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Pinocchio

C’era una volta… un toscano di Firenze, dov’era nato nel 1826 in una famiglia modesta; si chiamava Carlo Lorenzini, aveva studiato per cinque anni presso il seminario di Colle Val d’Elsa e poi per due anni aveva frequentato il liceo fiorentino degli Scolopi, ordine religioso cultore della classicità ma anche aperto agli ideali patriottici. Infatti nel 1848 Lorenzini combatté durante la prima Guerra d’indipendenza come volontario a Curtatone e Montanara, e in quello stesso anno iniziò a collaborare con vari giornali e a scrivere articoli e libri. Nel 1876 iniziò a firmarsi Collodi, omaggiando il paese della madre presso Pistoia, e iniziò ad accostarsi al mondo giovanile.

Maestro Ciliegia

Due anni dopo pubblicò Giannettino, il suo primo libro per bambini. Da quel momento e sino al 1890, anno in cui morì, Lorenzini scrisse nove libri che, attraverso le vicende del protagonista – un ragazzino sveglio e inizialmente poco attratto dalla scuola –, tendevano a insegnare alcune delle più importanti materie scolastiche. In pratica aveva creato la figura di un personaggio che, in quei primi anni dell’unità d’Italia, in modo narrativo, potesse insegnare le nozioni di base della scuola elementare ai bambini volenterosi di imparare. Ma avevano davvero voglia di apprendere tutti i giovani? A questo interrogativo Collodi si diede risposte negative e allora si mise all’opera per ampliare il suo lavoro di scrittore per ragazzi creando un personaggio e una storia del tutto originali e ben lontani dal pur riuscito modello precedente.

Fuga dagli assassini

Pinocchio. La storia di un burattino, il cui primo capitolo uscì il 7 luglio 1881 sul “Giornale per i bambini”, diventerà un libro nel 1883 e in seguito risulterà essere il libro italiano più letto al mondo con oltre duecentoquaranta traduzioni! L’incipit fu abilmente composto per incuriosire i lettori: “C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”.

Pinocchio impiccato alla grande quercia

L’avvio è lo stesso delle più diffuse favole tradizionali per indicare una fiaba avvenuta nel passato che lascerebbe intuire una vicenda con un protagonista potente. Ma subito Collodi smentisce questa facile previsione perché il protagonista della favola non è una figura umana, e ancora meno una figura potente, ma è un pezzo di legno e i comprimari delle sue vicende e delle sue traversie morali sono animali che ragionano e parlano come gli uomini; ma solo il protagonista li intende e parla normalmente con loro, e ognuno di essi si può intuire come una metafora vivente.

Mangiafuoco

Dopo l’iniziale informazione sul pezzo di legno protagonista del racconto, la storia si dipana facendone nascere, a opera dell’intagliatore Geppetto, un burattino (in realtà una marionetta) di nome Pinocchio che si muove come un bambino fragile e disorientato in questa mini famiglia dalla quale manca la figura femminile; solo successivamente, all’inizio del secondo troncone dei capitoli pubblicati a puntate, Collodi inserirà la fata dai capelli turchini.

La lumaca nella casa della fata

Sarà anche una fiaba questo libro, ma dietro l’irrefrenabile fantasia dello scrittore, emerge, tra le molte altre cose, una sorta di denuncia verso il difficile presente segnato dalla miseria alla quale milioni di italiani cercavano di sottrarsi avviando il fenomeno, proprio negli anni di Pinocchio, dell’emigrazione di massa, come pure avrebbe fatto Geppetto, anche lui tentato di avventurarsi in un lungo viaggio per “girare il mondo” col suo meraviglioso burattino “per buscarsi un tozzo di pane e un bicchier di vino”. Un lungo viaggio, proprio come quello delle edizioni delle Avventure di Pinocchio che continua da ben oltre un secolo e per fortuna non si arresta. Il burattino di Collodi infatti non ha mai smesso di riscuotere successi perché rappresenta un elogio dell’imperfezione umana, veritiero e universale. Pinocchio non è solo figura simbolica, è anche specchio perenne dei sentimenti che attraversano l’animo umano.

