Nel 2026 ricorre il centenario della nascita di Renzo Tortelli, autore appartato ma fondamentale nel panorama della fotografia italiana del secondo dopoguerra. Per l’occasione, la famiglia Tortelli, insieme alla curatrice dell’archivio Simona Guerra, promuovono un ampio programma di iniziative tra Italia e Francia, con mostre, incontri e una pubblicazione speciale pensata per restituire al pubblico la complessità di uno sguardo lungo oltre cinquant’anni.

Nato nel 1926 a Potenza Picena (MC), Tortelli cresce in un contesto rurale che segnerà profondamente la sua poetica. Autodidatta, si avvicina alla fotografia negli anni Quaranta, in un’Italia ancora attraversata dalle ferite della guerra. I primi scatti raccontano la quotidianità: campagne, feste popolari, volti incontrati lungo le strade. Negli anni Cinquanta entra in contatto con i circoli fotografici marchigiani, sviluppando un linguaggio personale capace di coniugare rigore formale e attenzione umana. Determinante è il rapporto con Mario Giacomelli, contrassegnato da una lunga amicizia che ha permesso la condivisione di molte esperienze e viaggi, tra cui il borgo abruzzese di Scanno, un luogo amato da entrambi. Un legame intenso, ma senza influenze stilistiche dirette: entrambi percorrono strade autonome, pur partendo da una sensibilità comune.

È in questi anni che Tortelli definisce il suo linguaggio: un bianco e nero essenziale, meno legato ai contrasti estremi e più attento alle sfumature di grigio. La sua fotografia rifugge lo spettacolare e si concentra sulla costruzione di serie coerenti, capaci di raccontare mondi e comunità. Tra i cicli più significativi spicca “Agreste” (1963-64), in cui documenta la vita contadina marchigiana con uno sguardo partecipe, quasi fiabesco. In un periodo segnato dall’esodo verso le città, Tortelli sceglie di fissare la bellezza e la dignità di un mondo in trasformazione, costruendo un racconto corale attraversato da una sottile gioia. Accanto a questo lavoro, realizza serie come “Piccolo mondo” (1958-59), dedicata all’infanzia, e numerosi progetti su paesaggi e borghi, tra cui Loreto.


Negli anni Sessanta si dedica anche al ritratto di artisti e scultori del Centro Italia, documentandone studi e processi creativi, contribuendo a costruire un prezioso archivio visivo del contesto culturale dell’epoca. Pur lavorando come ottico, Tortelli non smette mai di investire nella propria ricerca artistica, promuovendo attivamente il suo lavoro anche a livello internazionale. Aderisce al movimento culturale e artistico dell’Intrarealismo nato nella seconda metà degli anni Sessanta, a Barcellona, fondato da artisti del calibro di Clarisa Milva de Vallmitjana e Cesareo Rodriguez Aguilera. Un movimento internazionale di ampio respiro nato con l’intento di mostrare la realtà superando ogni forma di apparenza sterile e superficiale.
In questo contesto i lavori di Tortelli, contrassegnati da una ricerca fotografica che non si limita soltanto a documentare ma a cogliere l’essenza della realtà circostante, trovano ampio spazio all’interno del movimento. Ha così l’opportunità di esporre a Palazzo Strozzi di Firenze nel 1967, in occasione della collettiva dei fotografi che aderiscono al movimento e, l’anno successivo, a Londra rafforzando la sua presenza nel panorama artistico internazionale. A partire dagli anni Duemila, mostre in Francia, Germania e America contribuiscono a consolidarne il profilo.

Il programma delle celebrazioni, in occasione del centenario, si apre a Parigi, dal 6 al 21 giugno, con una mostra alla Librairie Italienne Tour de Babel, nel quartiere del Marais, curata da Marta Tortelli. Il percorso prosegue poi a Scanno, da luglio a settembre, con un’esposizione a cura di Luca Del Monaco dedicata al legame tra il fotografo e il borgo abruzzese. A settembre le iniziative approdano a Potenza Picena, dove il Fotoclub presenterà una selezione in parte inedita, offrendo nuove prospettive di studio, mentre la chiusura è prevista il 5 dicembre 2026 a Civitanova Marche (MC), città in cui Tortelli ha vissuto a lungo, con un’iniziativa curata da Annalina Tortelli. Accanto alle mostre, il calendario include convegni dedicati alla tecnica e al linguaggio del bianco e nero, oltre ad una stampa Fine Art in tiratura limitata disponibile nelle sedi espositive.

L’archivio Tortelli, che conta circa sessantamila immagini insieme a lettere e carteggi, rappresenta oggi un patrimonio ancora in parte inesplorato. Ed è proprio questa la sfida del centenario: andare oltre le fotografie più note per restituire la profondità di un autore rimasto sempre fedele a se stesso. In un’epoca dominata dall’immagine veloce, il lavoro di Tortelli invita a rallentare. Il suo è uno sguardo sobrio, coerente, capace di raccontare persone e territori senza retorica, restituendo dignità alla realtà. Una lezione ancora attuale, tutta da riscoprire.
di Barbara Palombi
