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Perdersi e ritrovarsi a Venezia nel labirinto dedicato a Jorge Luis Borges appena restaurato

Entri in un labirinto a Venezia ed esci in Argentina. In un racconto di Jorge Luis Borges sarebbe perfettamente plausibile, normale perfino. E nella realtà? Nel cuore della laguna c’è un luogo che è quasi un portale per altre dimensioni. L’isola di San Giorgio Maggiore ha attraversato secoli di storia e molteplici cambi di destinazioni. È  un posto speciale che oggi ospita la Fondazione Giorgio Cini. Proprio al centro dell’isola cresce il labirinto vegetale dedicato a uno dei più grandi scrittori del ‘900: quel Borges che della città lagunare diceva “è cristallo e crepuscolo”, segnando un legame particolare, destinato a durare.

Ultimazione lavori di restauro del labirinto. Il progetto di recupero (nell’ambito di Pwc per la Cultura) ha previsto la sostituzione di 165 piante. Fotografia di Siria Toccafondi, courtesy Fondazione Giorgio Cini

Oggi, a distanza di quarant’anni dalla scomparsa dell’autore argentino e a quindici dalla sua creazione, il labirinto riapre ai visitatori. Sarà così possibile tornare a perdersi nei suoi sentieri, tra riflessioni e suggestioni letterarie.

Labirinto restaurato. Fotografia: courtesy Fondazione Giorgio Cini
Labrinto Borges a Venezia. Fotografia: courtesy Fondazione Giorgio Cini

Poiché si tratta pur sempre di una cosa viva e, come tale, destinata mutare e bisognosa di attenzioni continue, è stato di recente sottoposto ad un meticoloso restauro, realizzato in collaborazione con la società italiana di consulenza PwC. Nato qui, dove la cura costante dei luoghi e il rispetto della loro storia è una missione rigorosa, l’intervento restituisce al pubblico un’architettura verde che si rivela, insieme, monumento alla memoria, storia d’amore e pagina letteraria.

Labirinto restaurato: un percorso da record formato da 3250 esemplari di Bosso. Fotografia di Siria Toccafondi, courtesy Fondazione Giorgio Cini

Tutto inizia nel 1984. Con la moglie Maria Kodama, Borges arriva a Venezia: è ospite alla Fondazione Cini dove presiede il colloquio internazionale dedicato a “L’Europa e la cultura”. Ed è subito colpo di fulmine con la città che percepisce come un dedalo di calli, ponti e canali, dove sembra naturale smarrirsi e ritrovarsi.

Jorge Luis Borges e Maria Kodama a San Giorgio, 1984. Fotografia di Graziano Arici, courtesy Fondazione Giorgio Cini

Perfetta metafora della vita, ma anche luogo del disorientamento urbano per eccellenza come ogni visitatore sperimenta, Venezia invita all’abbandono, al flusso libero dei pensieri. San Giorgio Maggiore sta al centro di tutto: proprio di fronte alla basilica di San Marco, ma separata da un braccio di mare dalla folla di turisti e visitatori, dal chiasso di un luogo che è turistico per eccellenza, mantiene una sua riservatezza raffinata. Custodisce storia e tradizione. La chiesa, i chiostri di Giovanni Buora e Andrea Palladio, le cappelle e gli edifici dedicati allo studio e alla ricerca: sull’isola tutto parla il linguaggio del tempo. In quell’economia degli spazi che è costante veneziana, il terreno ha, di volta in volta, ospitato un luogo di sepoltura portoghese e un deposito di munizioni napoleoniche. Qui i monaci benedettini coltivavano erbe officinali, tra meditazione e bellezza.

“Campo di Gioco” Guglielmo Visentini, Veduta del piazzale del Centro Arti e Mestieri, Isola di San Giorgio Maggiore, 1953, Venezia. Fotografia: courtesy  Fototeca della Fondazione Giorgio Cini
I lavori per la sistemazione del piazzale del Centro Arti e Mestieri, 1953. Venezia. Fotografia: courtesy Fototeca della Fondazione Giorgio Cini
Veduta del piazzale del Centro Arti e Mestieri dopo la demolizione delle baracche, 1952, Venezia. Fotografia: courtesy Fototeca della Fondazione Giorgio Cini
Veduta aerea dell’Isola di S. Giorgio Maggiore, Luigi Bortoluzzi “Borlui“, 1956. Venezia. Fotografia: courtesy Fototeca della Fondazione Giorgio Cini

L’ultima trasformazione porta la firma dell’architetto e diplomatico inglese Randoll Coate: legato da profonda amicizia con Borges, vuole celebrare lo scrittore. Ma comprende subito che una statua, un monumento ordinario non possono bastare a definire il “bibliotecario dell’infinito”. Immagina così un labirinto, metafora ricorrente nelle opere dell’argentino. Archetipo letterario, direbbero i critici, capace di rappresentare la condizione umana, alle prese con l’infinita variante di scelte della vita. L’ispirazione infatti viene da un libro: il racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano pubblicato nel 1941, poi inserito nella raccolta “Finzioni”.

