Vai al contenuto

Le situle: esempi di arte degli antichi Veneti dal territorio di Montebelluna

I Veneti antichi sono i popoli che abitavano in una zona parzialmente coincidente con l’attuale Veneto, con alcuni abitati ricadenti anche nell’attuale Friuli e  Trentino, tra il XII e il I secolo a.C.  Secondo le fonti erano esperti in particolare nell’allevamento del cavallo, da cui l’epiteto “Veneti dai bei cavalli”. Come per altre antiche civiltà, la parte più documentata della loro vita è paradossalmente quella della morte, e dei riti con cui il defunto veniva accompagnato nella sua vita ultraterrena. Sappiamo che i Veneti antichi generalmente praticavano la cremazione. Solitamente i resti ossei venivano poi trasferiti in un vaso, in ceramica o in bronzo, con una ciotola che fungeva da coperchio, e poi inserito in un pozzetto scavato nel terreno oppure in una cassetta realizzata in legno o con lastre di pietra piatte. Gli oggetti posti all’interno della sepoltura spesso indicavano il sesso del defunto, oppure il suo ruolo sociale. Per la donna potevano essere legati al mondo della filatura e tessitura, mentre per l’uomo si trattava di armi oppure oggetti legati all’artigianato come il punteruolo.

Un particolare elemento rinvenuto in alcune sepolture dei Veneti antichi è la situla: un contenitore in bronzo con manico, una sorta di secchio. La sua funzione primaria era quella di conservare il vino e mescolarlo a vari aromi prima di servirlo durante le libagioni.

Situla tomba 244 – Museo Civico di Montebelluna (TV)

Essendo un oggetto in materiale durevole, per l’epoca pregiato, e che poteva essere decorato con storie legate alla famiglia che l’aveva commissionato, spesso la situla veniva tramandata per più generazioni come un bene prezioso. Ciò si deduce dalla tipologia di decorazioni e dai segni di usura, che dimostrano l’utilizzo per lungo tempo. Poteva poi, una volta sfruttata a lungo nelle libagioni, avere un secondo utilizzo nel contesto funerario: dopo il rito della cremazione, le ceneri e i resti incombusti venivano raccolti nella situla, che assumeva la nuova funzione di ossuario. Quasi tutte le situle usate come ossuari sono state ritrovate prive di manico, o con il manico spezzato e posto a parte. Ciò veniva eseguito di proposito, in modo da privare l’oggetto della sua originaria funzione nel momento in cui veniva ad assumerne una nuova.

Nella zona di Montebelluna, nel trevigiano, a partire dagli anni Cinquanta sono state rinvenute due necropoli dei Veneti antichi, con scavi archeologici effettuati tra il 2001 e il 2014. In una delle tombe è stata rinvenuta una situla decorata della fine del VI secolo a.C., la quale aveva come coperchio non una ciotola, ma un cinturone in bronzo. I resti contenuti al suo interno appartenevano ad un uomo. La decorazione si sviluppa su tre fasce che la avvolgono, e che potrebbero costituire un unico racconto. Nella parte superiore vengono raffigurati cavalli, cavalieri e carri. Il cavallo è rappresentato nell’atto di essere condotto al sacrificio; infatti chi lo conduce ha un’ascia sulla spalla. Seguono poi un cocchio da parata con un uomo e una donna in piedi, un calesse con due uomini, e un carro a quattro ruote con auriga e passeggeri seduti. Un prigioniero, nudo, è legato al carro.

Disegno della Situla tomba 244 – Museo civico di Montebelluna (TV)

Nel registro intermedio troviamo due dignitari, di cui uno munito di ascia, che si dirigono verso una festa. Ci sono diversi elementi raffigurati, tra cui una gara di pugilato, con in premio un elmo. Un giudice e tre dignitari assistono alla scena. Subito dopo troviamo due donne che portano sulla testa dei recipienti e sono rivolte verso altri personaggi che potrebbero essere all’interno di un’abitazione: un uomo seduto su un trono che sta suonando un flauto a canne, una donna che gli sta porgendo un mestolo per bere, e quello che sembra un bambino. Due persone si occupano della mescita del vino, mentre un’altra donna porge il mestolo ad un secondo personaggio che sta suonando la cetra. La scena successiva si svolge in una camera da letto, dove una coppia sta avendo un rapporto intimo. Anche a loro un personaggio offre da bere. Seguono poi due figure femminili nell’atto di filare, una delle quali sembra incinta.

