“L’età di essa 96 havendo ancora la memoria et il servello prontissimo, cortesissima, et sebene per vecciaia le mancava la vista… la mano era ancora ferma senza tremula nessuna”. Lei è Sofonisba Anguissola, ormai consegnata al mito della pittura femminile del tardo Rinascimento. A descriverla è il più alla moda degli artisti del tempo: Antoon Van Dyck. Siamo a Palermo, nel 12 luglio 1624. La Sicilia per il maestro fiammingo, allora venticinquenne, è una delle tante parentesi italiane durante la permanenza a Genova dal 1621 al 1627. Un soggiorno che, intervallato da viaggi a Roma, Venezia, Padova, Mantova, Milano, Torino e Palermo, produce ben cinquanta opere e definisce lo stile pittorico di uno dei nomi più noti della pittura europea.

A lui Genova dedica una mostra in preparazione in questi mesi. Palazzo Ducale aprirà le porte dell’Appartamento del Doge dal 20 marzo al 19 luglio 2026 e ospiterà prestiti da musei e collezioni private internazionali, riunendo l’operato di Van Dyck in un museo temporaneo e incredibile per quantità e qualità. Il titolo? “Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra”.

Nel racconto di Palermo c’è già tutto: la curiosità, l’inquietudine, la forza della predestinazione e uno sguardo capace di vedere oltre il tempo e lo spazio. L’incontro è quello di un promettente talento con uno dei suoi modelli: tra le prime pittrici donne riconosciute, Sofonisba è apprezzata dallo stesso Michelangelo. Così la descrive il pittore fiammingo nel Taccuino che via via prende forma durante i suoi viaggi nel Bel Paese. L’Italian Sketchbook composto da 121 fogli, conservati al British Museum, contiene disegni, riproduzioni di opere dei maestri italiani, Tiziano per lo più. Ma anche creazioni dettate da ispirazioni momentanee, studi per composizioni future. Il ritratto di Sofonisba che anticipa la tela ad olio, oggi parte di una collezione privata, occupa un’intera pagina.

Interessante la nota che accompagna il bozzetto in un corsivo minuto, una calligrafia elegante ed ordinata che dice molto sull’autore. Van Dyck scrive in italiano, in omaggio alla terra che lo ospita e annota le confidenze della sua ospite. Parlano di pittura, della carriera intrapresa e della “pena maggiore” per il calo di vista che le impedisce di dipingere, ma non di appassionarsi all’arte che ha governato la sua intera vita: così Anguissola fornisce consigli al giovane Van Dyck, tra sapienza pittorica e un pizzico di vanità tutta femminile, per quel ritratto che la consegnerà alla storia: “mi diede diversi advertimenti non dovendo pigliar il lume troppo alto, accio che le ombre nelle ruge della vecciaia non diventassero troppo grande”.

È un dialogo tra due stili, due modi di intendere la pittura e la naturale evoluzione che porta con sé. Van Dyck è capace di apprendere dai predecessori la lezione e farla sua in maniera del tutto nuova. Così il ritratto resta la sua prova migliore: vi contribuiscono la facilità espressiva, la rapidità di esecuzione, la fortuna nella distribuzione di colori e giochi di luce. E quel gusto tutto fiammingo nel cogliere i particolari di ambienti ed espressioni, restituendo la personalità dei soggetti a distanza di secoli. A Genova il pittore ha patroni eccellenti: è ospite, tra gli altri, dei fratelli Cornelis e Lucas de Wael, pittori e galleristi, protagonisti della comunità culturale genovese. E soprattutto segue le orme di Peter Paul Rubens, suo maestro e mentore. Antoon è giovane, elegante, un vero cortigiano e si distingue per raffinatezza e talento nella ricca comunità artistica fiamminga che ha sede nel capoluogo ligure. Le famiglie più in vista della città se lo contendono: un suo ritratto è segno distintivo di potere, ricchezza, in una sorta di promozione paragonabile ad una moderna campagna di marketing e finalizzata a consolidare lo status sociale. Così nei palazzi genovesi, oggi musei, sfilano gallerie di visi, sguardi, abiti, gioielli. E poi i nomi, eternati dal maestro di Anversa: Brignole-Sale, Spinola, Pucci, i Principi di Nassau e Orange. Ma ci sono anche soggetti sacri come il Cristo portacroce o profani come Vertumno e Pomona.

Le tele testimoniano il carattere internazionale di una città che con le Fiandre stringe rapporti sulla scia delle rotte commerciali e della finanza. Nel 1600 Genova è una delle Repubbliche marinare più in vista. Si fregia, non a torto, del titolo di Superba. Raccoglie intellettuali, pittori, mercanti. E scrive una pagina di storia fatta di amicizie, rapporti commerciali e un contributo determinate allo sviluppo dell’arte europea riportata in vita di recente attraverso grandi mostre: nel 2022 è stato il tributo a Rubens che alla città della lanterna dedicò un libro edito a sue spese (intitolato “Palazzi di Genova” e dato alle stampe nel 1622), per raccontare bellezze architettoniche e potenza di un centro storico tanto ricco da riservare interi palazzi, i Rolli, all’ospitalità di autorità, teste coronate, diplomazie di tutto il mondo in un tripudio di arredi e arte.

La nuova mostra in programma rievoca così lo splendore di un secolo, il Seicento. Ma sembra anche suggerire una via per quella futura unità europea tanto discussa e ormai indispensabile. Nel 2026 sarà di nuovo Antoon Van Dyck (per il fiammingo si tratta della terza volta, dopo il 1997 con “Van Dyck a Genova. Grande pittura e collezionismo” e il 2018 con “Van Dyck e i suoi amici”), grazie all’evento prodotto dal Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, curato dalla genovese Anna Orlando e da Katlijne Van der Stighelen dell’Università di Leuven. Si annuncia la presenza di quaranta dipinti e poi disegni, ma soprattutto un appuntamento corale capace di coinvolgere l’intero tessuto urbano, con Palazzo Rosso e Palazzo Bianco grandi protagonisti.
Un racconto per immagini che unisce arte, storia e temi cari al pittore: il potere, i valori, la famiglia, i bambini, gli amici, i colleghi, la moda, il sacro. E quel talento che gli vale la commissione di pittore di corte per il re Carlo I a Londra e un titolo nobiliare di cavaliere. Ma, più ancora, una fama eterna che parla un po’ italiano.
di Antonella Gonella
Immagine in copertina: Van Dyck A., Vertumno e Pomona
Crediti fotografici: Musei di Strada Nuova, Genova
