Nel quadro delle trasformazioni politiche che interessarono la penisola italiana nel XIX secolo, la città di Gaeta occupa una posizione di rilievo per il ruolo svolto durante le fasi conclusive del Regno delle Due Sicilie. Situata in una posizione strategica sul litorale tirrenico, la città rappresentò non soltanto un presidio militare di primaria importanza, ma anche uno spazio simbolico in cui si concentrarono le tensioni tra il vecchio ordine dinastico e le nuove istanze nazionali. È in questo contesto che si colloca la figura di Maria Sofia di Baviera, ultima regina delle Due Sicilie, la cui presenza durante l’assedio del 1860–1861 contribuì in modo determinante alla costruzione di una narrazione destinata a superare il dato strettamente militare per assumere una dimensione storica e iconografica più ampia.

La città di Gaeta era parte integrante del sistema difensivo del Regno delle Due Sicilie. Le sue fortificazioni, sviluppatesi nel corso dei secoli e potenziate in età moderna, ne facevano una piazzaforte in grado di controllare le rotte marittime e di garantire una resistenza prolungata in caso di conflitto. Nel 1860, a seguito della Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi e del rapido crollo dell’autorità borbonica sul territorio continentale, Francesco II delle Due Sicilie e la consorte Maria Sofia si rifugiarono proprio a Gaeta, trasformando la città nell’ultimo centro operativo del regno. L’assedio, iniziato nel novembre dello stesso anno, segnò una fase cruciale del processo di unificazione italiana, ponendo di fronte due modelli politici inconciliabili: da un lato la monarchia borbonica in fase di dissoluzione, dall’altro il progetto unitario sostenuto dal Regno di Sardegna.

All’interno di questo scenario, la figura di Maria Sofia di Baviera assunse un ruolo che si discostava sensibilmente dalla tradizionale rappresentazione della sovrana ottocentesca. Le testimonianze coeve, provenienti sia da fonti borboniche sia da osservatori stranieri, descrivono una presenza attiva della regina all’interno della città assediata. Maria Sofia partecipò alla vita quotidiana della guarnigione, visitando i feriti, assistendo alle operazioni difensive e mantenendo un contatto diretto con le truppe. Questo comportamento contribuì a ridefinire temporaneamente il ruolo femminile all’interno della rappresentazione dinastica: la sovrana non era più soltanto un elemento simbolico, ma diventava parte integrante della narrazione bellica, assumendo una funzione morale e politica di primo piano.

L’eco della resistenza di Gaeta si diffuse rapidamente nel contesto europeo, alimentata dalla stampa internazionale e dai resoconti diplomatici. In questo processo, la figura di Maria Sofia venne progressivamente trasformata in un simbolo. La definizione di “eroina di Gaeta”, attribuitale già durante l’assedio, riflette un meccanismo tipico della cultura politica ottocentesca: la personalizzazione degli eventi storici attraverso figure capaci di incarnarne il significato. Il 13 febbraio 1861, dopo mesi di bombardamenti e progressivo indebolimento delle difese, Gaeta capitolò. La resa segnò la fine effettiva del Regno delle Due Sicilie e l’inizio di una nuova fase politica per l’intera penisola.

Per Maria Sofia di Baviera si aprì la lunga stagione dell’esilio, che avrebbe contribuito ulteriormente alla costruzione della sua immagine pubblica. Oggi Gaeta conserva ancora le tracce materiali dell’assedio: le fortificazioni, le batterie, gli spazi urbani che furono teatro degli eventi. Tuttavia, il valore della città non è soltanto storico-architettonico, ma anche simbolico.

L’assedio di Gaeta non può essere interpretato esclusivamente come un episodio militare. Esso rappresenta un momento di condensazione storica in cui si intrecciano politica, simbolo e identità. Attraverso la presenza di Maria Sofia di Baviera, l’evento assume una dimensione ulteriore: quella della costruzione di una figura femminile capace di attraversare la crisi del sistema dinastico trasformandosi in icona.
di Erika Menicucci
Immagine in copertina: Maria Sofia di Baviera, regina delle Due Sicilie, sulle batterie di Gaeta durante l’assedio del 1860–1861. Immagine: Theodor von Piloty, Wikimedia Commons
