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Sboccia la primavera in Liguria con “Genova delle Arti 2026”

Ha preso il via la nuova e articolata iniziativa “Genova delle Arti 2026” (https://www.visitgenoa.it/it/genova-delle-arti-2026), un progetto itinerante del Comune di Genova con la direzione artistica di Pino Petruzzelli che si svolge dal 17 aprile al 21 giugno in collaborazione con il Teatro dell’Opera Carlo Felice, la Giovine Orchestra Genovese e il Conservatorio Paganini.

Pino Petruzzelli

È lo stesso Petruzzelli, drammaturgo, regista e attore, a illustrarci questa interessante iniziativa itinerante: «Questo progetto itinerante intende valorizzare le opere d’arte presenti nei diversi Municipi di Genova. Ci sono 37 chilometri di distanza dal quartiere di Genova Voltri a quello di Genova Nervi, nella Valpolcevera esistono delle creazioni artistiche che le persone non conoscono e il nostro intento è proprio quello di farglielo sapere in modo che loro possano venire a visitare questi capolavori. Ad esempio, nella Chiesa di Monte Oliveto a Multedo, vicino a Pegli, c’è una magnifica pala cinquecentesca della “Deposizione di Cristo dalla Croce” di Pier Francesco Sacchi. La Liguria ha una antica tradizione poetica e letteraria, gli scrittori hanno sviluppato un profondo legame affettivo con questa terra. A Castelletto si trova l’ascensore che il poeta Giorgio Caproni ha reso celebre nella sua poesia dicendo che “Quando mi sarò deciso d’andarci, in paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo”. In piazza Bandiera a Genova invece esiste l’unica statua di Enea al mondo che ha ispirato tanti scritti di Caproni: la fontana di marmo raffigura Enea che fugge da Troia portando sulle spalle il vecchio padre Anchise e tenendo per mano il figlio Ascanio. Questa raffigurazione ci spiega a che cosa serve la cultura: Enea, con il padre sulle spalle, rappresenta la tradizione e il passato, mentre il bambino che lo tira in avanti senza sapere esattamente dove andare significa lo stato futuro dell’ignoto che attraversiamo tutti noi in modo universale durante la nostra vita. Di solito una mamma, quando fa una foto con il figlio appena nato, sorride felice, invece la rappresentazione della Madonna nelle statue e nei dipinti ha uno sguardo velato da una nota di malinconia e di mestizia perché è consapevole di quale sarà la fine di suo Figlio. Nel dipinto di Sacchi a Multedo, una donna bacia la mano di Gesù e, nel contempo, guarda e si rivolge agli astanti come se volesse comunicarci che questa persona è morta, però siamo noi spettatori che dobbiamo contribuire a farla rinascere».

Deposizione di Cristo dalla Croce, opera di Pier Francesco Sacchi (1485-1528) detto il Pavese

«L’opera d’arte trasmette qualcosa che ha un senso e un collegamento con la nostra quotidianità. Quando guardo la Passione di Cristo mi viene in mente il monologo poetico di Mario Luzi in cui Gesù esprime la sua angoscia umana e divina culminando nella domanda “Perché Padre mi hai abbandonato?”. Il Salvatore è l’immagine che porta avanti il messaggio secondo cui Lui ha fatto qualcosa a discapito della sua stessa vita. Questo ci richiama di nuovo alla quotidianità, ad esempio, di chi perde la vita per lottare contro il male della mafia sacrificandosi per il bene collettivo non solo con le parole, ma con il sacrificio della propria esistenza. Il dipinto dell’ultima cena è un richiamo alla nostra cultura in quanto il capotavola è posto al centro della scena: Gesù parla con tutti e ci trasmette così l’insegnamento secondo cui la nostra vita è fondamentale solo se noi comunichiamo con gli altri. La Madonna con il Bambino è un simbolo che significa che le madri non fanno mai distinzione fra tutti i loro figli in senso ampio e totale. L’opera d’arte non trasmette solo la bellezza: la Venere di Botticelli, per esempio, arriva gratis con la sua beltà e la ninfa si premura di difenderla e di proteggerla coprendola con il mantello. Le realizzazioni artistiche ci dicono: “Svegliati!” coinvolgendoci e spronandoci nel messaggio universale che veicolano: lo storico parla attraverso l’opera, ma anche nel senso della letteratura con il legame del territorio e lo stesso concetto vale per la musica. Amo toccare con mano e di persona la realtà: sono stato nelle aree e nelle zone di guerra della ex Jugoslavia, nei territori in cui vivono i nomadi e le culture mediterranee. In Liguria mi piace andare nei borghi per scoprire cose di cui non si sa nulla. Ad esempio, a Calice Ligure ho scoperto che, negli anni ’60, una comunità di artisti, seguendo il pittore genovese Emilio Scanavino che dimorava in quel luogo, ha vissuto in comunione e in conflitto con gli abitanti originari del paese. Nei ristoranti del posto ci sono opere d’arte di grandissimi pittori perché alcuni di loro, non disponendo di liquidità, pagavano il pranzo con le proprie realizzazioni artistiche. In tutto il territorio ligure abbiamo bellezza, artisti e cultura da scoprire».

Opera di Orazio De Ferrari (1606-1657), fra i maggiori esponenti del barocco genovese, a Crevari, piccolo borgo che segna il confine a ponente della città di Genova

di Isabella Puma

Autore

  • nata a Torino nel 1979, si laurea in “Scienze Politiche” all’Univer¬sità degli Studi di Torino e ottiene una seconda laurea con lode in “Editoria, Comunicazione Multimediale e Giorna¬lismo” all’Università degli Studi di Ge¬nova dove consegue due Master Universitari, di I e II livello, in “Innovazione nella Pubblica Amministrazione”. Iscritta alla Facoltà di Teologia studia e approfondisce il percorso e la formazione culturale, biblica e teologica da baccalaureato offerte dall'Istituto Superiore...

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