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Andata e ritorno. Cambiano i luoghi, i tempi… ma tutto ritorna in un’insolita narrazione

L’esposizione di fotografie di Elisa Di Domenicantonio conclusasi nello scorso ottobre nella galleria “Spazio Bianco” nel centro storico di Pesaro ha avuto come protagonista il viaggio, rappresentato come un’insolita trasposizione nel tempo e nello spazio, riassunto in una singolare narrazione che regala ampi margini di fruizione a tutti coloro i quali hanno visitato la mostra lasciando libertà di interpretazione senza troppe spiegazioni. D’altronde ciascuno di noi ha un modo personale di percepire e di sentire le cose. Semplici didascalie nella descrizione  che riportano solo i nomi, i luoghi e gli anni in cui sono state scattate le fotografie. Le immagini scelte per la visione hanno racchiuso le esperienze di vita dell’autrice che ha conosciuto luoghi, persone e culture diverse – durante i suoi viaggi, dagli anni ’90 a oggi – semplicemente per la smania di conoscere, di emozionarsi, di sentire e vivere. Le foto esposte a coppie e affiancate hanno presentato similitudini, accostamenti cromatici o di forme, in un continuum percettivo in cui l’occhio umano in base alla propria esperienza ripercorre visivamente una linea che si interrompe su una scena ritratta in America Latina, in un tempo passato, per poi proseguire idealmente in un posto in Italia.

Messinscene: Colonia del Sacramento, Uruguay, 2004
Messinscene: Palermo, Italia, 2018

Le immagini in alto riportano due insolite rappresentazioni: a sinistra una casa in Croazia dove, da quel che mi racconta Elisa, non usano pareti esterne, come in una scenografia teatrale; a destra un ragazzo di colore che apparentemente sembrerebbe nel suo paese solo perché alle sue spalle sono visibili dei banani e invece è una città italiana, Palermo. In realtà lo sfondo è un manifesto e davanti a lui vi è un camion che trasporta sabbia. La mia conclusione personale mi porta a riflettere sul concetto che non è sempre tutto come appare, ma da una parte esiste quel che noi vogliamo fare vedere, dall’altra quel che realmente viene visto. In una specie di gioco della fantasia che mette a confronto forma e sostanza per suscitare emozioni nuove. Un passato vissuto in un luogo, spazio e tempo diverso che ritorna nel presente in un posto completamente diverso e ci riporta indietro nelle sensazioni vissute ma nuovamente percepibili con stupore e sorpresa.

“Cambiano il luoghi, i tempi… ma ritornano sempre i tuoi bambini rubati, le madri spiate, le installazioni di panni, i colori acidi e brillanti, i bianconeri nebbiosi, i vetri e i riflessi, i corpi accennati e intravisti, i tuoi circhi, o meglio, i tuoi teatri… o, come li chiamo io: i tuoi presepi” (andata e ritorno/dialoghi).

Panni: Montevideo, Uruguay, 2004
Panni: Mombaroccio, Italia, 2003

Ma si sa, nella vita tutto ritorna, la prova tangibile è nel racconto di Elisa che attraverso i suoi scatti parla di un insolito “Andata e ritorno”. Un Ritorno che non vuol dire ripercorrere la strada fino al punto di partenza… “si va lontani per ritrovarsi, non per perdersi”.  La metafora è una spirale attraverso cui tutto “procede ritornando” ma correndo, senza un punto di incontro.

Madri: Pesaro, Italia, 2011
Madri: Montevideo, Uruguay, 2005

Dalle associazioni volute dall’autrice nascono differenti sensazioni, percepite da chi ha visitato la mostra: nascono in tal modo nuovi spunti di narrazione. Ciascuno lascia traccia del proprio in quel vissuto emotivo. Tutto diventa magicamente motivo di condivisione e senso di appartenenza. Ma l’esposizione ha avuto un inserto speciale rappresentato da ritratti particolari, quasi da esperimento che riporta il titolo “Intercity Notte”, realizzati da Elisa Di Domenicantonio nel 2015 durante viaggi da pendolare. Sono state scattate attraverso le tendine di un treno Intercity. Attratta dalle luci che trasparivano alle prime luci del giorno, si è lasciata sopraffare dalle albe e dai giochi di luci e ombre che ne scaturivano bloccando il momento, l’istante! Il risultato è un effetto optical con geometrie e texture di motivi che si ripetono sulla superficie. “Una dimensione altra, in cui la prima impressione retinica, è quella di vivere immersi in una proiezione spazio-temporale” (Lorenzo Fiorucci).

Intercity Notte, 2015
Intercity Notte, 2015

La riflessione finale riporta una consapevolezza: quella di non dover mai smettere di farci sorprendere da ciò che ci circonda. Mai smettere di avere coraggio di sperimentare e di farsi travolgere da sensazioni anche sconosciute per poi trasmetterle agli altri, ma non in maniera distratta ma con consapevolezza.

di Barbara Rotundo – Fotografie di Elisa Di Domenicantonio

Barbara Rotundo

Barbara Rotundo