Un connubio tra arte e lessicografia: Sabrina D’Alessandro e le sue “resurrezioni”

Sabrina D'Alessandro, Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021, installation view, CAMeC, La Spezia. Ph. Enrico Amici
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Un inedito progetto espositivo dedicato a Sabrina D’Alessandro e al suo URPS – Ufficio Resurrezione Parole Smarrite, è ospitato al CAMeC-Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia.  L’attività di questo Ufficio, fondato dall’artista milanese nel 2009, consiste nel ricercare parole poco o per nulla usate e nel riportarle all’attenzione trasformate in opere d’arte visiva e performativa (video, sculture, installazioni, azioni), ma anche in libri e rubriche illustrate. Così il suo pluriennale lavoro di ricerca e divulgazione ha creato un nuovo connubio tra arte e lessicografia, contribuendo in modo sostanziale a ispirare anche l’interesse per il tema delle parole rare o in via di estinzione, oggi sempre più diffuso in ambito accademico, editoriale, mediatico.

Sabrina D’Alessandro, “Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021” – Installation view, CAMeC, La Spezia. Ph. Enrico Amici

La mostra, intitolata “Sabrina D’Alessandro. Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021”  – visitabile fino al 20 marzo – ripercorre i momenti cardine del lavoro dell’artista dall’anno di fondazione dell’Ufficio Resurrezione a oggi, e si articola negli spazi del piano 0 del Centro. Autore del testo critico presente nel catalogo è Pietro Gaglianò, secondo il quale «la ricerca di Sabrina D’Alessandro scardina le partizioni disciplinari e mette in discussione le tassonomie del contemporaneo fino al punto che questo dérèglement diventa esso stesso forma. La declinazione della parola, e del suo ramificato portato simbolico, in formati tangibili sfocia in una serie di esiti che invece di chiudersi nella definitezza dell’opera si aprono per riverberare in molti altri mondi».

Sabrina D’Alessandro – Archiviodiparoleammissibilibenchénonancoraresuscitate – Dettaglio, 2010

La sala 1 ospita l’installazione sonora Parole parlanti (2001-2021), attraverso cui Sabrina D’Alessandro restituisce ai vocaboli ritrovati il loro valore di opere d’arte. Seperoso, raplaplà, redamazione… parole preziose, incise in oro a caldo su tela rossa. La prima percezione è quella di un brusio generale, metafora dell’offuscamento e del graduale smarrimento delle parole nel mare magnum di un linguaggio in continua evoluzione; avvicinandosi a ciascuna parola, emerge poi la sua voce distinta: un motto, un aforisma, una poesia attraverso cui l’artista ne evoca e ne interpreta il senso.

Sabrina D’Alessandro, Dal ciclo delle Parole parlanti (Speaking Words), 2001-2020

Il lavoro di Sabrina D’Alessandro gioca sempre fra domande e risposte che creano a loro volta cortocircuiti e nuove domande. Fino ad arrivare all’opera in marmo, acciaio e ottone in mezzo alla sala: il Farlingotto, «scultura poliglotta che insegna a tacere in 12 lingue» (2020, courtesy Museo d’arte per bambini | Santa Maria della Scala, Siena). Ancora, a parete, un quadro-archivio che contiene parole amate «benché non ancora resuscitate» (2010).

Sabrina D’Alessandro – Farlingotto di Siena,  2020

Sabrina D’Alessandro – Fannónnolo, 2018, bronzo a cera persa

La sala 2 presenta opere basate sulla dimensione antropologica e psicologica, come i “ritratti della personalità” (2010-2016), macchine “psicomagiche” prodotte dal Sabrina D’Alessandro dopo aver vissuto per due giorni nella casa del soggetto ritratto e aver partecipato al suo quotidiano: ritratti dell’anima, in cui il processo relazionale diventa parte integrante dell’opera. È poi allestita la XVI tappa del Terriculoso Censimento Peculiare, installazione itinerante che invita il pubblico a scegliere «la parola del passato che esprime il difetto umano più diffuso nel presente».

Sabrina D’Alessandro – Ritratto, Il treppevole gioco del conico lazzi, 2012

L’installazione, portata dall’artista in varie città europee, ma anche tra i detenuti di un carcere e i frati di un monastero, è accompagnata da un video documentale e dalle Computazioni, che traducono i risultati del Censimento in opere cromatiche. Chiude la sala l’installazione inedita Redamare, ovvero amare ed essere amati. Parola con cui D’Alessandro ha composto il gioco della campana, «un invito a percorrerne lo schema sillabando il verbo, e a farlo proprio attraverso la dimensione ludica».

Sabrina D’Alessandro, Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021 – Installation view, CAMeC, La Spezia. Ph. Enrico Amici

La sala 3 presenta una panoramica delle opere video di Sabrina D’Alessandro, dalle poetiche video-parole (2010-2013), «frammenti di bellezza» ripresi per caso e poi associati a una parola, ai binomi linguistici mimati dalla Divisione Mutoparlante (2015), passando per le poliglotte Parole al balcone (allestite a Suzzara nel 2018 e declamate da una banda musicale) e la visionaria Guizzìpeda: gara podistico-linguistica (2021) in cui i corridori hanno dato il loro fiato e le loro gambe alle parole del respiro. Fino alla parola antichissima e modernissima ritrovata durante la quarantena del 2020, Affatato: invulnerabile… per incantamento.

Sabrina D’Alessandro, Parole al balcone, 2018 – Suzzara

Sabrina D’Alessandro, Guizzìpeda, 2021

Il Dipartimento educativo del Centro, inoltre, attraverso l’ultimo volume di Sabrina D’Alessandro Accendipensieri – edito da Rizzoli nel 2021 e rivolto all’infanzia – ha progettato dei percorsi dedicati alla sensibilizzazione della lingua italiana rivolti alle scuole primarie.

Sabrina D’Alessandro, Resurrezioni, Insurrezioni, Azioni 2009-2021 – Installation view, CAMeC, La Spezia. Ph. Enrico Amici

Sabrina D’Alessandro. Ph. Enrico Amici

Sull’argomento, vedi: Globusrivista.it/redamare-unopera-darte-per-una-parola-perduta/