Per il fotografo Yoshitaka Koshiya, fotografare paesaggi è un “dialogo” con la natura. Dopo oltre quarant’anni come fotografo pubblicitario, si è immerso nei paesaggi, dirigendo il suo sguardo verso la vastità del mondo. Lì, il cielo, le nuvole, il mare e le foreste custodiscono la presenza mutevole della luce, e paesaggi senza nome lo attraggono. Koshiya non si confronta con luoghi famosi, ma con la natura stessa, che risuona nell’istante dell’incontro. Fermandosi lungo il cammino, si abbandona silenziosamente al momento. Gli parlano, e lo sguardo sincero di Koshiya cattura l’istante fuggente – nuvole che scorrono, onde che si abbassano e si alzano, piante che ondeggiano al vento – con una sensibilità acuta simile a un battito di ciglia. Quell’istante fugace racchiude una quiete irreale, impressa per sempre nella sua memoria. Le fotografie di Koshiya catturano l’attenzione con la loro delicata espressione e la ricca tonalità. L’artista stampa a mano i vasti dati catturati dalla sua fotocamera digitale. Questo gesto conferisce profondità e ricchezza, proprio come la sovrapposizione di colori ad acquerello. I paesaggi riflessi sono scene cristallizzate dai suoi ricordi. Le stampe di Koshiya sono avvolte da una delicata bellezza cromatica che evoca la persistente risonanza della luce. Invitano l’osservatore a ricordi nostalgici, mentre allo stesso tempo stimolano l’immaginazione a viaggiare verso paesaggi invisibili. L’era moderna è un tempo in cui riceviamo costantemente enormi quantità di informazioni su piccoli schermi. Immagini di guerra e disastri naturali scorrono come notizie, e le emozioni umane sono spesso sepolte nel vortice delle informazioni. Un tempo i nostri antenati vivevano in sintonia con il mondo attraverso tutti e cinque i sensi, dall’alba al tramonto: le sue fotografie recuperano il silenzio che si cela dietro tale clamore quotidiano. Attraverso i suoi paesaggi, Koshiya ci invita a tornare alla natura e a recuperare la sensibilità intrinseca all’essere umano. Proprio come i pittori impressionisti catturavano la luce attraverso il puntinismo, la fotografia usa la luce stessa come mezzo espressivo. Quella luce si erge come speranza per tutti gli esseri viventi, permeata da una preghiera di profonda quiete e pace. Non certo casualmente Koshiya afferma: “Se rinascessi, vorrei fare il giardiniere”. Tra uno scatto e l’altro, ascolta attentamente la presenza di “piccole vite” nel suo giardino di casa, come se conversasse con le piante. Questo umile “dialogo” è la fonte stessa che dà vita alle sue fotografie.
di Masako Matsuura – SMP GALLERY, Tokyo
Per molto tempo ho desiderato ritrovarmi un giorno ad esplorare il “mio” mondo. A volte vedevo e sentivo messaggi provenienti dalla natura e nel 2005 ho intrapreso un viaggio, il viaggio, per scoprirli. Questo è stato più o meno il periodo in cui sono state rese disponibili le prime fotocamere digitali ad alta risoluzione. Viviamo in un’epoca in cui chiunque può scattare foto facilmente, il che ha portato alla nascita di un’ampia base di creativi e all’emergere di molti nuovi artisti. Ora che tutto è digitale, credo che il mondo della fotografia si trovi ad affrontare una serie di sfide. Con la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, sta diventando sempre più difficile distinguere tra il reale che si ha di fronte agli occhi delle opere e la realtà che si vuole presentare; penso quindi che anche gli artisti debbano mantenere e rafforzare una propria distintiva originalità che li sappia distinguere nel turbine di immagini digitali che ormai rendono facile e alla portata di molti la creazione di immagini. Trovandosi di fronte alla natura, alla sua realtà, diviene chiaro a chi abbia sensibilità, che il suo fascino sia molto più fantastico e sembri trascendere l’immaginazione umana. Non so quali nuove scoperte farò, ma c’è sicuramente qualcosa, nell’ambiente naturale, che mi attrae con questi sottili messaggi che passano attraverso la vista. Il passaggio al digitale, per completare il mio sguardo, mi ha costretto a realizzare autonomamente le stampe, così da dare vita alle fotografie. Questa è una mia unica e concreta filosofia: la fotografia diviene tale solo se stampata. Uso inchiostro pigmentato su carta neutra, con un’esposizione che racchiuda tutte le tonalità tra il bianco della carta e il nero profondo dell’inchiostro. Soltanto alla fine, solo se sono soddisfatto del lavoro che ho prodotto e se ha la forza comunicativa che desidero sia percepita, appongo con un’incisione la mia firma in rilievo tale da rendere unici il foglio e la fotografia.
Acqua. I misteri dell’acqua la rendono uno dei soggetti più affascinanti e coinvolgenti. Quando guardo l’oceano e avverto uno strano riverbero, desidero sempre catturare quanti più mondi sconosciuti sia possibile. L’acqua con la forma di onde mi pone domande, e le nuvole che fluttuano nel cielo cambiano forma e mi chiamano, o mi guardano splendendo. E illuminano la luce della luna di notte.


Forme. Le cose create dalle leggi della natura sono maestose e delicate. Ho visitato le terre africane e sono rimasto sopraffatto dalle curve e dalle masse create nel corso di un lungo periodo di tempo. È un mondo governato dalla meraviglia, con increspature generate dal vento nella sabbia del deserto e fortezze eterne spinte dal vento che alla fine sono diventate montagne. Sono stato attratto dalle forme naturali delle rocce create dal vento vicino alla costa, e quando ho iniziato a scattare foto era già il crepuscolo.


Linee. Continuo a fotografare frangiflutti dritti e scolpiti. Queste splendide linee sono il risultato dell’abilità e della progettazione umana, ma per me sembrano contenere un messaggio che trascende la realtà. Inoltre, quando guardo l’orizzonte, a volte percepisco un messaggio eterno. È come il suono di un’orchestra silenziosa, ma anche la presenza dell’osservatore. La natura appare simultaneamente a come la osserviamo, in modo simile al mondo quantistico.


Mondo vegetale. Le piante mi deliziano in tutte le loro diverse forme. Le erbe che ondeggiano al vento e i rami, a volte seccati, di vecchi grandi alberi, mi attraggono. Anche quando il mondo vegetale è appassito mantiene inalterata la sua bellezza e mi parla come la melodia di un nobile strumento musicale. Le piante hanno bisogno di molte parole per poter essere raccontate o descritte, e le fotografie delle piante contengono molti messaggi che comunicano a chi sa avvicinarsene con sensibilità e rispetto.


a cura di Roberto Besana – testo e fotografie di Yoshitaka Koshiya
