abitare il pianeta, sempre più complessa, intrisa di diversità e linguaggi in cerca di un logos, che non sia un monologo, da riattivare all’interno delle sempre più serrate maglie globalizzanti dell’Industria 5.0 e del loro impatto sulla cooperazione tra macchine ed esseri umani.

 

Nell’ epoca dell’Antropocene è ormai evidente che la grande produzione e la presenza degli artefatti ha cambiato irrimediabilmente il corso naturale degli eventi. Ognuno dei lavori presentati dagli artisti, molti dei quali provenienti da una cultura dell’architettura e del design, segnalano, ai progettisti impegnati nella costruzione del nuovo futuro, la necessità di riequilibrare la relazione tra natura e artificio. Una responsabilità sociale e ambientale che oggi gli architetti e le loro opere devono consapevolmente assumere nei confronti dell’umanità.

Mario de Leo affronta la questione del riciclo dei materiali di scarto di recenti tecnologie, mentre l’opera di Andrea Felice ci pone davanti al problema dell’atemporalità culturale: viviamo in un’epoca digitale e robotica in cui è possibile tramite la tecnologia essere in posti diversi e rivedere animate cose che sono sepolte nel passato, come le opere proposte da Duilio Forte che ci invitano a trovare nei miti della natura e nella scelta dei materiali naturali le narrazioni per rivedere il progetto del futuro. Ma per tornare al presente Marcella Gabbiani propone case e ricoveri per i senza tetto in una chiave poetica ma sicuramente possibile e pragmatica. Le fotografie di Pina Inferrera rispecchiano i vetri delle nuove costruzioni milanesi e ci informano che ormai le nostre riflessioni sono elaborate solo a partire dagli artifici e non più dalla natura. Anche i muri di un recente passato della città, costruiti con altri materiali altre logiche, sono per Max Marra il residuo di scenografie ormai cadute nel dimenticatoio. Dobbiamo ritornare alla ricerca di armonie che ci relazionino direttamente all’universo che ci circonda. È  questo il senso dell’opera di Salvatore Marasco, ispirata all’architetto Palladio e alla grande macchina celeste da cui gli umani hanno tratto le leggi della scienza e le intuizioni spirituali su ciò che è distante e ciò che è vicino. Un viaggio nel cosmo, ma anche nel cuore della terra, in cammino sulle strade di Compostela con Daniela Pellegrini, per riscoprire la natura, le biodiversità, e la poesia, che ci accompagna ogni qualvolta evadiamo dai sistemi ristrettivi e antropizzati della città.

 

Ritornare al mestiere dell’architetto come promotore di progetti e città d’arte è anche un discorso di memorie, di ricordi che ci aiutano a capire, come ci propone l’installazione di Giovanni Ronzoni, chi eravamo, chi siamo e dove stiamo andando, cercando di fare tesoro delle esperienze acquisite. Altrimenti il rischio è di perdersi nelle maglie urbane della città, di cui nessuno più ricorda l’origine della sua orditura, e come ci ricorda nel suo video Giorgio Scianca, siamo individui imbrigliati all’interno di queste maglie, che hanno delle sensibilità fisiche e che condizionano le nostre attitudini di pensiero e di vita. L’artista messicano Raymundo Sesma proietta le maglie della sua rete sul piano degli edifici da rigenerare nelle periferie più alienata e con una pittura che trae origine dall’architettura espande l’universo di queste reti per creare opere d’arte capaci di rigenerare edifici degradati, ridando dignità ai luoghi e ai cittadini, stimolandogli la voglia di ritornare a cura del loro habitat. Nonostante la globalizzazione in atto e l’antropizzazione dei territori, come è evidente nella video art di Paolo Tofani, l’architettura contemporanea è riuscita a squilibrare il rapporti ultra millenari tra artificio e natura. Questo ha prodotto situazioni estreme di disagio ambientale, economico, sociale, al quale i progettisti, insieme ai loro committenti, dovranno provvedere in tempi brevi a risanare.

Larchitettura è sempre un bene comune larchitetto è un artista a disposizione della comunità. Architetti e  committenti. devono essere consapevoli che l’architettura è un’arte, un patrimonio culturale condiviso, un artificio realizzato per il benessere dell’umanità e il mantenimento dell’habitat naturale. L’architettura è un arte di Pace.

 

Testo di Fortunato D’Amico – Fotografie di Daniela Pellegrini