Trecento opere tra fotografie vintage, disegni, litografie, oggetti e documenti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, compongono la mostra Man Ray Forme di luce inaugurata lo scorso 24 settembre e visitabile a Palazzo Reale di Milano fino all’11 gennaio 2026, nell’ambito di Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Curata da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca questa retrospettiva, dedicata al grande protagonista della storia dell’arte del secolo scorso, ripercorre l’intero percorso evolutivo segnato dai molteplici temi e motivi di ispirazione che spaziano dagli autoritratti ai ritratti degli amici intellettuali degli ambienti culturali europei e americani tra le due guerre; la figura femminile, da sempre fonte di ispirazione, poi i nudi illuminati da una luce che mette a fuoco frammenti simbolici.
La sua costante ricerca tecnica, sempre legata alla poetica, è rappresentata dalle solarizzazioni e dalle rayografie: è stato il poeta e saggista Tristan Tzara a coniare questo termine per indicare il procedimento innovativo di Man Ray consistente nell’esporre oggetti direttamente su carta fotosensibile senza l’uso della macchina fotografica. Aveva un’incessante passione per la moda, i multipli e i ready-made che riflettono il suo interesse per il dadaismo; e infine il cinema, un linguaggio adatto per realizzare opere in assoluta libertà sperimentando la sua inesauribile creatività che trova spazio nell’esposizione con la proiezione dei film Le Retour à la raison (1923), Emak Bakia (1926), L’Étoile de mer (1928), Les Mystèresdu Château de Dé (1929).

La poliedricità di Man Ray, pittore, fotografo, regista, sperimentatore, rende la sua fulgente carriera un continuum di ricerca e poeticità votate alla sperimentazione artistica. Emmanuel Radnitsky, il suo vero nome, nato a Philadelphia nel 1890 da una famiglia ebrea di origini russe, dopo una vita tumultuosa morì a Parigi, culla per le sue frequentazioni intellettuali e dove nel 1921 si trasferì, dopo essersi formato nel vivace mondo dell’arte americana, per venire in contatto con le avanguardie europee, artisti innovatori come Marcel Duchamp, che lo introdusse a linguaggi artistici radicalmente nuovi.
“Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere.”
Con lo pseudonimo di Man Ray – unione di “Man” uomo e “Ray” raggio di luce – entra in relazione con il gruppo surrealista guidato da André Breton stringendo rapporti con Louis Aragon, Philippe Soupault, Paul Éluard e Robert Desnose Salvador Dalí. Nascono immagini che sono diventate icone della storia della fotografia, grazie all’incontro con la cantante, modella e poi sua compagna Alice Prin (famosa come Kiki de Montparnasse) tra cui ricordiamo Le Violon d’Ingres e Noire et blanche. Kiki appare anche in tre film diretti da Man Ray: Le Retour à la raison(1923), Emak Bakia(1926) e L’Étoile de mer(1928).

In collaborazione con la fotografa Lee Miller, nuova compagna e musa, nascono fotografie iconiche, dove i contorni delle immagini divengono un’aura luminosa enigmatica, a volte inquietante. Man Ray, nel corso degli anni Trenta,si dedica anche alla fotografia di moda collaborando con famose case di moda e stilisti come Elsa Schiapparelli, Paul Poiret, Jean-Charles Worth e Coco Chanel. Nel 1940, dopo la disfatta della Francia, torna negli Stati Uniti dove incontra Juliet Browner, ballerina e modella, che diventerà sua moglie e musa. Ritorna a Parigi, nel 1951, dove continuerà il suo lungo viaggio nella creatività, un’avventura durata sino alla sua morte.

Le trecento opere presenti nella mostra consentono di ripercorrere il lungo cammino creativo di Man Ray, sempre alla ricerca di innovazioni poetiche per definire la sua arte. Un incessante approfondimento tra tecnica e poetica, un linguaggio dove sempre si fondono eleganza ed avanguardia. L’allestimento della mostra è stato ideato dallo Studio ZDA – Zanetti Design Architettura. Il ricco catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, è curato da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca con i testi critici di Raffaella Perna.
di Laura Malaterra
Immagine in copertina: Rayographie “Le baiser”, 1922 © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2025
