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Da Michelangelo a Richard Dean Hughes, «per un’archeologia mutevole dell’esperienza vissuta»

«Parlare dello stato dell’arte» – evidenzia Judith Butler – «significa riflettere sulle sue condizioni, lo stato in cui si trova […] forse si potrebbe dire che lo stato dell’arte è la sua situazione, i dilemmi che affronta, persino le contraddizioni che lo affliggono». (Butler; 2024)

Michelangelo Buonarroti, Pietà Bandini, 1550-1555, Firenze, Museo dell’Opera del duomo – Fotografia di Benjamin Núñez Gonzalez via Wikimedia Commons
Michelangelo Buonarroti, Pietà Bandini, 1550-1555, Firenze, Museo dell’Opera del duomo – Fotografia di Benjamin Núñez Gonzalez via Wikimedia Commons

Per poter ben figurare alla mente quelle che furono le fasi realizzative di un possibile monumento alla memoria di notevoli proporzioni, è necessario far ritorno agli anni della vecchiaia del sommo maestro Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564). Tra fragilità umana e tenacia, sprazzi di luce fioca e un tenebroso sentimento di morte, il maestro mirava, ancora una volta, alla restituzione di un gruppo scultoreo maestoso: ben quattro figure solenni, rubate in blocco al sogno del marmo.

Michelangelo Buonarroti, Pietà Bandini, 1550-1555, Firenze, Museo dell’Opera del duomo – Fotografia di Benjamin Núñez Gonzalez via Wikimedia Commons

La cosiddetta Pietà Bandini (1550-1555), nasce dall’esigenza di celebrare la vita, oltre ogni paura dell’ignoto e della morte. Il Cristo, stretto nell’abbraccio del compianto della Vergine, di Nicodemo e Maria Maddalena, si mostra in tutta la maestosità, umana e precaria, di un corpo morto ma altrettanto tenace nella sua speranza di un trapasso necessario.

Michelangelo Buonarroti, Pietà Bandini, 1550-1555, Firenze, Museo dell’Opera del duomo – Fotografia di Francesco Bini via Wikimedia Commons
Michelangelo Buonarroti, Pietà Bandini, 1550-1555, Firenze, Museo dell’Opera del duomo  Fotografia di Marie-Lan Nguyen via Wikimedia Commons

Il gruppo scultoreo, danneggiato tanto dalla presenza di una venatura di silicio nella materia quanto dalle martellate della disperazione di un genio segnato dagli incubi e dagli anni, torna in veste di aneddoto anche nell’opera somma, Le Vite (1550), di Giorgio Vasari. L’intellettuale aretino narra, infatti, di aver incontrato e sostenuto un accorato colloquio notturno con il Buonarroti proprio all’ombra dell’opera struggente a cui, tra mille difficoltà, il maestro stava ardentemente lavorando. Alla luce fioca di una candela, il genio fiorentino confidò al Vasari: «Io sono tanto vecchio, che spesso la morte mi tira per la cappa, perché io vada a seco, e questa mia persona cascherà un dì come questa lucerna, e sarà spento il lume della vita». (Vasari; 1550)

Richard Dean Hughes, Embering (dettaglio), 2025 – Fotografia: courtesy of the artist and Xxijra Hii Gallery in London. Ph. Corey Bartle-Sanderson

All’ombra di una notte illuminata dalla forza di quella candela, sembra essere tornato l’artista contemporaneo Richard Dean Hughes (Manchester, 1987), che rielaborando idealmente la portata del tocco della luce per l’arte, oggi restituisce la potente estetica musicata di un’opera meravigliosa, perché umana. Come ha ricordato l’artista in persona: «Sono interessato all’incrocio di spazi che prende forma nella mia progettualità scultorea; tutto ciò per mezzo dell’impiego della luce e dell’immagine, che si pongono come una sorta di portale in cui i motivi e gli oggetti possono entrare o uscire. La spinta e la trazione tra l’immagine […] e l’oggetto sembrano rendere la scultura un memoriale».

Richard Dean Hughes, I Don’t Know Clouds at All (dettaglio), 2025 – Fotografia: courtesy of the artist and Xxijra Hii Gallery in London. Ph. Corey Bartle-Sanderson

Il progetto a carattere installativo Embering (2025), oscillando tra memoria e precarietà dell’esistenza umana, fa approdo alla portata della luce (una lampadina pronta a mutar colore) per scardinare posizioni date e certezze di un orizzonte meccanico e sempre più automatizzato. Il legno impiegato, con la gran qualità e portata del suo simbolismo archetipico, sposa alla perfezione la possibilità di un pianoforte e, così, la diretta emozione di una musicalità recondita. All’interno del white cube prescelto, l’incontro con l’opera si fa curiosità, ragionamento, finanche scardinamento.

Richard Dean Hughes, Embering (dettaglio), 2025 – Fotografia: courtesy of the artist and Xxijra Hii Gallery in London. Ph. Corey Bartle-Sanderson

Contando saldamente sulle potenzialità dell’estraneazione, il giovane artista inglese è da tempo impegnato nella realizzazione di eventi espositivi, che traghettano un’atmosfera in cui a far da padrone è la possibilità del riflettere oltre la superficie. Armonia, innesto e stupore interrogano un presente per l’arte, che possa essere un salto per nutrire occhi affamati e sempre nuovi: «Per me è interessante la sensazione, positiva o negativa, che si attiva ogni qualvolta si realizza che la storia sembra sempre più profonda del presente; è in qualche modo questa sensazione, o questa illusione, che cerco di incorporare nelle mie opere».

Richard Dean Hughes, Embering (dettaglio), 2025 – Fotografia: courtesy of the artist and Xxijra Hii Gallery in London. Ph. Corey Bartle-Sanderson

Tra luglio e agosto 2025, la sede londinese della Xxijra Hii Gallery ha ospitato una personale dell’artista Richard Dean Hughes dal titolo Choice Dirt. Ulteriori fotografie dell’esposizione e delle opere presentate sono disponibili alla pagina ufficiale della galleria.

di Floriana Savino

Immagine in copertina: Richard Dean Hughes, Embering (dettaglio), 2025 –  Photo courtesy of the artist and Xxijra Hii Gallery in London. Ph. Corey Bartle-Sanderson

 

Autore

  • Laureatasi con lode in Arti Visive, è docente di Storia dell’Arte Moderna e Storia della Stampa e dell’Editoria per la LABA di Rimini, di Linguaggi dell’Arte Contemporanea e Storia dell’Arte Moderna per l’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Alterna l’interesse per l’espressione artistica alla continua ricerca in ambito architettonico e antropologico-culturale. Attualmente collabora con testate indipendenti e riviste accademiche, che indagano le forme dell’abitare in stretto sodalizio con arte, a...

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