Con il ciuchino che cerca di avvertirlo

Anche gli illustratori hanno preso parte non secondaria al trionfo del testo nato quasi per gioco e poi diventato un capolavoro letterario a ogni latitudine. In questo interminabile tragitto illustrativo si sono cimentati artisti di primissimo piano che hanno rispecchiato i linguaggi figurativi di cui erano portatori ricreando visivamente Pinocchio secondo la sensibilità del proprio tempo e la cifra del proprio linguaggio. A ben vedere si può affermare che, nella storia del libro illustrato, Pinocchio occupa un ruolo primario attraverso le centinaia di versioni tradotte. Infatti, quando pensiamo a Pinocchio per prima cosa ce lo raffiguriamo attraverso le immagini che abbiamo interiorizzato da bambini. Oggi, nel bicentenario della nascita di Carlo Lorenzini, troviamo al lavoro Beppe Mecconi, un artista poliedrico, perché è pittore, scrittore, regista, drammaturgo, illustratore, con un’intensità di partecipazione alla vita delle arti davvero invidiabile. Mecconi da tempo sognava di poter intraprendere questa impresa non facile, perché sin da bambino ha amato Pinocchio e perché adora le sfide.

Pinocchio ripescato come burattino; la capretta turchina; Pinocchio ingoiato dal pescecane.

Nell’accompagnare Pinocchio nel suo viaggio, Beppe Mecconi, da sempre disegnatore poetico e attento alle parole unite alle immagini, attinge al suo repertorio grafico caratterizzato, come la sua scrittura, da una sintesi fortemente efficace. Abituato per scelta a sottrarre anziché aggiungere, ha affrontato di getto la sfida disegnativa per mantenere vivo il suo entusiasmo ed evitare ridondanze inutili alla tensione espressiva che aveva in animo di raggiungere. Nel suo impegno, rinunciando al colore a favore della sola china, ha voluto ricollegarsi, in segno di omaggio, alle prime illustrazioni del libro collodiano, come quelle di Enrico Mazzanti o del Chiostri, creando un ponte invisibile fra due secoli di intense interpretazioni, non tanto nel linguaggio che ormai appartiene a un’altra epoca, quanto nel ritmo narrativo e nell’ambientazione credibile. Da attento lettore di Pinocchio, Mecconi si è posto davanti allo scritto di Collodi con il rispetto che si deve a un classico della letteratura, seguendo filologicamente il testo e riconsiderando le immagini alla luce del contenuto facendo attenzione a non confondere, per esempio, il pescecane con la balena, come avvenuto nella scelta disneyana, o di rappresentare il grillo campestre (di fiorentina memoria folkloristica) e non quello domestico. Anche il martello che Pinocchio usa per schiacciare il grillo parlante è quello degli intagliatori e non quello usato dai falegnami. Un’attenzione precisa e rispettosa che tuttavia non rinuncia al tono fumettistico, che Mecconi ha maturato ai tempi della formazione, né alla grande esperienza sviluppata con la realizzazione di tanti libri per l’infanzia. Sotto questo profilo, le tavole ripropongono la struttura episodica con la quale i capitoli del racconto sono stati concepiti, quasi un proto-fumetto letterario.

Ricorrendo alla sensibilità personale e alle sue emozioni di bambino e di adulto – il modo migliore per rendere un sincero tributo a Collodi – Mecconi ha realizzato cinquanta disegni che restituiscono, in trentasei tavole, il tono fantastico e il ritmo incalzante degli episodi delle Avventure, con un Pinocchio asciutto e snodato immerso nel rutilante mondo di una fiaba che non smetterà mai di ammaliarci.

Testo tratto dalle prefazioni di Francesco De Nicola e Marzia Ratti al volume Collodi. Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Sestri Levante (GE), Töppfer Edizioni, 2026

Illustrazioni di Beppe Mecconi

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Autore

  • Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti.  Pittore, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia. Sue fiabe illustrate sono pubblicate in Brasile, Francia, Messico, Polonia. Premio Montale 2014 per la Narrativa per l'infanzia. Nel 2019 il progetto sui Minori migranti non accompagnati è esposto al Parlamento Europeo di Bruxelles. Diploma ufficiale UNICEF per l’impegno a favore dei bambi...

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