Labirinto Borges in costruzione, 2011, Venezia. Fotografia: courtesy Fondazione Giorgio Cini
Labirinto Borges in costruzione, 2011, Venezia. Fotografia: courtesy Fondazione Giorgio Cini

Tra il 1979 e il 1986 il progetto prende forma. Non è facile da realizzare. Si tratta di convincere la natura ad adeguarsi ad un preciso schema. Ci vogliono lungimiranza, dedizione e impegno futuro. Nel 2003 una prima versione viene creata in collaborazione con la Fundacion Internacional Jorge Luis Borges a Los Alamos, nei pressi di San Rafael, in Argentina. Ma Coate prepara varianti adattabili nelle dimensioni e negli spazi. Destinazione? I luoghi cari allo scrittore: Parigi, Ginevra, Valencia, Venezia. La Fondazione Cini risponde alla chiamata e forse non è un caso: in laguna i sogni si realizzano da secoli, nonostante le difficoltà pratiche.

Labirinto Borges, render e disegni progettuali, 2011. Fotografia: courtesy Fondazione Giorgio Cini

Coate vuole un libro aperto, con le siepi che formano la parola Borges in maniera speculare, su due pagine. Un colpo d’occhio che impressiona dall’alto. L’osservatore individua anche le iniziali di Maria Kodama, in quel sodalizio di vita e letteratura che è stata la loro storia. Ci sono i temi delle opere borgesiane ricreati dalle siepi: il bastone, come guida del cammino. E poi la clessidra, gli occhi stilizzati di una tigre e un punto di domanda, simbolo del dubbio intellettuale.

Labirinto Borges, render e disegni progettuali, 2011. Fotografia: courtesy Fondazione Giorgio Cini

A Venezia il labirinto viene inaugurato nel 2011: Borges manca da venticinque anni. Ed è opera da record. Occupa un’area di 2300 metri quadrati e per realizzarlo servono 3250 esemplari di Bosso. Non a caso è considerato uno dei più belli e suggestivi d’Italia. Precise le proporzioni: ogni pianta deve essere alta 75 centimetri, larga circa 38-40 e distante dalle altre 75 centimetri. I percorsi interni si sviluppano per 1150 metri calpestati negli ultimi 5 anni da 25mila visitatori. Il restauro si concentra sull’impianto di irrigazione e sulle vasche in metallo che ospitano le siepi: una strategia necessaria per proteggerle dall’acqua salmastra. Ma richiede anche la sostituzione di 165 piante di Bosso. L’apporto di nuovo terreno idoneo e l’eliminazione manuale delle infestanti fanno il resto. Interventi al vialetto d’accesso e la collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti hanno inoltre permesso di migliorare l’accessibilità dei vicoli di bosso, anche mediante una mappa tattile appositamente realizzata. Aumenta così l’identificazione del luogo con Borges: lo scrittore che in età adulta perde la vista, fino alla cecità.

Il labirinto visto dall’alto. Fotografia di Matteo De Fina, courtesy Fondazione Giorgio Cini

Restituita allo splendore originario, questa vera e propria architettura vegetale sarà fruibile grazie alle visite guidate proposte dal sito visitcini.com, mentre i portali di Fondazione Cini e PwC Italia pubblicheranno i calendari delle prossime aperture autunnali. Un’esperienza di meditazione e dialogo tra culture e secoli, così adatto alla filosofia e al messaggio eternato dalla lapide collocata nel chiostro palladiano dell’isola: dedicata a Vittorio Cini, creatore della Fondazione intitolata al figlio Giorgio, recita: Si monumentum requiris circumspice (Se cercate un monumento, guardatevi intorno).

di Antonella Gonella – Crediti fotografici: Fondazione Giorgio Cini, Venezia

Fonti: Area stampa Fondazione Cini: https://www.cini.it/cini_press/il-labirinto-borges-restaurato-a-15-anni-dalla-realizzazione-e-a-40-anni-dalla-scomparsa-del-grande-scrittore/

Immagine in copertina: Il labirinto restaurato. Un luogo speciale a metà tra il monumento alla memoria, storia d’amore e pagina letteraria. Fotografia di Siria Toccafondi, courtesy Fondazione Giorgio Cini

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Autore

  • Giornalista, laureata in Lettere classiche, sempre alla ricerca di nuovi libri e storie da raccontare. Ha collaborato con diversi giornali, una rete televisiva e svariati siti internet. Si occupa di comunicazione a livello istituzionale.

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