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La cartolina illustrata negli archivi della Società Geografica Italiana

“A Maurilia, il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com’era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico per i cambiamenti entro regole precise: riconoscendo che la magnificenza e prosperità di Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non ripagano d’una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso nelle vecchie cartoline, mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era. Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. È vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com’era, ma un’altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa.”

Pyramides de Giseh. Die Pyramiden von Giseh. Pyramids of Giseh. Cologne, F.M. Cartolina viaggiata, 29/11/1905
The Space NeedleRestaurant. New York, Dexter Press, inc. Cartolina viaggiata, 17/01/1975

Queste righe di Italo Calvino, tratte da Le città invisibili, sembrano scritte apposta per parlare di cartoline. Perché la cartolina, proprio come Maurilia, è sospesa tra memoria e immaginazione: ci mostra un luogo, ci dice “era così”, ma nello stesso tempo lo reinventa, lo congela in un’icona che a volte non esiste più. Ogni cartolina è un frammento di un mondo possibile, un piccolo pezzo di tempo incollato su un rettangolo di cartoncino.

Sassari (Sardegna). Costume d’Ittiri. A. Zonini. Cartolina viaggiata, 27/10/1907
Costumi napoletani. Napoli, Luigi Pierro. Cartolina viaggiata, 24/08/1915

La sua storia comincia il 1° ottobre 1869, quando l’Impero austro-ungarico emette la prima Correspondenz-Karte. Non ha immagini, non ha fronzoli: un lato per l’indirizzo, uno per il messaggio. Eppure l’idea è rivoluzionaria. In un solo anno vengono venduti nove milioni di esemplari. Poco dopo anche gli altri paesi europei seguono l’esempio: Germania, Svizzera e Gran Bretagna nel 1870, l’Italia nel 1873. Ma il vero salto avviene solo alla fine del secolo, quando il V Congresso dell’Unione Postale Universale (1897) fissa le regole che renderanno possibile il boom della cartolina illustrata.

Una volata dall’albergo della Collina Pistoiese m 932 s.l.m. Editore Stefano Signorini. Cartolina viaggiata, 02/09/1904

Nel 1889 i privati ottennero il permesso di produrre cartoline illustrate; da quel momento il piccolo rettangolo di cartone diventò anche un oggetto da guardare, da collezionare, un piccolo manufatto artistico. L’amministrazione postale stabilì che un lato dovesse essere riservato esclusivamente all’indirizzo e al francobollo, lasciando l’altro per l’illustrazione. Lo spazio per scrivere, così, si ridusse ai margini dell’immagine, tra cieli e fiumi stampati, creando un curioso dialogo tra parola e figura che sarebbe diventato una caratteristica tipica delle cartoline di quell’epoca.

Saluti da Taranto. Pistoia, L. Badioli, 1940

Non tutti, però, la accolsero favorevolmente. Alcuni temevano l’indiscrezione che comportava: chiunque – portinaie, servitù, portalettere – avrebbe potuto leggere i messaggi. L’aristocrazia la snobbava, considerandola poco elegante; le classi popolari, per lo più analfabete, la ignoravano. Fu la borghesia a farla propria, trasformandola in uno strumento perfetto per comunicazioni rapide, per consolidare legami sociali e per costruire una sorta di “mondanità epistolare”.

Ostia a mare (quartiere marittimo di Roma). Roma, Grana – Sezione edizioni d’arte. Cartolina viaggiata, 09/08/1929

All’inizio l’immagine sulle cartoline era un semplice ornamento, un fregio decorativo. Presto, però, diventa protagonista: editori e tipografi trasformano il piccolo cartoncino in un vero e proprio manifesto, con serie tematiche, panorami vedutisti e cartoline d’artista. Le tecniche di stampa si moltiplicano: litografie, cromolitografie, fototipie, colorazioni manuali affidate a mani femminili che aggiungono pazientemente i colori a catena. Tra il 1899 e il 1905 l’Europa vive una vera “iconomania”: si collezionano cartoline, si organizzano scambi e nascono riviste specializzate.

Sturla ai bagni. Cartolina viaggiata, 05/08/1924

Il successo della cartolina risiede anche nella sua capacità unica di offrire una rappresentazione capillare del territorio. Pur accurate, le grandi campagne fotografiche istituzionali non hanno mai restituito una tale varietà di scorci: piazze, monumenti, chiese, porti, viadotti e stazioni ferroviarie vengono immortalati, creando un archivio diffuso di memoria visiva. La cartolina non si limita a documentare: interpreta, idealizza, tipizza. Come per i “tipi” umani – contadinella, gondoliere, montanaro – si selezionano “siti” simbolici che rappresentano intere città: la Torre di Pisa diventa Pisa, la Tour Eiffel Parigi, il Colosseo Roma. I collage “Saluti da…”, nati in Germania come Gruss aus, anticipano l’idea di reportage fotografico e rafforzano l’identità visiva. Oggi, collezioni come quelle della Società Geografica Italiana, composte da numerosi fondi per un totale di oltre centomila cartoline, ci offrono un patrimonio straordinario che testimonia l’Italia e il mondo lungo tutto il corso del Novecento.

Famiglia Reale d’Italia. Roma, Editore Lorenzo Contessa, 1908

Nell’era digitale, la cartolina appare quasi un oggetto “lento”, nostalgico, e proprio per questo acquista un nuovo valore: ci costringe a scegliere un’immagine, a scrivere poche parole, a spedire. È un gesto deliberato, non impulsivo.

Saluti da Palermo. Zürich, Künzlifrères. Cartolina viaggiata, 03/09/1901

Come in Maurilia, le cartoline non ci mostrano solo ciò che era, ma ciò che crediamo fosse, o ciò che desideriamo ricordare. Ci invitano a un esercizio di memoria e di immaginazione: lodare la città che vediamo nella cartolina, ma anche riconoscere quella che oggi esiste, e trovare un equilibrio tra nostalgia e consapevolezza.

di Susanna Di Gioia e Caterina Gatta

Immagine in copertina: Livorno – Panorama. Cartolina viaggiata, 02/12/1907

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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