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La riserva dello Stagnone

All’estrema punta nord-occidentale della Sicilia la strada provinciale che dalle Saline di Trapani e Paceco conduce a Marsala è la Via del Sale. È una strada che ci porta in un luogo magico in cui si gode un panorama mozzafiato caratterizzato da iconici mulini a vento, dove il mare ha plasmato la più grande laguna della Sicilia, lo Stagnone, annoverata tra le zone umide più importanti d’Europa.

Definito da Omero “sostanza divina” e dai romani “oro bianco”, il sale ha, dalla notte dei tempi, un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo non soltanto come ingrediente alimentare e per la salagione (tecnica di lunga conservazione del cibo), ma anche e soprattutto per la sua funzione nei rapporti socioeconomici tra i vari paesi; basti pensare che nell’antica Roma una delle strade di commercio era la via “Salaria”, o che i soldati venivano pagati con razioni di sale, sicché ancora oggi lo stipendio viene definito “salario”.

Si ipotizza che i Fenici, forti della loro espansione commerciale in tutto il Mediterraneo, intorno al V secolo a. C., iniziano a estrarre il sale lungo queste coste. Plinio il Vecchio, noto scrittore e filosofo naturalista, parla dell’estrazione del salgemma in Italia citando Trapani, così come l’illustre cronista arabo Idrisi nel 1154 annota: “… proprio davanti alla porta della città si trova una salina…”. Sarà una continua ascesa. Con Federico II di Svevia il sale diviene monopolio di stato e in seguito la produzione cresce considerevolmente grazie alla gestione di ricchi imprenditori; ma il momento della svolta si ha con gli spagnoli grazie ai quali da Trapani l’estrazione viene ampliata lungo tutta la costa fino a Marsala, divenendo così la zona di produzione più estesa e prolifica del Mediterraneo.

Saline di Marsala

Purtroppo dopo l’unità d’Italia si assiste ad un lento e inesorabile declino che porta gradualmente il luogo al totale dissesto. Si deve alla forza di audaci impresari, con lo scopo di preservare anche il grande patrimonio naturalistico e rafforzare l’ecosistema uomo-natura, la lenta riattivazione e il potenziamento dell’attività estrattiva. Nel 1995 nasce la Riserva Naturale delle Saline di Trapani e Paceco gestita dal WWF Italia, raggiungendo così il primo posto nella classifica speciale Expo del censimento 2014. Tra le prime riserve naturali a essere istituita è un luogo che profonde irrealtà e magia: il paesaggio, di straordinaria bellezza per atmosfere, profumi e colori, è caratterizzato dai ritmi lenti e cadenzati delle onde del mare che cullano dolcemente le imbarcazioni.

Saline a San Teodoro

È uno spettacolo che il creato mette in scena. Il sole, immergendosi nelle limpide acque, fa scintillare i mucchi di sale in parte coperti da tegole in terracotta; questi bianchi cumuli e i mulini a vento tra le vasche colorate dalle più svariate tinte di rosa, assieme al cielo venato dai caldi colori del sole, creano un piccolo luogo di beatitudine definito dagli arabi “porto di Dio” e annoverato tra i più bei tramonti al mondo. Marsala e Trapani la cingono amorevolmente alle spalle, mentre sulla linea d’orizzonte lo splendido scenario delle Egadi è annunciato da altre quattro piccole isole: l’Isola Grande, la Santa Maria, la Schola e Mozia. Queste, pur appartenendo geograficamente al suddetto arcipelago, sono definite “dello Stagnone” a motivo della loro vicinanza alla costa e per le bassissime acque lagunari che le circondano.

Tramonto sulle Saline di Marsala

L’Isola Grande o Lunga, raggiungibile a piedi dall’antica torre d’avvistamento di San Teodoro, è la più estesa delle quattro. In origine si presentava composta da cinque isolotti rocciosi uniti da piccoli canali che saldatisi nel tempo hanno dato origine all’attuale forma allungata che delimita la laguna da Punta Alga a san Teodoro. L’isola Santa Maria, nastriforme, è dedicata al santuario della Madonna di Valleverde ed è un luogo di grande interesse archeologico nonché area protetta. La sua flora è ricca di palme, pini marittimi, un vasto uliveto e tante varietà di piante, gli asinelli compongono la particolarissima fauna. L’intera costa, costituita da splendide spiagge balneabili, è oggi molto frequentata da Kiter professionisti.