La fascia inferiore riproduce un ambiente naturale, con cervi inseguiti da un cacciatore a cavallo, un uomo che sta lavorando i campi con l’utilizzo di un aratro trainato da un bovino, e delle capre. Il tema della situla potrebbe essere la celebrazione di un matrimonio tra due nobili personaggi, e forse l’attesa di un erede o comunque l’esaltazione della famiglia in senso lato, e dei suoi possedimenti. Ad una coppia rimanda anche l’iscrizione sul bordo, che è una dedica ad un uomo, Teivo, da parte di una donna, probabilmente di nome Frema. Le ossa all’interno sono in effetti proprio di un individuo di sesso maschile, ma il coperchio della situla è un cinturone a losanga, caratteristico elemento femminile: un dono della donna al defunto.

Situla tomba 5 – Museo civico di Montebelluna (TV)

Un’altra situla figurata è stata rinvenuta in una tomba nelle vicinanze, e conteneva i resti di tre diversi individui, come sottolinea anche il corredo: un coltello, simbolo maschile, una fibula, delle armille, e perle in pasta vitrea, appartenenti a due donne. La differenza di datazione tra la situla di fine VI sec. a.C. e gli altri elementi, del V sec. a.C.,  conferma l’uso del recipiente per più generazioni prima di inserirlo nella sepoltura. Il registro superiore raffigura al centro dei dignitari su un cocchio, seguiti da cavalieri. Altri uomini portano dei cavalli e delle asce per il sacrificio. Nel registro intermedio si susseguono soldati armati di lancia e scudo, in una sorta di parata. In basso invece un cacciatore ritratto nell’atto di scoccare una freccia, rivolto a sinistra, precede una serie di personaggi rivolti verso destra: un agricoltore, un cacciatore e diversi cervi. L’intera narrazione rappresenta un forte legame con il territorio.

Disegno della Situla tomba 5 – Museo civico di Montebelluna (TV)

Quella che viene denominata “arte delle situle” non è però solo quella che riguarda gli omonimi recipienti, ma in generale comprende tutte le raffigurazioni artistiche su lamina di bronzo di quell’epoca, in un’area che si estende fino al Danubio.

A Montebelluna sono stati rinvenuti all’inizio del Novecento anche dei dischi votivi, uno dei quali raffigura la dea Reitia. Si trovano oggi al Museo archeologico della vicina città di Treviso, in quanto all’epoca Montebelluna non possedeva ancora un luogo dedicato, mentre a Treviso si andava formando la collezione archeologica dell’abate Luigi Bailo, primo nucleo del Museo.

Disco figurato, ambito veneto, IV sec. a.C., lamina in bronzo, sbalzata al verso e rifinita a cesello al recto, 22 x 27 x 2,8 cm – Musei Civici di Treviso, inv. A 3

La dea raffigurata sul disco è adornata da un grande torquis (tipica collana), e porta una veste decorata e un corto mantello con cappuccio. La affiancano un lupo e un uccello-grifo, nonché elementi vegetali. In mano tiene una grande chiave, di una forma molto diversa dalle nostre. Si tratta quindi di una divinità con attributi di “grande madre” e sovrana della natura, forse Reitia. Dalle iscrizioni sono noti infatti diversi nomi di divinità, molti femminili. Al nome di Reitia, il più frequente, erano spesso associate altre due parole: “pora”, che potrebbe essere stato un epiteto o un nome più antico della stessa divinità, e “sainati”, forse col significato di “sanatrice”, giacché aveva caratteristiche di guaritrice. Altri ambiti nei quali Reitia agiva erano quelli legati alla sfera femminile e in particolare al parto, e quelli della natura, in quanto dea dominatrice degli animali e delle stagioni. Sembra quindi che fosse una delle principali, se non la principale, tra le divinità dei Veneti antichi: non è un caso che le dedicarono santuari, laminette votive e bronzetti, come offerte o ex voto.

di Susanna Cavallin

Fotografie e disegni delle situle: Museo Civico di Montebelluna (TV) – Su autorizzazione del Ministero della Cultura, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno

 

 

Autore

  • Nata a Treviso nel 1994.
    Dopo il diploma di liceo classico, nel 2017 si laurea in Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali all’Università Ca’ Foscari di Venezia, con curriculum di studi incentrato in particolare sull’archeologia.Ha svolto qualche esperienza lavorativa in musei locali e in una villa storica.
    Da sempre appassionata di tutto quel che riguarda la storia, l’arte e le antiche civiltà, interesse che coltiva nel proprio tempo libero, insieme a numerosi hobby.

    Visualizza tutti gli articoli