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Dalla pietra al microchip. Il Nederlands Steendrukmuseum di Eindhoven

Eindhoven, vivace città dei Paesi Bassi, sita nel Brabante Settentrionale, è conosciuta in particolar modo per le industrie e il design. Qui nel 1891 Frederik Philips e il figlio Gerard fondarono l’omonima azienda che allora si occupava di produrre lampadine. L’innovazione tecnologica e la creatività si intrecciano in un’architettura e in un tessuto urbano contraddistinti da un design distintivo e originale, che dona alla città un carattere giovane e dinamico. Questo ambiente attrae ogni fine settimana una moltitudine di visitatori, che affollano le strade e i numerosi locali del centro.

In un tranquillo e alberato viale, poco fuori dal centro cittadino, ha sede il Nederlands Steendrukmuseum, il museo della litografia, che ho avuto l’occasione di scoprire e visitare grazie a una mostra temporanea dedicata all’artista italiano Leonetto Cappiello.

La sezione del Museo dedicata alla mostra è stata particolarmente affascinante, con un allestimento curato e molto suggestivo. Il gruppo di opere del celebre grafico e pubblicitario livornese comprendeva una selezione di manifesti, stampe e bozzetti tra i più iconici, come quelli creati per l’aperitivo Cinzano e Campari, così come altre grafiche per prodotti alimentari, dalla limonata al cioccolato, dall’assenzio al celebre cartellone di Bouillon Kub, il nostro dado Maggi. Un vero e proprio vortice visivo, un’esplosione di colori vivaci che si stagliano su fondi neri intensi e brillanti, con forme sinuose e seducenti.

Il Museo ospita continuamente mostre temporanee, dedicate ad artisti olandesi e internazionali, a correnti e movimenti artistici moderni e contemporanei. Al di là della mostra però, è senz’altro l’esposizione permanente ad aver catturato la mia curiosità e ad avermi impressionato maggiormente.

Il viaggio – perché di un vero e proprio viaggio nella storia si tratta – comincia con un breve video che, oltre a spiegare in cosa consista la tecnica litografica, ne narra l’evoluzione fino ad arrivare addirittura all’invenzione del microchip. Sembra infatti che il circuito integrato miniaturizzato non sarebbe mai nato senza la litografia. Quest’ultima, la cui etimologia deriva dal greco lithos (pietra) e graphé (scrittura), nasce nel 1798 grazie al commediografo e drammaturgo tedesco Alois Senefelder, che utilizzò particolari pietre levigate provenienti dalle cave di Solenhofen, vicino a Monaco di Baviera. La tecnica si basa su un principio tanto semplice quanto ingegnoso: l’acqua e il grasso non si mescolano. Su questa intuizione si fonda un processo che ha permesso di riprodurre immagini con grande precisione e libertà espressiva. In origine, si utilizzava una pietra calcarea su cui l’artista disegnava con una matita grassa. Dopo un trattamento chimico, le parti non disegnate trattenevano l’acqua, mentre quelle grasse respingevano l’umidità e accoglievano l’inchiostro. Passando la lastra sotto una pressa, il disegno veniva poi trasferito su carta. Questo procedimento, inizialmente chiamato “stampa chimica su pietra”, ebbe subito grande successo e fu adottato da molti artisti, tra cui Goya, Daumier, Toulouse-Lautrece Munch.

Particolarmente sorprendenti sono i macchinari esposti: gigantesche e luccicanti presse litografiche perfettamente conservate, tra cui la replica esatta e funzionante della prima pressa realizzata da Senefelder.

Alle pareti del Museo si possono ammirare numerosi esempi di arte litografica: manifesti, stampe, cartoline d’epoca e caricature di artisti come Alphonse Mucha, Pablo Picasso, Francis Bacon e Toulouse-Lautrec. Di quest’ultimo è presente una sequenza di sette lastre, dalla pietra grezza alla litografia definitiva, che illustra la composizione grafica e cromatica della celebre locandina dedicata alla più famosa ballerina del Moulin Rouge, Jane Avril al Jardin de Paris.

La presenza di didascalie e pannelli aiuta il visitatore a contestualizzare opere e artisti, ma ne beneficia esclusivamente chi mastica la lingua neerlandese, perché il Museo –avendo un flusso non considerevole di visitatori stranieri – non si è dotato di testi in altre lingue. Ciononostante, la visita risulta appagante, in particolar modo nell’ultima parte, che si conclude con una tappa al laboratorio, la tappa senza dubbio più affascinante di tutto il percorso espositivo.

Il laboratorio del Museo di Eindhoven è davvero un laboratorio, nel senso letterale del termine: offre dimostrazioni di stampa dedicate ai visitatori che possono così ammirare le presse litografiche in funzione e capire in cosa consiste la tecnica litografica osservandone tutti i passaggi tecnici, organizza corsi e workshop per familiarizzare con le tecniche di disegno e di stampa, ma è anche e soprattutto lo studio litografico più specializzato dei Paesi Bassi, un vero e proprio punto di riferimento per artigiani e artisti di tutto il mondo che collaborano a stretto contatto con gli stampatori del Museo per realizzare le loro opere d’arte.

Il Museo ha perfino un piccolo bookshop che riserva alcune sorprese, come ad esempio la riproduzione litografica del dipinto I mangiatori di patate di Vincent Van Gogh in cui, se da un lato viene meno l’effetto caratteristico della pittura materica dell’artista, dall’altro emerge in modo straordinario la sua meticolosa attenzione ai dettagli e la forza espressiva del disegno.

In conclusione, tralasciando l’aspetto linguistico che può rappresentare uno scoglio per molti – anche se con il passare del tempo i nostri dispositivi elettronici sempre più avanzati tecnologicamente e dotati di IA possono sopperire alle nostre lacune –, il Museo è una realtà meritevole di considerazione anche da parte di chi non è esperto del settore. Qui, come accade in tutti quei musei che assolvono al proprio compito, si imparano e si scoprono informazioni in grado di accrescere sensibilmente il nostro bagaglio culturale, un bagaglio senza limiti… o quasi.

di Claudia Di Battista

Autore

  • Laureata in Lettere e Filosofia – Corso di diploma universitario in Operatore dei Beni culturali, è responsabile della Biblioteca e curatrice del Museo dell’Assicurazione (già Fondazione Mansutti) di Milano. In oltre vent’anni di attività nel settore culturale ha acquisito competenze diversificate, in particolare in ambito biblioteconomico, per quanto riguarda la catalogazione libraria (antico, moderno, spoglio e periodici) su più applicativi, la gestione di attività e servizi, redazione di tes...

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