L’Isola Grande vista da San Teodoro

L’isoletta Schola è la più piccola dell’arcipelago nella riserva e prende il nome dalla scuola di retorica di epoca romana dove si pensa abbia insegnato Cicerone nel periodo in cui ricoprì la carica di Questore a Lilibeo, l’odierna Marsala, ed è l’unica rimasta di pubblica proprietà. Intorno all’VIII secolo a.C. lo Stagnone era un luogo strategico per la presenza, sull’isola di San Pantaleo, di Mozia, importantissima colonia fenicia e centro commerciale tra Oriente e Occidente.

L’isola di Schola

Quest’isola collegata alla terra ferma da un istmo, lungo circa due chilometri e largo sette metri, consentiva simultaneamente il passaggio a due carri trainati; ancora oggi con la bassa marea è percorribile a piedi. Agli inizi del XX secolo viene interamente acquistata dall’appassionato cultore di archeologia e ornitologia Joseph Whitaker, di origini britanniche e palermitano di nascita, che nel 1902 vi avvia un’importante campagna di scavi. Nasce il primo museo punico siciliano, allestito nelle stanze che compongono l’ala di servizio al piano terra della palazzina di sua residenza. Oggi è annoverato tra le più importanti collezioni archeologiche al mondo.

L’isola di Mozia

Punta di diamante è senza alcun dubbio il “Giovinetto di Mozia”. La preziosa statua in marmo jonico della Tessaglia, risalente al 450 a. C., è stata ritrovata nel 1979 e rappresenta una giovane figura maschile dal fisico atletico e prestante. Dallo sguardo fiero, indossa con le braccia scoperte una leggerissima tunica (chitone) a sottilissime e sinuose pieghe, una larga fascia gli cinge il petto in un duplice giro fermato anteriormente mediante due cordoni chiusi da un nodo in metallo. Alta quasi due metri viene esposta nel 1988 a palazzo Grassi a Venezia, nel 2012 presso il British  Museum di Londra e al Getty Museum di Los Angeles.

Efebo di Mozia

Nell’estate del 2025 un altro ritrovamento arricchisce il sito: si tratta di una nuova meraviglia definita momentaneamente “Giovinetta”, una statua in marmo del periodo tardo arcaico (V sec. a. C.) alta 72 cm e raffigurante una figura femminile in movimento vestita con chitone e himation (abbigliamento femminile della tradizione greca). Composta da due blocchi, è mancante del torso e della testa. L’importanza del ritrovamento arricchisce il quadro delle relazioni tra la civiltà fenicia e quella greca, confermando una Mozia multietnica, dove i due popoli convivevano condividendo non solo gli spazi ma anche e soprattutto le espressioni culturali. I bassi fondali e la temperatura mite delle acque fanno di questo luogo un habitat ideale per molteplici specie di pesci e crostacei. Numerose anche le specie di rari uccelli migratori che la riserva dello Stagnone ospita in certi periodi dell’anno: cavalieri d’Italia, aironi, fenicotteri rosa e anatre selvatiche che in questo luogo nidificano o sostano durante la migrazione. La singolare vegetazione, tipica degli acquitrini salmastri mediterranei, è composta dalla palma nana, giunchi e salicornie. Lo Stagnone è uno scrigno di biodiversità, in cui attività produttive e conservazione della natura coesistono, ma anche area di elevato valore paesaggistico, archeologico ed etno-antropologico.

Il modo più suggestivo per visitare, conoscere e immergersi in questa bucolica riserva è sicuramente il tour a bordo di un battello sfiorando le acque lagunari, in cui si impara ad ascoltare e rispettare il silenzio, per abbandonarsi e inebriarsi delle sue magiche atmosfere naturali ricche e intense di fascino e ritrovare l’autentica dimensione della natura. Così si possono ben comprendere le parole di Federico II di Svevia: “Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”.        

Testo, fotografie e illustrazioni di Catia Sardella

                                                                                                                                          

Autore

  • Donna dalla forte personalità, cultrice della perfezione estetica anche nella vita quotidiana, vive una metamorfosi durante l'ispirazione artistica, cogliendo quell’attimo d’intuizione che con profonda emozione trasferisce nelle sue creazioni. Le sue opere sono il frutto della sinergia di passione, ispirazione e tecnica. La tecnica, acquisita durante i suoi studi accademici per le formative esperienze maturate nel corso di pittura, l’ha plasmata.
    La passione per i colori caldi, accesi e decisi...

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