L’oro come materia, simbolo e archetipo. È questo il tema centrale della mostra collettiva “Z = 79 – Almach in Gold” allestita a Milano nelle sale di Almach Art Gallery. L’esposizione, inaugurata lo scorso 21 marzo, è visitabile fino al 18 aprile 2026, è curata da Luca Temolo Dall’Igna, che ne guida la narrazione attraverso un dialogo tra arte, scienza e mito.


In un’epoca di transizione, di ricerca di senso e di riconnessione con l’essenziale, il riferimento al numero atomico 79, cui questa mostra collettiva rimanda, serve a sottolineare ciò che non si corrompe – e l’oro è un metallo che non si corrompe! – ma anche simbolo che non si spegne. Un’esposizione, dunque, che esplora l’oro non solo come materiale, ma come archetipo: simbolo di eternità, potere, purificazione, sacralità e trasformazione.



Nove gli artisti in mostra: Salvador Aulestia, Corrado Ferrante, Daniela Gullotta, Max Marra, Kyoji Nagatani, Elia Panori, Anna Pennati, Lucio Perna, Anna Spagna. Nove opere che si confrontano con il nobile metallo, indagandone le sfaccettature: fisiche, simboliche, filosofiche, esoteriche, alchemiche e persino quantistiche.




Nell’allestimento milanese si potrà così ammirare l’oro come materia (opere in foglia, resine, metalli misti, installazioni luminose che ne esaltano la riflessione, la densità, la preziosità); l’oro come simbolo (raffigurazioni di potere, divinità, monete, corone, ma anche di vuoto, illusione, accumulo); l’oro come archetipo alchemico (il processo di trasformazione dell’anima, dal piombo all’oro interiore); l’oro come mistero cosmico (riferimenti a mitologie, astrologia, numerologia); l’oro come metafora quantistica (il suo colore, la sua stabilità, il suo comportamento a livello atomico, interpretati artisticamente).


di Emilio Tripodi
