«La luce, i fiori e gli oggetti nella mia casa. Sono viaggi intensi tra le stanze per inseguire la luce spostando fiori, foglie e rami che mutano colori e sempre mi affascinano. In quel loro avvizzirsi pare di leggere le storie delle loro brevi esistenze, così li immortalo quando sono ormai appassiti. Contengono quei colori e quelle forme che il tempo ha consumato e trasformato, trasfigurando la vitalità che si sta spegnendo in nuovi fiori, antichi e saggi. È una pausa di vita che amo fotografare. Un percorso silenzioso alla scoperta di sempre nuove e imprevedibili luci che vengono a definire forme, linee, colori, sfumature con il trascorrere delle ore. Vite da scoprire, momenti da eternare. La fotografia ha sempre oscillato tra due nature inconciliabili: da un lato la promessa di una verità osservabile, dall’altro la sua capacità di costruire un artificio che assume i tratti del reale. È un medium che registra ma, allo stesso tempo, sostituisce; che rivela e insieme sottrae».

In questo paradosso – un’immagine che appare come presenza ma resta spettro – si colloca la ricerca di Laura Malaterra, autrice che lavora sul margine tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che sta per svanire.

La sua formazione in architettura e teatro affina uno sguardo che pensa per scene e per volumi. Nelle sue fotografie la luce non è un semplice fattore tecnico, ma materia drammaturgica: definisce lo spazio, isola i dettagli, modella la percezione. Gli oggetti quotidiani diventano attori, le stanze si trasformano in set, le ombre restituiscono presenze che sembrano arrivare da un altrove.


Malaterra costruisce immagini che non documentano, ma evocano; non cercano un punto fermo, ma esplorano la metamorfosi costante del reale. È una fotografia che lavora sul tempo – sul suo farsi, disfarsi e ritornare – trasformando l’effimero in forma e la memoria in apparizione.”
di Tobia Donà – Visione Oltre
fotografie di Laura Malaterra
Immagine in copertina: Laura Malaterra, Le luci di un tempo che fugge, le uova