Alla GAM – Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, sino al 1° marzo 2026 è possibile visitare “Anger Pleasure Fear”, la prima interessante mostra antologica della fotografa italo-svedese Linda Fregni Nagler allestita in un’istituzione italiana. Curata da Cecilia Canziani, docente, critica e storica dell’arte, la mostra è concepita come un unico racconto che riunisce opere realizzate nel corso di oltre venti anni; cicli differenti delineano un percorso poetico che, attraverso la materialità della fotografia, illustra il XX secolo. Atmosfere di grande bellezza ma anche tragicità, incantamenti, fotografie dimenticate dalla storia e ritrovate, riviste e ricollocate come tasselli di una lunga narrazione.

Linda Fregni Nagler, nata a Stoccolma, diplomata nel 2000 in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, vive e lavora a Milano. In questa mostra utilizza la fotografia come collegamento tra ricerca, storicità, collezionismo e materialità dell’immagine. “Anger Pleasure Fear” si configura, quindi, plasmando un dialogo ideale tra due opere: The Hidden Mother e Vater (Father). La prima opera – presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2013 – è un’installazione composta da 997 dagherrotipi, carte de visite e tintypes, in cui un bambino ‘visibile’ cela la madre, presente, ma avvolta da un manto nero che pare un burqa. Un’immagine molto forte, che attrae immediatamente l’attenzione perché il corpo della madre, seppur negato visivamente, ha comunque una possente presenza.


Vater è una serie inedita realizzata per questa occasione dedicata al Mensur, combattimento rituale tradizionale di iniziazione, nominato anche ‘duello studentesco’, che viene ancora praticato in Germania, Svizzera e Austria. Le cicatrici divengono segno di coraggio, un rituale che oggi appare come simbolo della violenza che, purtroppo, connota ancora i nostri tempi.
Il percorso espositivo continua attraverso altre strutture, tra cui Pour commander à l’air – Premio MAXXI 2014 – ingrandimenti di fotografie tratta da fatti di cronaca che divengono materiale prezioso per porre in discussione il valore narrativo delle immagini; nella serie Going Untitle sono stampe fotografiche realizzate partendo da disegni,che riproducono originali fotografici di oggetti legati al mondo del lavoro o architetture misteriose, di cui non conosciamo più l’uso.

Si continua con Smokes, Clouds, Explosions: collezione di lastre per lanterna magica dell’artista, base della performance Things that Death Cannot Destroy. Non voglio uccidere nessuno opera che risale agli esordi della fotografa che pare aver anticipato alcuni temi legati a questa antologica; la serie inedita Little History of Subjugation che indaga l’enigmaticità della relazione uomo-animale.

Quelle di Linda Fregni Nagler – che definire fotografa è diminutivo perché può essere considerata anche storica, ricercatrice, investigatrice, antropologa di immagini, collezionista… – sono fotografie che ci incuriosiscono, sono immagini singolari e a volte inquietanti, dimenticate e riportate alla luce grazie al lavoro e alla sua curiosità. Attraverso l’atto del raccogliere, osservare e reinterpretare immagini siamo invitati ad esplorare i confini mutevoli tra documento e visione, memoria e immaginazione, rendendo lafotografia non solo oggetto, ma soggetto del pensiero.
di Laura Malaterra
Immagine in copertina: Linda Fregni Nagler, Untitled (Pigeon) #1, 2023, Dalla serie News from Wonderland, 2023. Stampa ai sali d’argento, 100 x 150 cm. Courtesy collezione privata, Milano
