A riveder le stelle

Sergio Padovani, Scene misteriose per palazzi tenebrosi, 2020, olio, bitume e resina su tela, cm 250x400 (2 pannelli)
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A riveder le stelle è una mostra d’arte contemporanea visitabile fino al 30 gennaio 2022, inaugurata lo scorso 29 ottobre e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova al Museo Eremitani, in collaborazione con “The Bank Contemporary Art Collection” e col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Realizzata in occasione del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri e curata da Barbara Codogno, l’esposizione dialogherà idealmente con gli affreschi di Giotto celebrando l’inserimento di Padova Urbs Picta (“I cicli affrescati del XIV secolo di Padova”) nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

Marco Fantini, Canto III, 2015, tecnica mista su tela, cm 200x180

Marco Fantini, Canto III, 2015, tecnica mista su tela, cm 200×180

Attraverso la figurazione italiana contemporanea, proveniente dalla collezione bassanese “The Bank Contemporary Art Collection”, si compie un omaggio a due pilastri della cultura trecentesca – Giotto e Dante – che rivoluzionarono il loro tempo, traghettando pittura e prosa nel futuro.

Luca Pignatelli, Rex, 2005, tecnica mista su telone ferroviario, cm 250x210

Luca Pignatelli, Rex, 2005, tecnica mista su telone ferroviario, cm 250×210

Massimo punto di raccordo tra i due autori medievali sono le stelle: le stelle di Giotto, ormai simbolo della Cappella degli Scrovegni, che ne decorano la splendida volta, e quelle invocate da Dante nell’ultimo verso dell’Inferno, quando con Virgilio, dopo aver superato le tenebre, il Poeta contempla il cielo stellato, presagio del nuovo cammino di luce e di speranza.

Sergio Padovani, La Cupa Gioia o pala dei peccatori, 2020, olio, bitume e resina su tavola a pala d'altare, cm 100x120

Sergio Padovani, La Cupa Gioia o pala dei peccatori, 2020, olio, bitume e resina su tavola a pala d’altare, cm 100×120

Le atmosfere narrate da Giotto e Dante vengono evocate dalle opere di Agostino Arrivabene, Saturno Buttò, Desiderio, Marco Fantini, Sergio Fiorentino, Giovanni Gasparro, Alfio Giurato, Federico Guida, Maurizio L’Altrella, Paolo Maggis, Vittorio Marella, Nicola Nannini, Sergio Padovani, Alessandro Papetti, Luca Pignatelli, Chiara Sorgato, Nicola Verlato e Santiago Ydanez, esposte nelle sale per le mostre temporanee del Museo Eremitani, appena ristrutturate con nuovi criteri allestitivi.

Luca Pignatelli, Eroe Guerriero, 2006, tecnica mista su telone ferroviario, cm 250x210

Luca Pignatelli, Eroe Guerriero, 2006, tecnica mista su telone ferroviario, cm 250×210

Il percorso espositivo comprende una quarantina di opere, alcune delle quali realizzate per l’occasione da affermati artisti italiani (con un cameo internazionale) che si muovono nel solco della figurazione, ponendosi in dialogo con le tematiche esistenziali che Giotto affresca nella Cappella degli Scrovegni e con quelle tradotte da Dante nella Commedia.

Giovanni Gasparro, Labano cerca gli idoli nel baule di Giacobbe, 2013, olio su tela, cm 119x151, particolare

Giovanni Gasparro, Labano cerca gli idoli nel baule di Giacobbe, 2013, olio su tela, cm 119×151, particolare

«Certamente è controverso il rapporto tra Giotto e Dante ed è poco probabile che si siano mai incontrati», spiega l’assessore alla cultura del Comune di Padova Andrea Colasio. «Non meno controverso il rapporto tra Padova e Dante che invece il poeta visitò, e che identificò nella Divina Commedia come luogo del male, mettendo tra i dannati nel Canto XVII dell’Inferno ben due padovani: il primo è proprio Reginaldo Scrovegni, padre di Enrico committente della Cappella, in quanto giudicato usuraio, il secondo Vitaliano del Dente, al quale Dante fa predire la dannazione dell’Inferno proprio allo Scrovegni».

Sergio Padovani, Le ombre adonate (terzo cerchio, Inferno. Omaggio a Federico Zuccari), 2020, olio, bitume e resina su carta, cm 130x255

Sergio Padovani, Le ombre adonate (terzo cerchio, Inferno. Omaggio a Federico Zuccari), 2020, olio, bitume e resina su carta, cm 130×255

La mostra si articola in sezioni con rimandi a particolari degli affreschi della Cappella degli Scrovegni, secondo una prospettiva curatoriale che – spiega Barbara Codogno – «non vuole essere didascalica, tanto meno agiografica o passatista, piuttosto evocativa e suggestiva, rimanendo però fedele al percorso di luce tracciato sia da Dante che da Giotto e traghettando perciò lo spettatore verso il sollievo della rinascita indicata dalle stelle».

