Vai al contenuto

Editoriale 19/MMXXV

Custode di una cultura antichissima, il Giappone è uno di quei pochi paesi al mondo dove davvero è facile scorgere l’armonia tra la tradizione e l’innovazione, in un rapporto che non crea contrasti tra la proiezione verso il futuro e l’esigenza, assai sentita dai giapponesi, di mantenere viva la memoria della propria cultura, dei propri riti. Antico e moderno, lentezza e velocità. Tutto qui convive con naturalezza per cui non è difficile imbattersi in giovani vestiti all’ultima moda fermarsi nei templi per accendere un incenso; né è improbabile passeggiare tra le strade di una metropoli come Tokyo e trovarsi improvvisamente di fronte un cimitero o un luogo di culto che emergono in mezzo a grattacieli che sfiorano il cielo. Un tempo antico, quello del Giappone, che sembra respirare ancora nella dimensione avveniristica delle sue città, ancorché sia il paesaggio rurale, con i suoi villaggi, a disvelare la vera anima del Sol Levante, laddove la vita scorre con la più sorprendente semplicità, scandita da ritmi imposti dalle tradizioni millenarie e dalla natura. Masaru Ibuka, imprenditore e scrittore nipponico nonché fondatore della Sony, diceva: «Noi giapponesi ci godiamo i piccoli piaceri, non le stravaganze».

Marta Ceccon, con la sua fotografia di paesaggio, ci offre uno strumento di espressione profonda in cui il viaggio – in questo caso attraverso il Giappone – diventa un’esperienza di cura in cui perdersi per ritrovarsi.

di Fabio Lagonia

Autore