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Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni

Villa Manin, a  Passariano di Codroipo (UD), dallo scorso 11 ottobre ha aperto le porte a un progetto espositivo ambizioso e poetico: “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni”, a cura di Marco Goldin. Visitabile fino al 12 aprile 2026, la mostra – che si propone come evento di punta di “GO! 2025 Nova Gorica-Gorizia, European Capital of Culture” – presenta centotrentasei opere provenienti da quarantatré musei internazionali, rappresentandosi come un “museo ideale” dedicato a due secoli di pittura, intrecciando capolavori e suggestioni in un unico, grande racconto sul tema del confine.

Mark Rothko, Senza titolo, 1962, olio su tela, cm 206,5 x 193,5. Stoccarda, Staatsgalerie Stuttgart
© Kate Rothko Prizel& Christopher Rothko / ARS, New York, by SIAE 2025

Il percorso è stato realizzato negli spazi totalmente rinnovati dell’Esedra di Levante di Villa Manin, e  prende avvio con immagini che traducono il limite in orizzonte: dalle distese di luce di Mark Rothko alle materie poetiche di Anselm Kiefer, fino all’Onda di Courbet e alle vedute marine di Monet. Qui il confine è tensione verso l’infinito, spazio che invita a oltrepassarsi.

Anselm Kiefer, Märkische Heide, 1974, olio, acrilico e gomma lacca su tela, cm 117,5 x 254,7. Eindhoven, Van Abbemuseum
© Peter Cox, Eindhoven

Segue un capitolo dedicato ai confini interiori, dove l’autoritratto e lo sguardo sull’altro diventano indagine psicologica. Van Gogh e Munch scavano nella fragilità umana, mentre Modigliani, Renoir, Bacon e Giacometti danno volto alla quotidianità e alle sue fratture novecentesche. La terza sezione sposta lo sguardo al dialogo tra figura e paesaggio.

Vincent van Gogh, Autoritratto, 1887, olio su tela, cm 40,3 x 34. Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art, dono di Philip L. Goodwin in memoria della madre, Josephine S. Goodwin
Alberto Giacometti, Testa nera, 1957-1959 circa, olio su tela, cm 81,4 x 65. Parigi, Fondation Giacometti
© Alberto Giacometti Estate by SIAE, 2025

Dai pionieri americani della Hudson River School a Winslow Homer, fino alla lirica sospesa di Edward Hopper e Richard Diebenkorn, la pittura racconta territori e silenzi, ma anche il senso di appartenenza alla terra. In Europa risuonano le voci di Segantini e Böcklin, che esplorano il legame tra uomo e natura.

 

Edward Hopper, Mattino nel South Carolina, 1955, olio su tela, cm 77,2 x 102,2. New York, Whitney Museum of American Art, dato in memoria di Otto L. Spaeth dalla sua famiglia   © Eredi di Josephine N. Hopper / by SIAE 2025
Paul Gauguin, Parau Api (Ci sono novità?), 1892, olio su tela, cm 67 x 92. Dresda, Albertinum, Staatliche Kunstsammlungen
© Albertinum | GNM, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Foto: Elke Estel/Hans-Peter Klut

Non poteva mancare l’eco del mito dell’Eden: nella quarta area, Gauguin, Monet, Van Gogh e Bonnard indagano un paradiso possibile, interiore o lontano, mentre la quinta sezione si apre alle xilografie giapponesi di Hokusai, Utamaro, Hiroshige. Quei fogli preziosi, che influenzarono gli impressionisti, testimoniano come i confini culturali siano ponti, non barriere.

Winslow Homer, Il vento occidentale, 1891, olio su tela, cm 76,2 x 111,8. Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy, dono di anonimo, 1928.24    © Andover, Addison Gallery of American Art, Phillips Academy/Art Resource, NY/Scala, Firenze

Il gran finale occupa l’intero piano terra dell’Esedra: sessanta opere che attraversano montagne, mari e cieli, fino all’universo. Da Friedrich e Turner alle ninfee di Monet, dalle montagne di Cézanne e Hodler ai cieli interiori di Rothko, lo spettatore è invitato a percepire la soglia tra natura e infinito.

Joseph Mallord William Turner, Le spiagge di Calais con la bassa marea: pescivendole mentre raccolgono esche, 1830, olio su tela, cm 72,4 x 106,6. Bury Art Museum &Sculpture Centre   © Bury Art Museum, Greater Manchester, UK
Paul Cezanne, Montagna Sainte-Victoire, 1878-1879, olio su tela, cm 54,2 x 74,2. Cardiff, AmgueddfaCymru – National Museum Wales   © AmgueddfaCymru – Museum Wales

Qui i confini non sono barriere ma opportunità, ambiti di creative contaminazioni, di scambio, aperture di nuovi orizzonti, stimoli. Che si tratti di confini geografici, storici, orografici, psicologici o culturali, la mostra vuole percorrere strade che spazino dall’infinitamente grande dell’universo al segreto della propria anima. Si tratta di promuovere una nuova chiave di lettura del concetto di confine: non più inteso come limite o fine di qualcosa, bensì come luogo di incontro, di scambio, di conoscenza, di amicizia, nel rispetto delle diversità culturali e storiche. La cornice di Villa Manin amplifica il senso di attraversamento: luogo storico che diventa spazio d’incontro tra epoche, geografie e sensibilità. Questa mostra non è dunque solo un’occasione per ammirare capolavori raramente visibili in Italia: è un invito a riflettere su quanto ogni limite, reale o simbolico, possa trasformarsi in opportunità di conoscenza. Dai mari di Courbet alle luci di Hopper, dalle incisioni giapponesi alle montagne di Cézanne, “Confini” racconta l’arte come viaggio, come superamento, come canto che varia senza fine.

di Maria De Giorgio

Immagine in copertina: Andrew Wyeth, Vento d’aprile, 1952, tempera su tavola, cm 50,8 x 66,1. Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art,  dono di Mr. e Mrs. Joseph R. Swan  © Allen Phillips/Wadsworth Atheneum

Autore

  • Storica dell’arte, amante di questa materia sin dalle scuole superiori decide di approfondire tale disciplina laureandosi in Lettere Moderne con indirizzo Artistico presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi in Storia della Critica d’Arte su Alfonso Frangipane, storico dell'arte calabrese. Come storica dell’arte racconta il Bello attraverso visite guidate alle mostre, ai musei e ai luoghi più importanti, ma anche organizzando corsi di storia dell’arte e conferenze per tutti coloro che...

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