Nicola Verlato, Sprofondamento, 2020, legno di tiglio, cm 121x175x109

Nicola Verlato, Sprofondamento, 2020, legno di tiglio, cm 121x175x109

Giotto lavora a Padova, alla Cappella degli Scrovegni, dal 1303 al 1305, realizzando un ciclo affrescato che, per contenuti e struttura formale, riecheggia nel componimento del Sommo Poeta. Evidente è, ad esempio, come l’organizzazione degli episodi che si susseguono a spirale nella Cappella degli Scrovegni rispecchi lo stesso movimento dei gironi danteschi. Questo movimento, sia pittorico che narrativo, è rafforzato da immagini speculari facilmente rintracciabili ora nei supplizi inflitti ai dannati, ora nel ruolo salvifico della Croce e del Creatore. Quel che è massimamente evidente in entrambi gli autori è l’univocità dello sguardo: sia Giotto che Dante separano nettamente il bene dal male. Forniscono un’identica chiave di lettura: il libero arbitrio dell’uomo deve scegliere se proseguire nel male, andando quindi incontro ai tormenti, oppure seguire la retta via del bene che conduce al Regno dei Cieli. Dal Novecento in poi, come testimoniato anche dalle opere degli autori contemporanei in esposizione, il bene e il male non sono più separati: la luce e la tenebra si contagiano per disegnare nuovi paesaggi interiori.

Federico Guida, Via lattea, 2019, olio su lino, diam. cm 142

Federico Guida, Via lattea, 2019, olio su lino, diam. cm 142

L’immagine guida della mostra, commissionata al pittore Sergio Padovani (Modena, 1972), è Stelle aperte, un dipinto che, con il suo sviluppo su scala ascensionale, evoca le tre cantiche dantesche. Il movimento narrativo a spirale, che ricorre sia nella Divina Commedia di Dante che nella Cappella degli Scrovegni di Giotto, con particolare riferimento alla caduta, si ritrova nei dipinti di Nicola Verlato (Verona, 1965) e Giovanni Gasparro (Bari, 1983).

Sergio Padovani, Stelle aperte, 2020, olio, bitume e resina su tela, cm 230x160, particolare

Sergio Padovani, Stelle aperte, 2020, olio, bitume e resina su tela, cm 230×160, particolare

La croce di Giotto dialoga con La mia prima croce di Federico Guida (Milano, 1969), mentre per evocare il Giudizio Universale si è scelta l’opera Si fece buio su tutta la terra di Nicola Nannini (Bologna, 1972). L’universo dantesco di Cerbero e delle fiere rivive nei lavori di Maurizio L’Altrella (Milano, 1972), mentre la bestialità del cane si fa politica nel trittico di Santiago Ydáñez (Jaén, 1967). Lucifero è protagonista di un’altra opera di L’Altrella, La bestia luminosa, ma anche dell’ironica reinterpretazione di Saturno Buttò (Venezia, 1957).

Federico Guida, La mia prima croce, 2019, olio su tela di lino applicata su legno, cm 238x180

Federico Guida, La mia prima croce, 2019, olio su tela di lino applicata su legno, cm 238×180

Nicola Nannini, Si fece buio su tutta la terra (Matteo, 27 - 45), 2020, olio su tela, cm 260x180

Nicola Nannini, Si fece buio su tutta la terra (Matteo, 27 – 45), 2020, olio su tela, cm 260×180

Santiago Ydanez, Senza titolo (trittico), 2014, acrilico su tela, cm 100x210, pannello

Santiago Ydanez, Senza titolo (trittico), 2014, acrilico su tela, cm 100×210, pannello

Saturno Buttò, Ritratto di Angela, 2016, olio su tavola, cm 60x60

Saturno Buttò, Ritratto di Angela, 2016, olio su tavola, cm 60×60

Il tema della lussuria è al centro del Circus di Federico Guida e del monumentale Home! Sweet home! di Desiderio (Milano, 1978). L’esposizione va poi verso un percorso di rinascita all’insegna della luce con artisti che ci portano nella zona di attesa del Limbo, come Alfio Giurato (Catania, 1978), Luca Pignatelli (Milano, 1962) e Alessandro Papetti (Milano, 1958), per concludere il percorso in un Paradiso dove l’azzurro di Giotto si ritrova nelle campiture assolute di Sergio Fiorentino (Catania, 1973), con i Corpi che riposano insieme, finalmente pacificati, in un abbraccio consolatore.

L’esposizione trova compimento nel Catalogo Antiga Edizioni con testo critico di Barbara Codogno.

Desiderio, Home! Sweet Home!, 2017, acrilico su tela, cm 200x600

Desiderio, Home! Sweet Home!, 2017, acrilico su tela, cm 200×600

Alfio Giurato, Prime luci, 2017, olio su tela, cm 200x450

Alfio Giurato, Prime luci, 2017, olio su tela, cm 200×450

Luca Pignatelli, Eroe Guerriero, 2006, tecnica mista su telone ferroviario, cm 250x210

Luca Pignatelli, Eroe Guerriero, 2006, tecnica mista su telone ferroviario, cm 250×210

Alessandro Papetti, Figura smarrita - notturno, 2011, olio su tela, cm 90x100

Alessandro Papetti, Figura smarrita – notturno, 2011, olio su tela, cm 90×100

 

Immagine di copertina: Sergio Padovani, Scene misteriose per palazzi tenebrosi, 2020, olio, bitume e resina su tela, cm 250×400 (2 pannelli)