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La materia e il suo doppio: Alfredo Pirri in mostra a Catania con “Fare Cose”

Negli ampi spazi industriali ed ex produttivi della Fondazione Brodbeck a Catania, la mostra personale di Alfredo Pirri, intitolata non a caso “Fare Cose” e curata con intelligenza critica da Cesare Biasini Selvaggi e Gianluca Collica, si configura fin dal primo istante come un dispositivo visivo, concettuale e sensoriale di straordinaria complessità. Un’indagine profonda e radicale in cui l’opera d’arte non si limita a occupare passivamente lo spazio architettonico, ma lo decostruisce, lo interroga e lo ridefinisce attraverso l’uso calibrato e spregiudicato della materia, della luce e del riflesso.

Alfredo Pirri, Fare Cose, Fondazione Brodbeck, 2026. Installation view (ph. Alfio Garozzo)

L’esposizione, visitabile fino al 13 febbraio 2027, offre al visitatore un’esperienza di radicale spiazzamento percettivo ed estetico, costringendoci a fare i conti con la natura stessa del visibile: cosa significa, in fondo, “fare cose” all’interno del perimetro dell’arte contemporanea? La risposta che Alfredo Pirri consegna alla sua grande personale catanese rifugge totalmente la retorica consolatoria del manufatto finito, del prodotto museale da consumare in fretta, per aprirsi invece al campo infinitamente dinamico dell’azione, del farsi e del processo.

Alfredo Pirri, Fare Cose, Fondazione Brodbeck, 2026. Installation view (ph. Alfio Garozzo)

L’artista romano, noto da decenni sulla scena internazionale per la sua straordinaria capacità di piegare l’architettura a una dimensione quasi lirica, geometrica e al tempo stesso visionaria, mette in scena un cortocircuito percettivo in cui lo spettatore perde istantaneamente i propri punti di riferimento cartesiani per entrare in un territorio di pura e vibrante risonanza sensoriale. Fin dal primo impatto con l’allestimento, la mostra dimostra in modo lampante come il lavoro curatoriale e la concezione plastica dell’autore si fondano in un unicum inscindibile e coeso. I grandi ambienti della Fondazione non fungono mai da semplice contenitore neutro o da sfondo asettico, ma diventano parte attiva, pulsante dell’opera stessa.

Pirri lavora incessantemente sulla scomposizione della superficie e sulla rifrazione ottica: i materiali riflettenti, i grandi piani specchianti che il pubblico è invitato a calpestare o che si frammentano sotto lo sguardo, catturano la luce naturale che penetra dagli shed industriali e la restituiscono moltiplicata, frantumata, riconsegnando ai presenti un’immagine del mondo che è costituzionalmente plurale, instabile e mai definitiva. In questa dinamica di osmosi tra opera e ambiente, il pavimento e le pareti cessano bruscamente di essere limiti fisici invalicabili per trasformarsi in superfici vive, vibranti, quasi liquide.

Alfredo Pirri, Fare Cose, Fondazione Brodbeck, 2026. Installation view (ph. Alfio Garozzo)

Il visitatore è chiamato a camminare dentro l’opera – letteralmente – avvertendo sotto i piedi il brivido sottile di una stabilità compromessa, di un equilibrio che vacilla. È esattamente qui che emerge la cifra più alta e inconfondibile della poetica di Pirri: l’invito pressante a sostare sull’orlo del visibile, là dove la materia grezza, pesante, industriale dialoga costantemente con la fragilità estrema dell’immaginario e della memoria.

In un’epoca storica come la nostra, drammaticamente satura di immagini bidimensionali, seriali, consumate sullo schermo di uno smartphone alla velocità di un secondo e subito dimenticate, la pratica artistica di Alfredo Pirri oppone la resistenza radicale e necessaria della densità temporale. “Fare Cose” è un titolo che, dietro la sua apparente semplicità colloquiale, racchiude il sapore di una dichiarazione d’intenti fortemente artigianale e al tempo stesso rigorosamente concettuale: fare, agire, alterare e modificare lo stato delle cose attraverso il gesto fisico, corporeo e pensante del creare.

Alfredo Pirri. Fare Cose, Fondazione Brodbeck, 2026. Installation view (ph. Alessandro Rizzo)

Le opere esposte non celebrano mai un’estetica della perfezione statica o museale, ma trattengono tenacemente le tracce vive del loro farsi, le ferite dei materiali, l’imprevisto dell’accidente. La pittura si fa scultura e architettura, la luce diventa materia tangibile che scolpisce l’aria, e il colore non si riduce mai a mero rivestimento decorativo, ma esplode come energia pura che si espande nello spazio circostante, coinvolgendo l’intero corpo di chi guarda.

Per la città di Catania e per l’intero panorama culturale del meridione d’Italia, un appuntamento espositivo e critico di tale spessore rappresenta un presidio di altissimo profilo intellettuale, capace di ribadire con forza come la ricerca contemporanea sappia abitare e fiorire anche in luoghi geograficamente periferici rispetto ai grandi hub finanziari e mercatili dell’arte internazionale, mantenendo tuttavia intatta una risonanza universale.

Gli ultimi giorni di apertura di questa straordinaria esposizione offrono dunque un’occasione davvero imperdibile per attraversare un vero e proprio campo di forze; Alfredo Pirri ci ricorda, con la forza inesorabile della sua visione, che l’arte contemporanea assolve al suo compito più autentico e civile unicamente quando riesce a disorientare le nostre comode certezze percettive, costringendoci a guardare non soltanto fuori, nello spazio codificato del mondo, ma soprattutto dentro lo spazio invisibile e profondo che abitiamo dentro di noi. Una lezione magistrale di rigore, etica e visione estetica che la critica d’arte ha il dovere istituzionale e morale di custodire, rilanciare e divulgare con la massima forza.

di Mery Scalisi

Per le immagini si ringraziano l’Ufficio Stampa Melamedia e la giornalista Carmela Grasso per la concessione del press kit ufficiale.

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Autore

  • Mery Scalisi, attiva da anni nel panorama della promozione culturale e della valorizzazione del patrimonio artistico, unisce nella sua attività la rigorosa ricerca storico-critica alla gestione manageriale di grandi rassegne. Dalla Sicilia – osservatorio di stratificazioni storiche e fermenti contemporanei – sviluppa progetti espositivi e saggistici che dialogano con la scena nazionale e internazionale.

    Si occupa stabilmente dell'ideazione e della direzione di progetti di curatela con...

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