La mostra organizzata dall’Istituto per la storia del Risorgimento italiano insieme all’Archivio centrale dello Stato, dal titolo “Costruire la Nazione. I disegni dell’Archivio della Fabbrica del Vittoriano” – inaugurata il 2 dicembre 2025 a Roma nella sede dell’Archivio centrale dello Stato all’EUR, e visitabile gratuitamente sino al 17 maggio 2026 – ha una genesi informale che merita di essere raccontata. Tutto nasce dal trasferimento di consegne e materiali realizzatosi nell’aprile 2024, dopo lunghe discussioni e complessi ma necessari passaggi burocratici, tra l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e l’Archivio Centrale dello Stato.


Dopo la mia nomina a Commissario straordinario dell’Istituto, avvenuta nel marzo 2023, avevo valutato rischiosa e precaria la permanenza nei depositi del Vittoriano, nella cosiddetta Ala Brasini ormai da tempo inaccessibile in vista degli importanti lavori di ristrutturazione previsti in questa parte del complesso, di due pregevoli fondi archivistici custoditi appunto dall’Istituto: quello dell’ENPA (Ente nazionale protezione animali), depositato presso la nostra struttura nel 2017 in virtù dell’origine garibaldina dell’associazione, e quello della Fabbrica del Vittoriano, affidato alla nostra custodia legale nel gennaio 2007 dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio con l’obiettivo realizzare su di esso una prima ricognizione documentaria e di favorirne, di conseguenza, la consultazione pubblica (un affidamento “previo riordino e catalogazione” come si leggeva nella corrispondenza allora intercorsa tra le due strutture).

Quest’ultima raccolta, in particolare, di immenso valore storico-documentario ma particolarmente fragile e delicata essendo composta in larghissima parte dai disegni e bozzetti originali realizzati a cavaliere tra Ottocento e Novecento in vista della progettazione e costruzione del Vittoriano, meritava di essere messa rapidamente in sicurezza, opportunamente restaurata e, in prospettiva, adeguatamente valorizzata. Da qui l’idea di interpellare l’Archivio di Stato con l’idea di trasferire nei suoi depositi entrambi i fondi: non solo ai fini di una maggiore tutela, ma per dare ad essi una più adeguata collocazione in chiave pubblico-nazionale.

Fu l’inizio di un intenso, ma assai proficuo, intreccio di rapporti che all’epoca coinvolse diversi attori istituzionali: dalla Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura alla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio alla direzione del Museo VI.VE. La buona volontà dei singoli e il senso di leale collaborazione tra soggetti pubblici variamente impegnati nella custodia della memoria nazionale, resero possibile la sottoscrizione in tempi relativamente veloci, il 23 dicembre 2023, di una “Convenzione per il versamento dell’Archivio della Fabbrica del Vittoriano all’Archivio Centrale dello Stato”. Seguita poi dal trasferimento materiale del fondo nei mesi successivi.

Nelle more di questi passaggi, più volte tornò l’idea di una mostra che – riordinati tutti i documenti e restaurato il materiale che ne abbisognava -, sarebbe stato bello e utile organizzare in modo da rendere organicamente fruibile questo immenso patrimonio, capace di raccontare dall’interno, in modo particolarmente suggestivo, la genesi e la realizzazione di uno dei monumenti-simbolo della storia nazionale. Una speranza che era, per tutti coloro che erano stati coinvolti nell’operazione, in qualche modo anche un impegno da assolvere. Bene, dopo poco più di un anno da quelle discussioni ufficiose, il risultato è l’esposizione oggi visitabile.
Ma qual è, ciò detto, l’importanza dal punto di vista storico dei materiali messi in mostra, che sono appunto quelli originali utilizzati per la costruzione del Vittoriano? Per comprenderlo bisogna velocemente ricordare la storia di questo monumento, il Vittoriano, detto anche Altare della Patria, che si può oggi considerare a tutti gli effetti il simbolo per eccellenza, in senso politico e in senso civico-religioso, della nazione e dello Stato unitario.

Ma non è stato sempre così. Come l’identità nazionale o patriottica, individuale e collettiva, è frutto di una lenta stratificazione, di un articolato intreccio di fattori psicologici e materiali, di una costruzione che inevitabilmente risente il condizionamento dei tempi e i cambi di clima culturale e politico, così il significato e l’immagine del Vittoriano – per come si sono cristallizzati nella cultura diffusa e nel sentimento degli italiani – sono stati il risultato di un processo graduale e articolato, fatto di passaggi in alcuni casi anche traumatici.
L’origine del Vittoriano è quella classica di un monumento funebre, celebrativo di un uomo, Vittorio Emanuele II, e di una dinastia che grazie a esso, progettato non a caso a Roma, intendeva saldare il suo destino con quello dell’Italia. Inaugurato nel 1911, cinquantesimo dell’unità nazionale, diviene in virtù di questa scadenza qualcosa di diverso: il sigillo memoriale del Risorgimento e della classe politica liberale che ne ha realizzato il disegno.

Con l’inumazione nel 1921 della salma del Milite Ignoto – a conclusione di una tragedia costata immensi sacrifici agli italiani – il Vittoriano diviene il lugo di un dolore e ricordo collettivo e acquista un valore finalmente popolare e di massa. Il regime fascista mantiene questo carattere simbolico-patriottico, anche se in una chiave puramente teatrale e ornamentale. Con il ritorno della democrazia si determina un relativo oblio, a misura del temporaneo declino fra gli italiani dello spirito di appartenenza nazionale, sino alla sua riconsacrazione come espressione di una memoria comune e di una storia condivisa. Il Vittoriano diviene così il luogo che fa da sfondo scenografico a tutti i passaggi istituzionali e momenti celebrativi più importanti e delicati della vita pubblica dello Stato repubblicano. Segno della riconciliazione degli italiani con la loro storia e della riappropriazione dei simboli e valori che vengono dal passato nazionale, ma senza più evocazioni retoriche o ambiguità ideologiche.
di Alessandro Campi – Direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano
Immagini tratte dal catalogo della mostra: Costruire la nazione. I disegni dell’Archivio della Fabbrica del Vittoriano, Perugia, Fabrizio Fabbri editore, 2025
Immagine in copertina: Francesco Reale, modello del Monumento. Roma, s.d.stampa su carta alla gelatina ai sali d’argento, 52 x 42,5 cm – AFV, serie Disegni, DV 1538
